Lonard Michaels.
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Il club degli uomini.
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Titolo originale: The Men's Club.
Traduzione di: Katia Bagnoli.
2018 Giulio Einaudi Editore, Torino.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una sola notte, sette uomini, per una volta
lontani da mogli e amanti, ciascuno con la sua storia
da raccontare. Uno spunto del genere, in mano
a uno dei grandi maestri segreti della narrativa
americana, diventa un romanzo commovente e ironico,
romantico e buffo, provocatorio e umanissimo.
Insomma, indimenticabile.
Uscito per la prima volta nel 1981, Il club degli uomini
oggi pi che mai appare per quel che : il romanzo
definitivo e attualissimo sull'identit maschile.
 Le donne volevano parlare di rabbia,
di identit, di politica, eccetera.
Siamo alla fine degli anni Settanta e le
donne, be', le donne parlano. Si riuniscono
in collettivi e gruppi. Si organizzano.
Si incazzano. E gli uomini, che fanno gli
uomini quando sono tra loro, da soli? Per
le donne resta un mistero, ma forse un
po' anche per gli uomini, almeno a giudicare
dalle perplessit del narratore quando
Cavanaugh, un uomo di successo, senza
crepe, lo invita a unirsi a una normale
occasione sociale al di fuori del lavoro e
del matrimonio. E finisce cos una sera
nella taverna di uno sconosciuto, insieme
ad altri sei, tutti non pi giovani ma certo
non ancora vecchi. Ognuno di loro ha un
passato non abbastanza lontano per essere
davvero dimenticato. Ognuno ha il ricordo
di una donna posseduta come non
si  posseduta nessun'altra. Ognuno ha
perso qualcosa che teme di non poter trovare
mai pi. Ognuno sente il bisogno di
confessare il proprio fallimento.
Nonostante sia stato uno scrittore tutto
sommato poco prolifico, gi in vita Lonard
Michaels era stato accostato ai grandi
maestri della tradizione ebraica suoi
contemporanei o poco pi vecchi, come
Saul Bellow, Bernard Malamud, Norman
Mailer e Philip Roth.
Michaels aveva un dono: ogni cosa che
scriveva prendeva vita. La profondit con
cui sapeva esplorare il cuore degli uomini,
la sicurezza con cui si muoveva negli
ambigui territori delle relazioni sentimentali,
il controllo magistrale che aveva
di ogni elemento della scrittura, ne hanno
fatto l'oggetto, negli Stati Uniti, di un
culto tanto profondo quanto diffuso anche
a quindici anni dalla morte (avvenuta nel 2003).
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L'AUTORE.
Lonard Michaels nacque a New York nel 1933. E stato autore
di cinque raccolte di racconti e di due romanzi: Sylvia, ispirato
alla storia vera della sua relazione con la prima moglie, e Il club
degli uomini (1981), da cui fu tratto un film con Roy Scheider
e Harvey Keitel. Michaels  morto nel 2003.
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ALCUNI GIUDIZI.
Cechov e Kafka, dopo essersi rivolti a Chaucer, avrebbero potuto scrivere un libro del genere.
The New York Times.

Un Grande Freddo fra estranei che si riuniscono per raccontarsi le proprie inettitudini sentimentali. Attraverso la forma del romanzo, Lonard Michaels
compone un esilarante trattato sulla banalit del maschile a costante rischio di misoginia, che nel ridicolo trova la sua tenerezza.
Diego De Silva.

In tutta la sua carriera Lonard Michaels non ha scritto una sola frase noiosa.
The Boston Globe.
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A Brenda.
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Uno.
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Le donne volevano parlare di rabbia, di identit, di politica
eccetera. In giro per Berkeley vedevo manifesti che
le esortavano a unirsi a questo o quel gruppo. Vedevo le
loro leader in televisione. Facce forti, capaci di esprimersi.
Perci quando Cavanaugh mi telefon per invitarmi a
entrare in un club di uomini, mi misi a ridere. Lentamente,
senza ridere, lui ripet l'invito. Era alto due metri e
dieci, e nella sua voce si sentivano sia l'altezza che il peso.
Lui e alcuni amici suoi volevano fondare un club. - Una
normale occasione sociale al di fuori del lavoro e della vita
coniugale. Niente a che vedere con i gruppi femministi
Uno degli interessati era un fiscalista, un altro avvocato.
C'erano anche un professore universitario come me e due
psicoterapeuti. Gente solida. Pensai che ci potesse essere
qualcosa di buono in un club di soli uomini, una normale
occasione sociale, e che avrei dovuto accettare senza indugio,
eppure qualcosa, dentro di me, opponeva resistenza.
La prospettiva di uscire di casa dopo cena per incontrare
qualcuno. A quell'ora il sangue  denso, il cervello rallentato.
E poi questa idea di un club non era stucchevole? Come
se si volesse tornare ai tempi del liceo. Agli scherzi negli
spogliatoi. Ragazzi nudi dopo la doccia che si colpivano
sui genitali con gli asciugamani. C'era una nota stonata.
A essere sciaguratamente sincero, qualsiasi possibilit di
relazione sociale che esulasse da moglie, figli e lavoro mi
sembrava una forma di adulterio. Non proprio criminosa,
ma nemmeno legittima.
- Cavanaugh, non vado pi neanche al cinema.
- Ti sto parlando di un club di uomini. Buona compagnia.
E tu mi parli di gruppi femministi. Di cinema. Mi
stai ascoltando o no?
- Lo squillo del telefono mi sembra un attacco alla mia
incolumit. Vado in confusione. Ripeti un po'.
- Stammi a sentire. Sei uno dei miei migliori amici.
Abiti a meno di un miglio da me e ci vediamo quanto? Tre
volte all'anno? Quand' stata l'ultima volta che abbiamo
parlato? Tu e io, parlato veramente, intendo?
- Pi di un mese di lavoro all'anno se ne va soltanto per
pagare le tasse. L'amicizia  un lusso. Te la puoi permettere
solo se sei cos povero che non ha nessuna importanza
come passi il tempo.
- Un club di uomini. Buona compagnia.
- Ho capito.
In realt stavo pensando alla buona compagnia. Alcuni
dei miei colleghi sposati avevano relazioni amorose, di
solito con studentesse. Si potevano anche definire normali
occasioni sociali. Complete di caos emotivo. Gonorrea.
Sensi di colpa, persino. In un club maschile se la sarebbero
passata meglio.
- Che ne dici? Contiamo su di te?
- Vengo al primo incontro. Non ti prometto nient'altro.
Sono molto preso.
- S, s, - disse Cavanaugh, e mi diede un indirizzo
nella zona residenziale di Berkeley. Ci abitava un certo
Harry Kramer. Dovevo cercare una staccionata di legno
di sequoia e dei pini.
La sera stabilita dissi a mia moglie che non sarei tornato
tardi. Sicuramente entro mezzanotte. Il giorno dopo
avevo lezione. - Porta fuori la spazzatura, - disse lei. Il
grosso sacco appiccicoso mi sembr poco propizio, e infatti
in un attimo mi ritrovai le mani che sapevano di tonno
in scatola. Dopo cinque minuti d'auto individuai la casa.
La facciata, coperta d'edera, sembrava rimuginare in
una folle solitudine. Quando bussai non rispose nessuno,
ma sentendo delle voci provenire dall'interno impugnai
la maniglia di ferro battuto, spinsi ed entrai in un grande
salotto alla Berkeley che ospitava gi cinque uomini. Notai
subito le pareti rivestite di legno e i vasi di felci appesi
alle travi a vista. Sui davanzali delle finestre c'erano altre
piante. Nell'angolo in fondo un alberello in vaso con
un'aria secca, zitellesca. Le foglie in cima erano gialle e
nervose. Vidi ceramiche, ciotole sui tavolini e piatti appesi
alle pareti accanto a grandi acrilici, dipinti astratti del genere
viscere luccicanti sparse sul banco di una macelleria.
C'era anche un tappeto assurdo, ma non ebbi il tempo di
metterlo bene a fuoco perch un uomo si era alzato da un
cuscino, e veniva verso di me sorridendo.
- Ho bussato, - dissi.
- Vieni, entra. Sono Harry Kramer.
- Io sono un amico di Cavanaugh.
- E chi non lo ?
- Davvero, - dissi io con l'intonazione losangelina che
suggerisce un'idea di empatia, pi che di stupore. La sfumatura
non sfugg a Kramer, che mi guard come se fossi
un potenziale fratello.
Aveva folti capelli scuri dallo stile ben definito, con la
scriminatura nel mezzo e abbastanza lunghi da girare dietro
le orecchie in un modo che un tempo era tipico delle
bambine. La pettinatura femminile era contraddetta dalla
forza oscura degli occhi, dalla stretta di mano a morsa
e dagli avambracci tatuati. Un serpente alato azzurro. Un
pugnale azzurro fra rose rosse. Quei tatuaggi erano testimonianze
di una vita precedente, pensai, e tuttavia lui aveva
arrotolato le maniche fino ai gomiti. Difficile mettere
in relazione quell'uomo con il suo tappeto, che si rivel
spugnoso e arancione quando lo guardai, con la sensazione
di sprofondare e rimbalzare, mentre Kramer mi accompagnava
dagli altri ospiti. Via via che stringevo mani, facevo cenni
di saluto, mi presentavo, di ognuno dei presenti
coglievo un lampo complesso - occhi, mano, nome -
ma fra di loro uno colp la mia attenzione. Spiccava, e lo
sentii immediatamente pi simile a me degli altri. Solly
Berliner. Alto, magro, con un completo. Capelli candidi
e negli occhi una grande luce verdastra. La faccia di
un neonato sorpreso dalla senilit. L'abito che indossava
era di poliestere grigio, un classico dello stile trasandato.
Kramer mi lasci con lui accanto all'alberello in vaso,
con una birra in mano. Un uomo sul metro e settanta
arriv sparato da noi. - Ne volete? - Teneva sul palmo
due spinelli di marijuana scuri, con le cartine lucide di
saliva. Io declinai l'offerta. Berliner invece disse: - Grazie,
grazie, - con un tono di gratitudine inquietante, e li
prese tutti e due. Ridemmo. Poi lui rimise uno dei due
spinelli sul palmo dell'uomo, che girandosi verso gli altri
chiese: - Nessuno ne vuole?
Dopo lo scherzo il suono della voce di Berliner indugi
nell'aria: forte, impulsivo. Pu darsi che si sentisse a disagio.
Fuori dal suo ambiente naturale. Non riuscivo a immaginare
quale potesse essere, il suo ambiente naturale. Lui
mandava segnali confusi. Quell'abito non era da Berkeley.
Gli occhi erano mondi di sensazioni. La parlata veloce
fluiva nervosa. Forse era il salotto a fargli effetto. Un club
maschile sarebbe sembrato pi vero e appropriato se fosse
stato organizzato altrove. Dove, per esempio? In una gelida
spelonca? Immaginai che fosse la moglie di Kramer,
mandata in esilio per la serata, a coltivare le piante e ad
aver scelto il tappeto arancione e il tessuto a leziosi disegni
floreali di poltrone e divani. Idee di felicit. Io e Berliner
ce ne stavamo l in piedi come se quei velluti pesanti, in
tutte le tonalit del beige, non potessero essere violati dai
nostri deretani. Era il salotto di una donna, e allora? Lo
scopo del club era di stare fra uomini, non di preoccuparsi
delle donne. Mi girai verso Berliner e gli chiesi di cosa si
occupasse.
- Immobili, - rispose con un sorriso feroce, come se
quello immobiliare fosse il campo dove agivano le personalit
pi estreme. I selvaggi. - Sono venuto da San Jos
Parlando si dava delle rapide scrollatine, come se dovesse
sistemarsi le vertebre. I suoi occhi, dopo due tiri di spinello,
erano colmi di verde lontananza. Stava gi rientrando
in macchina a San Jos, pensai. Poi disse: - Devi scusarmi,
ma un momento fa, quando Kramer ci ha presentati,
ho avuto uno strano pensiero.
- Ah si?
Torn a guardarmi con un'espressione che avevo gi
visto, nella vita. Era il segnale del tuffo californiano nella
verit.
- Spero che non ti dia fastidio. Ho pensato...
Aspettai.
- Oh, lasciamo perdere.
- No, di' pure, ti prego. Cos'hai pensato?
- Ho pensato che avessi una gamba offesa.
- Ah s?
- S. Invece non ce l'hai. Non  strano?
- Cosa? Che non abbia una gamba offesa?
- S, ho pensato che avessi una gamba malridotta. Tipo
offesa.
Mossi le gambe avanti e indietro. Per me stesso, non per
lui. Lui aveva lo sguardo perso in disumane profondit e,
nonostante tutto, pareva poco convinto. Poi disse: - Io ne
ho quarantasette.
- Sembri molto pi giovane Era la verit, bench,
con quei capelli candidi, sembrasse allo stesso tempo anche
pi anziano.
- Mi tengo in forma, - rispose lui, con il fumo dello
spinello che gli usciva dalle narici. - Nessun altro, - aggiunse,
risucchiando il fumo attraverso crepitanti strati di
muco, - nessun altro qui dentro ne ha quarantasette. Sono
il pi vecchio. Ho chiesto.
Sembr sul punto di soffocare, poi lasci uscire di nuovo
il fumo, una lama sottile fra le labbra strette. - Kramer
ne ha trentotto.
Mi domandai se mai conversazione fosse stata pi simile
a un'esperienza sanitaria, con quell'abbondanza di gas
e muco. - Sono sempre il pi vecchio. Fin da quando ero
piccolo -. Ridacchi e accentu l'intensit dello sguardo,
in attesa che io confessassi qualcosa a mia volta. Ridacchiai
affabilmente. A quel punto si apr la porta ed entr
Cavanaugh.
- Con permesso, - dissi, in un tono che sottintendeva
il rammarico, ma allontanandomi svelto.
Il mio amico Cavanaugh - un bell'uomo grande e grosso
- aveva il carisma di un eroe. Era stato un giocatore
professionista di pallacanestro. Adesso lavorava all'universit,
dove si occupava di programmi speciali e questioni di
regole e finanziamenti. Dalle nove alle cinque, in giacca e
cravatta. Ricordarlo nel suo lavoro precedente, con le ampie
spalle nude e le gambe che si alzavano in volo nell'aria,
metteva tristezza. Nei ristoranti e negli aeroporti la gente
gli chiedeva ancora l'autografo.
Con un uomo imponente nella stanza le cose sembrarono
subito pi naturali e pi sane. Kramer lo intercett per
primo. Si scambiarono delle pacche sulle braccia, ridendo,
compiaciuti di quello che sentivano sotto le mani. Roba solida.
Vera. Io guardavo, e intanto pensavo a quante volte
avevo guardato Cavanaugh. Fin dall'universit, in effetti,
quando era diventato famoso. Vederlo smarcarsi e andare a
canestro era una specie di miracolo della giustizia. In abiti
civili disorientava un po'. Specialmente per via dell'orologio
d'oro, con un cinturino intricato. Una manetta simbolica.
Segno della sua sottomissione a una vita normale.
Non si smarcava pi. Una volta aveva detto: Non voglio
che i miei figli diventino come me, con il collo pi grande
della testa. Voleva che i suoi figli portassero la giacca e
l'orologio d'oro.
Smise di battere pacche sulle braccia di Kramer, il quale
invece continu a toccarlo con l'aria di chi sta per farsela
addosso dall'emozione. La gente va pazza per gli atleti.
Dove altro si pu assistere, di questi tempi, alla rappresentazione
del mito? Immagini d'impeccabile eccellenza.
Ero contagiato dall'entusiasmo di Kramer, e un po' stordito
dalla presenza di Cavanaugh. Quando Kramer and a
prendergli una birra, riuscimmo a stringerci la mano. - Non
credevo che saresti venuto, - disse. Il suo era un sorriso
canzonatorio.
- Non  tanto facile uscire di casa. Solo tu mi potevi
trascinare qui.
- Basta aprire la porta e uscire.
- Non parlarmene.
- Sono contento di averti convinto. Non  successo
ancora niente? Sono un po' in ritardo perch Sarah trova
che l'idea del club sia sbagliata. Che la mia presenza qua
sia sbagliata. A cena abbiamo litigato. Forse in effetti non
 facile, - disse abbassando la voce, e guard l'ora, accigliandosi
come se il quadrante dell'orologio fosse la sua
mente. Quando Kramer arriv con la birra, cominci a
squillare il telefono.
- Torno subito, - disse, girandosi verso gli squilli.
L'aggettivo sbagliata detto da Sarah mi sembrava sbagliato.
Se c'era qualcosa di sbagliato in Cavanaugh, allora
c'era qualcosa di sbagliato anche nell'universo. Gli uomini
lo capivano. Quando aveva avuto bisogno di un mutuo per
l'acquisto della casa, la banca glielo aveva concesso senza
problemi. Si capiva subito che si poteva fargli credito: era
alto due metri e dieci e faceva cento metri in dieci secondi.
Essendo un uomo, l'impiegato dell'ufficio prestiti lo
aveva riconosciuto, e non aveva perso tempo a chiedergli
del recente divorzio e degli alimenti che doveva pagare.
Club maschili. Gruppi femministi. Definizioni che fanno
pensare a malattie incurabili. Mi venne in mente Socrate:
il fatto che erano i suoi discepoli ad adorarlo, non
la moglie. E Karl Marx, sempre in giro con Engels mentre
Jenny stava a casa coi bambini. Poteva darsi che gli uomini
giocassero di pi delle donne. Paragonato a un gruppo
femminista, un club maschile era un gioco. Frivolo; virtualmente
offensivo. Escludeva le donne. Forse i miei pensieri
giravano in tondo. Un club maschile non escludeva
le donne. Non escludeva nemmeno i canguri. Ammetteva
soltanto gli uomini. Mi immaginai mentre lo spiegavo a Sarah:
Vedi, agli uomini piace giocare. Non suonava convincente.
Sarah era una donna dalle opinioni decise e con
un carattere aggressivo. Era stato Cavanaugh a decidere
di abbandonare lo sport, ma io avevo dato la colpa a lei.
Lei lo voleva a casa. E il re era diventato un funzionario.
Da un'altra stanza Kramer grid: - Qualcuno di voi si
chiama Terry? C' sua moglie al telefono. Sta piangendo
Gridando ancora pi forte, come per essere sicuro che la
donna dall'altra parte della linea lo sentisse, chiese: - C'
qualcuno che si chiama Terry qui?
Nessuno ammise di chiamarsi Terry.
Sempre gridando, Kramer disse: - Terry non c'. Se si
fa vivo, gli dico di chiamarti immediatamente. No, non
me ne dimenticher.
Quando rientr in salotto, disse: - Ragazzi, siete sicuri
che nessuno di voi si chiami Terry?
- Siamo tutti Terry, - biascic Cavanaugh. - Lo inauguriamo
o no, questo club?
Ci sedemmo in cerchio, alcuni di noi sui cuscini sparsi
sul tappeto. Kramer cominci a parlare in tono lento e razionale.
Gli occhi neri gli rabbuiavano la faccia. Le sue parole,
a causa di quegli occhi, suonavano pi cupe e pesanti.
- Qual  lo scopo di questo club?
Far piangere le donne, pensai io. L'introduzione di Kramer
non era particolarmente brillante, ma lui aveva un'aria
cos profonda che mi astenni dal giudicare.
- Io e alcuni di voi, Solly Berliner, Paul, Cavanaugh,
ne abbiamo discusso un paio di settimane fa. E abbiamo
convenuto che sarebbe stata una buona idea.
Paul era il piccoletto con la marijuana; trasudava entusiasmo
dal viso e dalla voce. Dicendo il suo nome, Kramer
gli fece un cenno con la testa. Poi and avanti a parlare
della loro buona idea. Io avevo gi smesso di ascoltarlo.
Ero tornato con il pensiero alle donne. Rabbia, identit,
politica, diritti, ingiustizie. Le invidiavo. Nella nostra
societ essere privati di qualche diritto sembrava attraente.
La privazione di un diritto ti d un motivo per lottare,
fa di te una persona moralmente superiore, una persona
seria. Che cosa restava agli uomini, ormai? Avevano gi
tutto. Avevano bisogno di un club? Bastava vedere due uomini
insieme per pensare a un club. Prendiamo Damone
e Pizia, Huck e Jim, Amleto e Orazio. Conosciamo bene
l'elenco. Nemmeno il cavaliere solitario era davvero solo:
aveva l'indiano Tonto. Ci sono Gertrude Stein e Alice B.
Toklas,  vero, ma di solito due donne fanno pensare pi
che altro a pettegolezzi e baci di saluto. Kramer, che stava
ancora parlando, si era perso in un mare di scopi inesistenti.
Dissi: - Perch parli dei nostri presunti scopi? Limitiamoci
a dire quello che vogliamo fare e basta.
Lo avevo interrotto a met divagazione e me ne pentii,
rimpiangendo di non essere stato zitto, invece lui sembr
sollevato... un po' stupito ma per niente offeso. - Hai
qualche suggerimento?
Diedi una sbirciatina a Cavanaugh. Ero suo ospite e
non volevo metterlo in imbarazzo. Forse ero stato troppo
aggressivo, troppo impaziente. - Continua, - disse.
- Suggerisco che ciascuno di noi racconti la storia della
sua vita.
Nell'istante in cui pronunciai queste parole risi, come
se fosse una battuta. Cos'altro poteva essere? Non andavo
in giro a raccontare la storia della mia vita a degli estranei.
Forse vivevo in California da troppo tempo, o avevo tenuto
troppe conferenze all'universit; oppure avevo subito l'influenza
di Berliner ed ero diventato un tipo da confessioni
intime. Nessuno rise. Cavanaugh mi guardava con aria di
approvazione. Berliner sorrideva con una smorfia rigida e
feroce. La mia proposta gli piaceva un sacco. - Comincio
io, - disse Kramer.
- Davvero? L'idea ti piace?
- A ogni incontro toccher a uno di noi parlare. Ho
ascoltato il racconto di parecchie vite in questa stanza -.
Evidentemente Kramer era uno psicoterapeuta, per il salotto
sembrava poco adatto alla sua professione: con tutte
quelle piante, i colori, le opere d'arte. Esprimeva con violenza
richieste d'attenzione, eccitazione e una paura patologica
della noia.
- Mi far bene, - disse, - raccontare la storia della
mia vita, soprattutto in questo modo, fuori da un contesto
professionale. Sar una sfida. Voglio registrarla. Registrer
tutti.
Lo immaginai seduto fra le sue piante e le ceramiche che
ascoltava storie di vite altrui, con il registratore acceso, e
il viso cupo e i tatuaggi che presiedevano il tutto.
- Parliamoci e basta, Kramer. Niente registratori.
Con sgomento lo sentii gridare: - E perch no? Ho talmente
tanti discorsi registrati, di amici, clienti, amanti,
che non so nemmeno pi che cos'ho. Tanta di quella roba
che non me la ricordo pi.
Mi resi conto di aver toccato un tasto sensibile, eppure
mi sentii urlare in risposta a un uomo dall'aria furente e
persino pericolosa: - Se non la registrassi, te la ricorderesti.
Tutti risero, Kramer compreso. - Giusto, giusto, - disse.
Quella violenza mi aveva dato uno strano piacere. E
apprezzai Kramer perch aveva riso.
- Giustissimo. Devo prenderne nota, - disse.
- S, - disse Cavanaugh, - niente registratori. Ma voglio
capire meglio questa faccenda di raccontare la nostra vita.
- Sai com', - disse Berliner. - Come nei film di una
volta, quando la gente non faceva che parlare. Ingrid Bergman
che la racconta a Humphrey Bogart. Chi . Dove 
stata. E poi scopano.
Un biondino con un maglione celeste si protese sulla
sedia e quasi gridando disse: - L'ho visto. Sul Late Show,
vero? O no? - Sembrava giovane e straordinariamente
pulito. Portava un paio di scarpe da jogging rosso ciliegia,
calzoni di lino color crema, e aveva occhiali da vista con
la montatura di plastica trasparente.
Le facce di tutti i presenti si fecero di pietra. Lui si tir
indietro e disse: - Forse era un altro film.
Berliner gonfi le guance per lo stupore, poi emise inquietanti
versi di sofferenza: - Ehi, ma tu chi sei? - Stava
indicando il biondino. Kramer cercava di non ridere,
tenendosi le braccia strette intorno al petto. Il biondino
si irrigid e ritrovando un contegno rispose: - Harold -.
Le lacrime che gli erano spuntate negli occhi erano come
schegge di vetro.
- Oh, Harold, - disse Berliner, - questa  la storia della
mia vita. Mia madre ripeteva sempre: Solly Berliner,
perch non sei come Harold? Harold Himmel era il ragazzo
pi gentile e pi intelligente di Brooklyn.
- Io mi chiamo Harold Canterbury.
- Giusto. Chiedo scusa. Un attimo fa, mentre stavi parlando,
ho avuto uno strano pensiero, ho pensato - ti chiedo
ancora scusa - che avessi una mano offesa.
Harold alz le mani perch tutti potessero vederle.
Kramer disse: - Non dar retta a quel somaro, Harold.
Le tue mani sono a posto. Vado a prendere altre birre.
Cavanaugh lo segu in direzione della cucina dicendo:
- Non capisco cosa sia questa storia di raccontarsi la propria
vita.
- Adesso ti faccio vedere. Tu prendi le birre.
Cavanaugh torn con le birre e Kramer con un bauletto
di metallo che trascin in mezzo a noi facendo sbattere
il lucchetto. Poi si accovacci e cerc di aprirlo con la
chiave. Cominciarono a tremargli le mani. Cavanaugh gli
si inginocchi accanto. - Hai bisogno di aiuto? - Kramer
gli tese la piccola chiave, dicendo: - Fallo tu -. Cavanaugh
la infil nella toppa e il lucchetto si apr di scatto come se
avesse subito uno shock amoroso.
Kramer sollev il coperchio e poi torn sul cuscino, dove
si accese una sigaretta con mani tremanti. - Eccola qua,
la storia della mia vita -. La sua voce faticava a contenere
le emozioni. - Potete vedere tutti la mia roba, le cianfrusaglie.
Foto, diari, documenti di ogni tipo.
Se Kramer fosse uscito dalla stanza guardare sarebbe
stato pi facile; invece rimase seduto sul cuscino a fissare
il baule aperto, la sua vita. All'improvviso Paul si avvicin
muovendosi a quattro zampe, guard dentro e tir fuori
una manciata di fotografie che sparpagli sul tappeto.
Su ognuna c'era una scritta. Lesse ad alta voce: - Coney
Island, 1953, Tina. Veglione di Capodanno da Josephine,
1965. Holiday Inn, New Orleans, 1975, Gwen Guard
prima le foto e poi Kramer, sorridendo. - Tutte queste
foto nel baule sono di donne?
- Ho tantissime foto, - rispose Kramer con voce strozzata.
- C' il congedo della marina, il diploma del liceo, la
prima patente. Ci sono tutti i miei quaderni delle elementari,
persino gli esami di ortografia di terza. Ci saranno
circa venticinque penne stilografiche. Tutti i miei vecchi
passaporti. Li dentro c' tutto.
Paul annu senza smettere di sorridere. - Ma queste foto,
Kramer. Tutte donne?
- Ho avuto seicentoventidue donne.
- Forte! - grid Berliner, con l'anima che, dai grandi
occhi verdi, si slanciava verso Kramer come un cane in attesa
del segnale. Paul tir fuori nuove foto e le lasci cadere
fra le altre. Adesso erano un centinaio, donne in costume
da bagno, con il cappotto, in fogge anni Cinquanta,
anni Sessanta, anni Settanta. Spiriti dei decenni. Se la
storia la fanno gli uomini, le donne la indossano sul viso e
sul corpo. Grasse durante la Depressione; snelle negli anni
buoni. Comunque a me le donne di Kramer sembravano
sostanzialmente tutte uguali. Una poverina che aveva per
sempre tra i venti e i trent'anni. Su una spiaggia, appoggiata
a una ringhiera, a un albero, a un muro di mattoni,
con gli occhi socchiusi per difendersi dal sole mentre guardava
l'obiettivo. Un centinaio di frammenti, ciascuno dei
quali completo, se ti interessava esaminarlo con cura. Una
persona intera che avrebbe potuto dire come si chiamava.
Che forse amava Kramer. Vedere quegli occhi socchiusi
mi commuoveva.
Lui, con il suo taglio di capelli meticolosamente scolpito,
la sigaretta che tremolava fra le dita, aspettava. Nessuno
parl, nemmeno Berliner. Mentre scorrevo le fotografie,
mi vennero in mente gli esibizionisti. Guarda qua.
Il mio pacco.
Poi Berliner esclam: - Fantastico. Fantastico. Forza.
Parliamo tutti quanti delle nostre esperienze sessuali -. La
sua faccia si gir di qua e di l in cerca di incoraggiamento.
Come se non lo avesse neppure sentito, Kramer disse:
- Sono nato a Trenton, nel New Jersey. Mio padre era un
sindacalista. A quei tempi era un lavoro pericoloso; era comunista,
viveva per un ideale. Mia madre credeva a ogni
sua parola, per era sempre depressa. Se ne stava in camera
da letto, in vestaglia, a fumare. Non puliva mai la casa. A
sei anni facevo gi la spesa e cucinavo io, come se fossi la
madre di mia madre. Non ricordo neanche un minuto che
si possa chiamare infanzia. Ero la madre di mia madre. Ho
avuto una vita senza inizio, senza infanzia.
- Giusto, - disse Berliner. - L'infanzia l'hai avuta dopo.
Seicentoventidue madri. Dico bene?
- Le donne sono donne. Potrei averne altre seicento.
Non so dove sia mio padre, ma quando sento la parola lavoratori
o la parola lotta penso a lui. Se vedo un operaio
con il suo portapranzo, penso a mio padre che lotta.
Mia madre adesso vive a New York. Due volte all'anno
chiamo New York e mi viene l'emicrania. Un mal di testa
da non vederci pi. Mi viene la nausea. Mi basta sentire
il prefisso 212 e mi fanno male gli occhi.
Non avevo mai smesso di osservare Kramer, ma soltanto
in quel momento notai che i suoi occhi non erano in
asse: il destro sembrava leggermente strabico. Lui batteva
le palpebre e lo allineava con l'altro, ma dopo un po' cedeva.
Lo lasciava andare, batteva le palpebre, lo riallineava.
Parlava come uno che  in trance, compulsivamente, come
se cercasse di dirci qualcosa prima di essere sopraffatto dal
dubbio e dalla confusione.
- E Nancy? - chiese Cavanaugh.
- Nancy? - Sembrava che Kramer non sapesse bene
chi fosse Nancy.
- Nancy Kramer. Abita qui, no? Queste piante sono
sue, no? - Cavanaugh guardava le foto sul tappeto, non
le piante.
- Vuoi dire le donne? Che cosa pensa Nancy delle mie
donne?
- Esatto.
- Abbiamo un buon accordo. Anche Nancy se la spassa.
Tutto a posto. Le piante sono mie.
- Tue? - dissi io.
- S. Le adoro. Le ho registrate su nastro. Potrei farti
sentire il ficus l nell'angolo -. Kramer disse queste parole
con un'aria furbetta e suonata, come se cercasse di cambiare
l'atmosfera, di scherzarci su.
- Forte, Kramer, fortissimo, - disse Berliner. - Lo stesso
vale per me e mia moglie, nel senso che anche noi abbiamo
un accordo.
- Lascia parlare Kramer, - dissi io.
Kramer scosse la testa piegandosi verso Berliner. - Non
c' problema. Volevi aggiungere qualcosa, Solly?
Berliner si guardava le ginocchia come un ragazzino colto
in fallo. - Continua pure. Mi dispiace di averti interrotto.
Imitando Kramer, Cavanaugh si protese verso Berliner.
- Solly, ma tu non sei geloso quando tua moglie se la
fa con un altro?
- Geloso?
- S, geloso.
- No, amico mio. Sono un uomo liberato.
- Cosa cavolo significa? - chiesi.
Come se fosse la cosa pi ovvia, Berliner disse: - Non
provo niente.
- Essere un uomo liberato vuol dire non provare niente?
- S. Sono liberato.
Spalancando gli occhi deliziato, Canterbury si mise a
ripetere: - Non provi niente. Non provi niente Biondo
e snello, con gli occhi celesti. Si protese di nuovo in avanti
per parlare e poi si raddrizz in fretta, come se si fosse
spinto troppo oltre.
Berliner scroll le spalle. - Una volta qualcosa ho provato.
Accavallando ripetutamente le gambe, come se si dimenasse
nei suoi calzoni color crema, Canterbury disse:
- Raccontacelo, per favore. Raccontaci della volta in cui
hai provato qualcosa.
- Volete sentire tutti? - disse Berliner, guardando me.
- S, - dissi io.
La sua voce divent conciliante. - Eravamo andati a
fare un weekend in montagna con un'altra coppia. Una casetta
per sciatori dalle parti del lago Tahoe. La prima sera
dopo cena eravamo un po' brilli e qualcuno... forse io...
ebbene s, io ho proposto di scambiarci le mogli. L'idea
era stata mia, giusto? Cos lo facemmo. Niente di strano,
per noi non era la prima volta. Ma poi sentii mia moglie
che gemeva. La casetta era piccola. E anche quello non era
strano, per il fatto  che non si limitava a gemere, non so
se mi spiego. Gemeva con amore.
- Con amore? - chiese Kramer.
- S. Gemeva con amore. Ci dava dentro, insomma.
Non so se mi spiego. Stava facendo l'amore. L'avrei ammazzata.
Cavanaugh allung una mano e strinse il braccio a Berliner.
Berliner continu a sorridere scrutando con gli occhi
verdi i nostri volti, alla ricerca del significato di quanto
aveva detto.
-  questo che volevi sentire, Harold?
- Ti ha rovinato il weekend?
-  stato orribile. Mi si  ammosciato.
Berliner ricominci a ridacchiare. E sentii che anch'io
emettevo quel suono inquietante, uguale al suo.
-  stato orribile, orribile. Mi vergognavo. Sono corso
fuori dalla casetta e mi sono seduto su una roccia. Mia
moglie ha cominciato a chiamare dalla porta: Solly, Solly,
Solly Berliner. Poi  uscita ridendo e mi ha trovato. Le
ho mostrato cosa mi aveva fatto e lei ha detto che non era
colpa sua, che l'idea era stata mia. Allora l'ho picchiata dicendo
che anche quella era una mia idea. Lei si  messa a
piangere. Appena si  messa a piangere, mi  tornato duro.
- E dopo cos' successo? - chiese Kramer.
- Ma perch lo domandi, Kramer? - dissi io. - Lo sai
benissimo cos' successo dopo: lei ha picchiato lui e poi
hanno scopato,  un clich. Tu, piuttosto, finisci di raccontare
la tua storia. Dovresti andare fino in fondo.
Berliner, eccitato fino all'incoerenza, grid: - Ma cosa
diavolo vuoi saperne, sto raccontando quello che  successo
a me, a me, a me.
- D'accordo, d'accordo. E dopo che cosa  successo?
- Lei ha picchiato me e poi abbiamo scopato.
Cavanaugh picchi i pugni sul tappeto fino a quando
torn il silenzio. Poi disse: - Guardate Kramer -. Kramer
era accasciato, la faccia lunga, incupito, e guardava Cavanaugh
con aria vaga.
- Lasciamolo in pace, - disse Cavanaugh. Kramer sorrise
e si mise dritto, ma non protest. Cavanaugh continu:
- Magari ci vorr dire qualcos'altro pi tardi. Mi
piacerebbe sentire dell'infanzia che non ha avuto, per
mi pare che stasera si parli d'amore. Vi racconto una storia
d'amore, okay?
Dissi: - Kramer ci ha raccontato di essersi fatto seicento
donne. Berliner di aver fatto uno scambio di coppia, quindi
di aver picchiato sua moglie e di aver avuto un'erezione.
Tu questo lo chiami amore?
Cavanaugh mi guard senza espressione, come se gli
fossi diventato estraneo.
- Perch no?
- Oddio.
- Insomma, di che cosa vorresti sentir parlare? Di dentifricio
e deodoranti?
- Hai ragione, Cavanaugh. Mi arrendo. Scommetto
che la tua  la storia di quando al liceo ti sei fatto diecimila
ragazze pompon.
Cavanaugh fissava il punto del tappeto che aveva appena
preso a pugni. Il grande corpo era immobile, tutto in
lui stava mettendo ordine nei ricordi.
- Circa tre mesi dopo che ci eravamo sposati io e la
mia seconda moglie cominciammo a litigare. Brutte scenate.
Andavamo a letto odiandoci. Mesi interi senza sesso.
Non so chi dei due fosse pi infelice. Io guadagnavo
un mucchio di soldi giocando a pallacanestro e stavo pure
giocando bene. Le cose avrebbero dovuto andare bene anche
tra noi. Un matrimonio che funzionava. Nel bel mezzo
di una partita, mentre il pubblico mi acclamava, mi succedeva
di pensare che non era un granch di vita, perch a
casa mia non c'era amore. Ben presto in me ci fu soltanto
rabbia. Litigavo con i miei compagni di squadra, non riuscivo
a radermi senza tagliarmi la faccia, fumavo, ce l'avevo
con il mio corpo e volevo fargli del male. Quando dissi
a Sarah che me ne andavo, la sua risposta fu: Ottimo.
Voleva vivere da sola. Me ne andai e un amico mi ospit
fino a quando trovai un appartamento. Un giorno ero in
un minimarket che mettevo nel carrello tutto quel che capitava.
Volevo essere sicuro che nulla di ci di cui potevo
aver bisogno mi mancasse. E a un certo punto noto questa
donna che mi segue spingendo il carrello su e gi per
le corsie e intanto ridacchia. Sapevo che stava ridendo di
me. Quando arrivo alla cassa, lei era dietro di me e rideva
ancora. E all'improvviso, con un tono molto dolce e incuriosito,
dice: Devi avere una station wagon nel parcheggio.
Ho un pickup, - dico io. - Ti serve un passaggio?
Un uomo che compra tutta quella roba, deve aver pensato,
ha famiglia. Non  pericoloso chiedergli un passaggio.
Lei non aveva la macchina. La accompagnai e le portai la
spesa su a casa. Seduto sul pavimento c'era un bambino
che guardava la TV. Lei ci present, mi offr da bere e andammo
a parlare in un'altra stanza. Il bambino badava a se
stesso. Come nella storia di Kramer. Si prepar la cena da
solo e si fece il bagno. Poi and a letto. Ma sua madre non
era depressa come quella di Kramer: rideva, mi stuzzicava
e faceva un sacco di domande. Parlai di me per cinque o
sei ore. Intorno a mezzanotte cenammo e alle quattro del
mattino mi svegliai nel suo letto pensando alla tonnellata
di spesa che stava marcendo nel pickup. Ma non era stato
quello a svegliarmi: era stata la voglia di tornare a casa
mia. Non avevo lasciato una donna per andare a dormire
da un'altra. Non era per questo che avevo piantato mia
moglie. Volevo tornare nel mio appartamento, nel mio
letto. Non capivo che cosa ci stessi facendo nel letto di
quella donna. Mi alzai, mi rivestii e me ne andai. Mentre
stavo per mettere in moto, lei arriva correndo al finestrino
del pickup, nuda. Dove vai a quest'ora? Le risposi
che volevo tornare a casa. Okay, - dice lei, - vengo con
te. Le dissi che era meglio di no e che l'avrei chiamata.
Okay, risponde lei, e con un sorriso mi augura la buonanotte.
Era identica al bambino. Oppure lui era identico a
lei. Tranquilla. Okay, buonanotte. Non pensavo davvero
di chiamarla. Ecco, questa  la mia storia. Mi svegliai che
era gi pomeriggio. Mi piaceva svegliarmi da solo, per
avevo una sensazione strana. Mi mancava qualcosa. Poi mi
torn in mente la donna e capii cosa mi mancava. Volevo
telefonarle. Allora mi avvicinai al telefono e mi resi conto
di non avere il suo numero. Non sapevo nemmeno come
si chiamasse. Feci la doccia, mi vestii e smisi di pensare a
lei. Uscii per una commissione. Non sapevo quale. Anche
se a casa avevo tutto quello che poteva servirmi, mi misi
al volante e puntai immediatamente verso il minimarket,
come se il pickup avesse una mente sua. Io mi limitavo a
tenere il volante. Non andai oltre il supermercato, perch
non ricordavo dove viveva la donna. Ricordavo di essere
uscito con lei e di essermi diretto verso la baia, nient'altro.
Gira a destra, gira a sinistra, diritto, diceva lei, ma io non
avevo fatto caso ai nomi delle strade n ad altro. Il desiderio
di rivederla diventava sempre pi intenso. L'indomani
tornai al minimarket e rimasi un po' nel parcheggio.
Ci andai tutti i giorni per una settimana, a orari diversi.
Mi sembrava di ricordare com'era mentre mi parlava al
finestrino del pickup, come sorrideva e diceva okay. Volevo
rivederla con tutto me stesso. Per non ero sicuro che
incontrandola per strada l'avrei riconosciuta. Portava dei
cerchi d'oro alle orecchie, un paio di jeans e i sandali. E
se l'avessi incontrata in gonna e tacchi alti? Ad ogni modo
non la vidi mai pi.
Cavanaugh tacque. Era evidente che non aveva pi
niente da dire, ma Kramer gli chiese: - Tutta qui la tua
storia?
- S -. Cavanaugh si appoggi al divano e ci guard.
- Sarebbe la tua storia d'amore? - chiesi io.
- Esatto. Mi sono innamorato di una donna che il giorno
dopo non sono stato in grado di ritrovare. E magari
abitava dietro l'angolo.
- Ne sei ancora innamorato? - chiese Paul con un tremendo
garbo nella voce e il corpo minuto in una posa che
esprimeva tenerezza e tensione.
Cavanaugh gli sorrise con occhi malinconici. Tutto nel
suo viso e nel suo grosso corpo suggeriva l'idea che il destino
lo avesse umiliato.
- Non pu essere, - disse Paul. - Non  possibile che
finisca cos.
- Finisce cos.
- Cavanaugh, - disse Paul, - ti conosco da anni. Perch
non mi hai mai raccontato questa storia?
- Forse non sono sicuro che sia successa.
- Ma ci sei tornato al supermercato?
- E con questo?
- Secondo Paul, - spiegai, - se l'hai cercata vuol dire
che  successo.
- La cerco ancora. Tutte le volte che Sarah mi manda
a fare la spesa non sa il rischio che corre.
- Cavanaugh, - gli dissi, - secondo te, l'hai mai incontrata
per strada senza riconoscerla mentre lei ha riconosciuto
te? Perch una volta a me  successo. Una donna mi
ha fermato e ha detto: Ciao, e visto che me ne stavo li a
fissarla come uno scemo ha girato i tacchi e se n' andata.
Mi aveva riconosciuto.
- Chiunque riconoscerebbe Cavanaugh, - disse Kramer. - Per via
delle foto sui giornali.
- Ehi, - disse Berliner. - Mi  venuta un'idea. Possiamo
metterci a cercarla tutti. Cosa ne pensate?
- Ma piantala, - disse Paul.
- Perch tutti mi dicono di piantarla? Sono venuto fin
qui da San Jos e tutti non fanno che dirmi di piantarla -.
Berliner sospir con aria filosofica. Aveva capito l'essenza
della vita. - Cercare la donna di Cavanaugh. A me sembra
una buona idea. Anzi, ne ho una migliore. Cavanaugh, di
un'occhiata alle foto di Kramer.
- Non era una di loro. Era una regina.
- Una regina? - grid Kramer. - Le mie donne hanno
nome e cognome. Tu come la chiamavi? Regina?
- Scusami, Kramer. Calmati. Hai forse paura che ti abbia
cagato nell'harem?
- Lasciate parlare me, - dissi io. - Voglio raccontarvi
una storia d'amore.
- Fantastico, - disse Berliner. - Tutti zitti, voi. Forza,
cantaci il tuo male.
- Non vuoi sentire la mia storia? Guarda che io la tua
l'ho ascoltata, Berliner.
- Certo che vuole sentirla, - disse Kramer. - Lascialo
parlare, Solly.
- Non ho fatto niente per fermarlo.
- Allora comincia, - disse Cavanaugh.
- Appunto, - disse Berliner, con un sorriso rigido e luccicante
tutto denti.
- Finora, - dissi io, - ho sentito tre storie sullo stesso
argomento. Cavanaugh lo chiama amore, io le chiamo storie
sull'altra donna, cio quella che non  tua moglie. Per
voi  interessante soltanto l'altra donna. Ma se non ci fosse
prima una moglie non ci sarebbe l'altra. Soprattutto nel
tuo caso, Berliner. Se geme, se geme e basta, tua moglie
rimane tua moglie; se geme con amore invece  l'altra. E
Kramer con le sue foto. Guardatele. Ha passato tutta la
vita a cercare di fotografare l'altra donna. Ma ogni volta
che scattava una foto era come se si sposasse, come se eliminasse
un'altra donna dalla possibilit di essere l'altra.
E Cavanaugh, perch non riesce a trovare la sua donna?
Perch se la trovasse non sarebbe pi l'altra. In questo modo
protegge il suo matrimonio. Ogni volta che va al supermercato
e non vede l'altra, cio sempre, il suo matrimonio
diventa pi solido.
Guardandomi corrucciato, Cavanaugh chiese: - Cosa
stai cercando di dire? Cos' tutta questa storia sull'altra
donna? Perch non parli chiaro?
- Lo sto facendo.
- Stai cercando di dirci che ami tua moglie, - intervenne
Kramer. - Credi che io non ami la mia? Credi che
Solly non ami la sua? Se  questo che pensi, hai ragione,
io detesto mia moglie.
- Racconta la tua storia, - disse Cavanaugh. - Basta
con la filosofia.
- Non so se ce la faccio a raccontarla. Non l'ho mai
raccontata. Riguarda una donna che era mia amica al liceo
e al college. Si chiama Marilyn. Praticamente siamo
cresciuti insieme. Adesso vive a Chicago. E una violinista,
suona in un'orchestra sinfonica. Ho passato pi tempo
con lei che con qualsiasi altra donna. Tranne forse mia
madre. Non era come una sorella: era un'amica, una vera
amica. Non avrei potuto avere un'amicizia del genere con
un uomo. Se uscivamo insieme e la riportavo a casa tardi,
mi fermavo da lei e dormivamo nello stesso letto. Niente
di sessuale. Sarebbe sembrato un delitto, fra noi. Litigavamo
spesso, ci dicevamo cose terribili, per eravamo
molto legati. Mi telefonava ogni giorno ed erano telefonate
di un'ora. Se non eravamo impegnati con altri, andavamo
alle feste insieme. Andare in giro con lei aumentava
le mie probabilit di conoscere altre ragazze. Mi dava
una specie di potere, arrivare a una festa con Marilyn,
libero di rimorchiare chi mi pareva. Per lei era lo stesso.
Non analizzavamo il nostro rapporto, ma scherzavamo a
proposito di quel che pensava la gente. Se rispondendo al
telefono mia madre sentiva che era lei, diceva:  la tua
futura moglie. Per si preoccupava per noi. Mi metteva
in guardia, spiegandomi che qualsiasi donna con cui avessi
voluto fare sul serio avrebbe rifiutato Marilyn. Oppure
diceva che tanta intimit non andava bene, perch impediva
a lei di incontrare un uomo. Non era vero. Marilyn
aveva un sacco di storie. Finivano immancabilmente male,
per io non c'entravo. Uno dei suoi fidanzati le tagliuzz
tutti i vestiti con le forbici. Un altro lanci il suo gatto
siamese fuori dalla finestra. Trovava sempre dei tizi che
erano colti e beneducati e poi si rivelavano dei bruti. Ne
soffriva, ma niente la distruggeva. Aveva il suo violino. E
aveva me. Una volta che ero disoccupato e non vivevo pi
con mia madre, mi prest dei soldi e mi ospit per parecchie
settimane. Stavo cercando di decidere cosa fare, se
trovarmi un altro lavoro o ricominciare a studiare, e Marilyn
non mi mise nessuna fretta. Non le dovetti nemmeno
chiedere se mi poteva ospitare. Mi presentai alla porta
con le valigie. Una sera torn a casa con un'amica, una
ragazza che le assomigliava. Riccioli scuri, occhi azzurri e
una carnagione leggermente olivastra, bellissima. Avevano
anche la stessa corporatura. Prima che avessimo finito di
cenare, Marilyn si ricord di avere un impegno importante,
si scus e and al cinema. Io e la sua amica restammo
soli. Fu stupendo. Alcuni giorni dopo, parlando del pi e
del meno, accennai alla-sua amica. Marilyn disse che non
voleva sentirne parlare. La loro amicizia era finita e non le
andava di discuterne. Inoltre, aggiunse, quella sera a cena
mi ero comportato male, costringendola ad andarsene da
casa sua. Dissi: Credevo che volessi farmi un favore. Che
lo avessi fatto apposta. Lei rispose che lo aveva fatto apposta,
ma solo perch le avevo fatto capire chiaramente di
non volerla tra i piedi. A quel punto cominciai ad arrabbiarmi.
Le dissi che non se ne sarebbe dovuta andare per
me e che era perverso da parte sua farmi sentire in colpa
adesso che avevo cominciato a nutrire molta simpatia per
quella sua amica. Lo dissi pensando di evitare una discussione,
di sistemare le cose. Pensavo che Marilyn avrebbe
riso e mi avrebbe abbracciato. Invece si accese una sigaretta
e si mise a fumare con tiri veloci, lasciando cadere
la cenere sul divano. Poi disse: Perch non ammetti che
mi consideri fisicamente ripugnante e che  sempre stato
cos? Era la mia vecchia amica Marilyn a parlare, per a
me sembrava fantascienza. L'aspetto era il suo. La voce
era la sua. Era lei e al tempo stesso non era lei. Una specie
di strana mangusta si era impossessata della sua anima.
Dopodich si mette a parlare di quello che mi passa per la
testa, cose che lei ha sempre saputo anche se io ho cercato
di nascondergliele. Parla con voce amara, cattiva. Dice
che lo sa che trovo brutto il suo seno e che la voglia che ha
sul collo mi fa schifo. Quale voglia? dico io. Chi vuoi
prendere in giro? Ti ho visto guardarla mille volte quando
pensavi che non me ne accorgessi. Mi sedetti sul divano
accanto a lei. Sta' lontano da me, porco, dice lei. Io sono
confuso. Provo allo stesso tempo vergogna e paura. Poi
lei balza su ed esce dalla stanza a grandi passi. La sento far
rumore in bagno, sento i flaconi delle medicine che cadono
nel lavandino. Che si rompono. Dico: Marilyn, tutto
bene? Nessuna risposta. Finalmente viene fuori in accappatoio;
sotto non porta niente e l'accappatoio  aperto. Ma
se ne sta l come se non fosse cambiato niente da quando 
uscita dalla stanza, e ricomincia a parlarmi con quella voce
cattiva. Con un tono sarcastico mi accusa di cose che mai
avrei immaginato, figuriamoci se potevo pensarle di lei come
sosteneva che avessi fatto, tutti i giorni, sempre, mentre
fingevo di esserle amico. AlPimprovviso vengo travolto
da una sensazione nuova. Non quello che normalmente
chiameremmo una sensazione erotica, ma che cosa ne sa
un pene? Non  un intenditore di erotismo normale. E poi
ero molto pi giovane e le mie reazioni ormonali mi disorientavano
ancora. Mi alzo e le salto addosso. No, cio,
mi ritrovo ad alzarmi e a saltarle addosso, e lei si divincola,
cerca di colpirmi, una vera lotta. Vuole farmi male sul
serio, senza un grido n una parolaccia, per, soltanto noi
due che ansimiamo e sudiamo, e poi lei scivola a terra. In
men che non si dica le sono sopra. Io sono vestito, lei  sul
pavimento, distesa sull'accappatoio aperto. E eccitante in
maniera soprannaturale. Eravamo scossi da brividi, scatenati
come due belve. Ci addormentiamo e dormiamo per
un'ora. Mi sveglio sentendo che si muove. Le luci erano
accese. Ci guardiamo. Lei dice: Tutto questo  parecchio
deprimente. Poi va in camera sua e chiude la porta. Io
mi alzo e busso. Lei apre e si lascia baciare. Poi richiude
la porta. Andai a dormire in salotto e la mattina presto me
ne andai. Sei mesi dopo mi scrisse una lettera all'indirizzo
di mia madre, nella quale mi parlava del nuovo lavoro che
aveva trovato a Chicago e mi dava il suo numero di telefono.
La chiamai. Dopo un po' di chiacchiere mi chiese della
sua amica. Le spiegai che fra me e la sua amica era finita.
Uscivo con un'altra. Lei cambi discorso. Ogni tot mesi
mi scrive una lettera. Le scrivo anch'io. Se un giorno mi
capiter di essere a Chicago, andr a trovarla.
Nel silenzio che segu mi pentii di aver raccontato quella
storia. Poi un uomo che non aveva ancora aperto bocca
chiese: - Ma te la sei fatta, Marilyn, quella notte?
- No. Non era cambiato niente. Penso che non sarebbe
mai potuto cambiare niente.
L'uomo sembr sul punto di aggiungere qualcosa, ma
tacque.
- Volevi farmi una domanda? - chiesi.
Aveva l'aria di uno timido. -  una storia vera? -
chiese.
- S.
Lui sorrise. - Mi  simpatica, Marilyn.
- Anche a me. Magari te la presento. Come ti chiami?
- Terry.
- Sei Terry? - strill Berliner. - Devi telefonare a tua
moglie.
In quel momento, mentre sorrideva a Berliner, Terry
sembrava pi sorpreso che timido. - Non  mia moglie, -
disse, suggerendo complicazioni. Antiche confusioni. Scosse
la testa come per impedirsi di aggiungere altro. Testa tonda
e calva. Ciuffetti rossicci dietro le orecchie, come piumini.
Gli occhi erano color nocciola. Il naso grosso. - Non
voglio annoiarvi con la mia situazione, ragazzi -. Mi fece
un cenno come se avessimo un'intesa speciale. - Ci stiamo
divertendo, ci raccontiamo storie d'amore -. Continu ad
annuire. Senza motivo, annuii a mia volta.
- Parla di quello che ti va, Terry, - disse Cavanaugh.
- Quindi la donna che ha telefonato non  tua moglie?
Terry sorrise. - Sono come una casa infestata dai fantasmi.
Per me ieri  oggi. La donna che ha chiamato  la
mia moglie precedente. Uno strano modo di definirla, ma
come altro potrei chiamarla? Ex moglie?
- Usa il suo nome, - dissi io.
- Si chiama Nicki.
- Da quant' che siete divorziati? - chiese Cavanaugh.
- Di solito si chiede da quant' che si  sposati. Io e
Nicki siamo divorziati da dieci anni. Nicki...
- Meglio se la chiami moglie precedente, - disse Berliner.
- Nicki, Nicki... suona come una partita di ping pong.
- D'accordo. Dopo dieci anni di divorzio siamo pi vicini
di quando eravamo sposati. Se non ti risposi,  abbastanza
naturale. Mi telefona due o tre volte alla settimana.
Ma sentite come sto andando sul personale. Perch le cose
personali suonano cos ridicole?
- E chi sta ridendo? - disse Berliner. - Andate a letto
insieme? Perch io... dormire con un'ex moglie... cio,
parlo per me, non credo che ci riuscirei.
- Non ci riusciresti, - dissi io. - E chi te l'ha chiesto?
- Giusto. Scusami, Terry.
- Non capita spesso. Nicki ha un fidanzato che si chiama
Harrison. Per non vivono insieme. Nicki non va d'accordo
con i figli di lui. I bambini non le piacciono. Per
complicare ancora di pi le cose, la figlia di Harrison, che
ha undici anni,  una ragazzina grassa e tristissima. Il maschio,
che di anni ne ha sei, ha difficolt di apprendimento.
Mi telefona anche Harrison. Ogni tanto ci vediamo e
parliamo dei bambini.
- Vuole parlarne con te? - chiesi io.
- Sono un medico. Anche alle feste la gente mi chiede
un parere su questo o quello. Terry, non dovrei discutere
di argomenti professionali in occasioni come questa, ma la
mia vecchia zia Sophie ha una verruca sulla chiappa. Desidera
che tu lo sappia.
- E dunque, Nicki? Piangeva, al telefono, - disse Kramer.
- Piange sempre. La tua storia con Marilyn mi ha fatto
ripensare a una lite che abbiamo avuto a Montreal, quando
ero ancora all'universit. Vivevamo in un bilocale sopra
un piccolo supermercato. Era sabato mattina. Stavo
studiando seduto al tavolo della cucina. Posso raccontare
questa storia?
- Solo se  infelice, - disse Berliner.
- Da giorni si stava preparando una tormenta. Dalla
finestra della cucina la osservavo prendere d'assalto la citt.
Il cielo era scomparso. Le strade morte. Si muovevano
soltanto il vento e la neve. Durante questa bufera letale
Nicki decise di uscire. Aveva risparmiato i soldi per comprare
un certo paio di stivali. Di un bel cuoio morbido.
Aderenti. Alti fino al ginocchio. Di un marrone rossiccio,
come sangue secco. Poco pratici e troppo eleganti. Il vento
glieli avrebbe strappati dalle gambe. Nessuno nel nostro
giro possedeva stivali del genere. I nostri amici erano
come noi: studenti. Poveri. Sempre con problemi di soldi.
Nicki aveva lavorato tutto l'anno, faceva la segretaria.
Non si comprava mai niente. Io avevo una piccola borsa
di studio che bastava per i libri e qualche tassa di iscrizione.
Avevamo solo debiti, ma lei voleva quegli stivali. Non
so proprio come avesse fatto a risparmiare. La pregai di
non uscire nella tormenta. Forse qualcosa nel mio tono le
fece pensare che mi preoccupassi pi del prezzo degli stivali
che del suo benessere. Pi io la pregavo e pi lei era
decisa ad andare.
- Perch non l'hai accompagnata? - chiesi.
- Avrei voluto. Ma l'idea degli stivali - cos banale e
un tale lusso, unita al fatto che volesse andare a comprarli
proprio quella mattina - mi faceva infuriare. Potevo capire
il desiderio di avere un bel paio di stivali. Si meritava
una ricompensa. Ma perch in quel momento? Stavo cercando
di studiare. Sul tavolo della cucina c'erano i miei
appunti e i miei libri. C'erano anche una scatola di vetrini
e un microscopio che mi ero portato a casa dal laboratorio.
Ancora oggi, anche se ho una casa di dieci stanze, quando
leggo le pubblicazioni mediche o devo scrivere un articolo
mi metto al tavolo della cucina. Insomma, stavo cercando
di studiare. Non avevo tempo da perdere. Non imparo in
fretta le cose a memoria, ci riesco solo se intorno a me c'
pace e tranquillit, e nessun malumore. Non c' bisogno
di essere geni per diventare medici. Per a quel punto ero
furibondo. Urlai: Fai come ti pare. Comprati i tuoi stupidi
stivali. Basta che non rompi. Lei usc sbattendo la porta.
Per un po' rimasi seduto l con i miei appunti e i miei
libri. Fuori impazzava la bufera. La casa era calda e silenziosa.
Ero preoccupato per Nicki, ma la rabbia fin per
cancellare la preoccupazione. Mi misi a studiare senza pi
pensare a lei. Passarono forse tre ore e all'improvviso eccola.
Pallida e infervorata e felice. Non le dissi nemmeno
ciao. Mi ritorn la rabbia. Teneva sotto un braccio una
grande scatola da scarpe. Era ritornata con i suoi stivali.
Mentre se li provava, io continuai a cercare di studiare.
Non la guardavo, ma sapevo che aveva bisogno di aiuto.
Gli stivali erano stretti. Dopo un po' riusc a infilarseli da
sola, si avvicin al tavolo e rimase li in attesa che io la notassi.
Percepivo il suo entusiasmo. Vibrava di piacere. Conoscevo
quella sua espressione. Ogni muscolo che lottava
per trattenere il sorriso. Aspettava che io alzassi lo sguardo
e ammettessi che gli stivali le stavano una meraviglia. Ma
io avevo la bufera nel cuore. Mi rifiutai di guardare e di
colpo i miei appunti, i libri, i vetrini, il microscopio, tutto
quello che si trovava sopra il tavolo fini sul pavimento. Nicki
 una donna forte. Gioca a tennis come un uomo. Mi
sentii come se fossi stato ucciso, spazzato via dal mondo.
Ancora oggi sostiene che l'ho picchiata. Non me lo ricordo.
Ricordo di essere corso fuori nella tormenta senza
n cappotto n cappello. Per quale motivo? Per comprare
un'arma. Non ne fui consapevole fino a quando passai
davanti a un banco dei pegni che ne teneva alcune in vetrina.
Avevo con me l'orologio da tasca che mi aveva dato
mio padre quando ero partito per l'universit. Un orologio
d'oro con le ore in numeri gotici. Un classico. Aveva anche
una pesante catena d'oro. Scambiai quell'orologio con un
fucile. Chiesi all'uomo del banco dei pegni una pallottola.
Non avevo i soldi per pagarla, ma gli dissi che se non me
l'avesse data non avrei preso neanche il fucile. Una pallottola?
chiese lui. Dammi una pallottola! gridai. Me
la diede. Se ne avessi chieste mille, non ci avrebbe fatto
caso. Ma chiedine una sola e sei nei guai.
- A casa c'era la polizia ad aspettarti, - disse Berliner.
- C'era una volante davanti a casa mia, con la luce che
lampeggiava nella neve. Andai sul retro e salii sul tetto
usando la scala d'emergenza, e li caricai il fucile. La mia
intenzione era di entrare e farmi saltare le cervella davanti
a Nicki.
- Pensavo volessi sparare a lei, - dissi.
- A lei? Non lo farei mai. Sono il suo schiavo. Volevo
esprimere una cosa importante riguardo al nostro rapporto.
Ma in casa c'era la polizia. Ero sul tetto, con un fucile
carico, e stavo congelando. Nella tormenta mirai verso
la facolt di medicina e sparai. Come facevo a uccidermi?
Sarei rimasto su quel tetto con una pallottola in testa, sepolto
sotto la neve, e nessuno mi avrebbe trovato fino a
primavera. Le cose che ti passano per la testa quando stai
per suicidarti sono incredibili. Sentite, ho una domanda.
La mia storia mi ha messo fame. Non c' qualcosa da mangiare,
per caso?
Kramer si alz dal cuscino con aria meditabonda. - Signori, -
disse, - Terry ha fame. Gli credo, perch ho fame
anch'io. Immagino che a nessuno farebbe male un boccone.
Proporrei di ordinare delle pizze. O mi offrirei di prepararvi
personalmente una frittata. Ma non stasera. Stasera
siete fortunati. Molto fortunati. Domani, in questa stessa
stanza, Nancy ha una riunione del suo gruppo femminista.
Perci si d il caso che il frigorifero sia pieno zeppo
di cose buone. Permettetemi di fare qualche esempio. Nel
frigorifero ci sono tre tipi di insalata. Grandi piatti di pollo,
tacchino e salmone. Persino delle torte di noci pecan.
Vado matto per le torte di noci. Ce ne sono due cos e due
al limone. E c' una torta al cioccolato che solo a parlarne
mi emoziono. Vi offro tutto questo, signori. Aspetta,
Berliner. Ho un'altra cosa da aggiungere. Nella nicchia dietro
la cucina c' una cassa di vino. Un buon, un ottimo zinfandel
californiano. Signori, ve lo offro.
Berliner era gi in cucina. Noi restammo in salotto ad
acclamare Kramer. Persino io. Malgrado le sue braccia tatuate
che mi facevano pensare a dei serpenti, lo acclamai.
La sua magnanimit era impareggiabile. Nella sua voce non
c'era segno di dubbio n di riluttanza. Ogni faccia nella
stanza divenne come la sua, quella di un animale contagiato
dalla gioia. Eravamo fortunati, aveva detto Kramer.
Fortunati di essere uomini, forse. La vita  una faccenda
ingiusta, chi ha mai sostenuto il contrario?  fatta di un
miliardo di brutte scene, di colpi bassi, e chi arriva primo
si diverte di pi. I cibi preparati per il gruppo femminista
avrebbero sfamato il nostro club. L'idea di impossessarci
in quel modo di deliziose cibarie era eccitante. Se fossero
state preparate per noi, sarebbe stato piacevole. Invece cos
era cattiveria, era come mangiare l'altra donna. Trovammo
Berliner inginocchiato davanti al frigorifero aperto, con
la testa infilata dentro. Lanciando altri urr ci accalcammo
dietro di lui mentre ci passava le cose, prima un lungo
piatto con il salmone, il roseo pesce intero e perfetto, poi
il pollo, poi una grande insalatiera coperta da una pellicola
di plastica attraverso la quale scorgemmo un'abbagliante
vitalit verde. Sarebbe stato un banchetto, una grande abbuffata.
A Cavanaugh, che era in piedi accanto a me, dissi:
- Credevo che dovessi rientrare presto -. Lui non rispose.
Si tolse l'orologio, se lo infil in tasca e grid: - L dentro
ci vedo del pt. Voglio anche quello Arrivarono altri
urr. Alcuni si erano gi buttati sul salmone, staccandone
pezzi con le mani. Kramer, che era andato verso la nicchia,
riapparve con delle bottiglie nere di zinfandel, una sotto
ogni braccio e una in ogni mano. Si ferm a contemplare
la scena in cucina e gli brillarono gli occhi. La sua voce
esprimeva solo piacere. - Questo club  meraviglioso,
davvero meraviglioso.
 
Due.

Sant'Agostino confessa di aver preso parte a una notte
di vandalismo insieme a una banda di ragazzi. Avevano rubato
delle pere. Una sciocchezza, per era rimasto turbato
da come la consorteria umana ispirasse il male. La compagnia
non gli mancava. C'erano sua madre, la sua amante,
gli studenti, e sempre molti uomini. Seduto al tavolo
di Kramer, insieme a una banda che aveva rubato ben pi
di qualche pera, non percepivo la malvagit, provavo solo
una specie di ebbrezza, bench ricordassi di aver detto a
mia moglie che sarei tornato a casa presto. La cosa un po'
mi preoccupava. Perch? Perch invece non sentivo alcun
bisogno di andarmene. Nessuno lo sentiva. Era rimasto
persino Canterbury, il biondino snello che non aveva raccontato
nessuna storia e che non rideva praticamente mai.
Quindi magari mi preoccupavo per niente, pi per formalit
che per altro, come quando stai per tradire la tua
amante. Com' possibile che stia facendo una cosa simile,
pensi, e intanto la fai. Per celebrare l'occasione, Paul e
Berliner fumavano marijuana. Erano fin troppo fatti, con
una luce folle nello sguardo. Avevamo mangiato in fretta e
abbondantemente, quasi senza parlare, comunicando con
l'azione, con il cibo, pi profondamente che con le parole.
Soltanto Terry non aveva ancora finito. Si era servito
una seconda fetta di torta di noci e masticava con zelo
incessante, come se fosse immerso nello slancio assoluto
del proprio pasto. Paul e Berliner fumavano. Io e gli altri
bevevamo vino, l'ottimo zinfandel di Kramer. Avevamo
vuotato sei bottiglie. Sul tavolo ce n'erano altre due aperte,
oggetti bellissimi con un lungo collo scuro e spalle alte
dalle morbide curve. Vergini watusse.
Immaginavo che la mattina dopo i miei studenti mi
avrebbero visto con i postumi della sbornia, che faticavo a
tirar fuori la voce. Se qualcuno mi avesse chiesto qualcosa,
magari gli avrei risposto con parole a caso sperando che il
significato comparisse da solo, come fanno a volte i cani
quando si perdono e rispuntano. Non mi curavo del domani.
Mi sentivo avventuroso come tanti anni prima, quando
incontrando gli amici dopo la scuola dicevo: Ci facciamo
quattro tiri? Andavamo in una sala biliardo di Manhattan,
a downtown, teatro perverso di uomini e di sensazioni
forti. Niente luce naturale. Nessun rumore della strada.
Si sentivano lo scricchiolio e lo stridio di quando si ingessava
la punta, e le palle che colpivano l'ardesia scorrendo
sul panno. Uomini perennemente appoggiati alle pareti
con una sigaretta in bocca o che giravano intorno ai tavoli
per guardare e poi colpire una palla. Diventai uno di
loro: la stecca che scivola sotto l'indice piegato a uncino
verso una palla bianca come un osso, una luna sporca, poi
il colpo calcolato, il tonfo attutito, lo scontro fra palle che
si separano roteando e cadono in buca. Sul muro sempre
un orologio imparziale, ma io ero immemore del tempo
mentre mi chinavo, nella penombra polverosa, sul panno
verde brillante. Quando perdevo una partita, sentivo girare
nel petto una vite ardente, un bisogno feroce di giocarne
un'altra, di riconquistare il mio posto fra gli uomini
malgrado l'ora.
Dopo, mia madre diceva: Ti stai rovinando la vita,
e con questo mi ricordai l'altra cosa importante che avevo
da fare. Era un ricordo vago: lezioni da preparare, libri da
leggere. Il rubinetto della cucina bisognoso di una guarnizione
nuova. Nei muri c'erano delle crepe da stuccare.
La siepe di ligustro davanti a casa era troppo alta, troppo
folta, milioni di foglie che andavano in ogni direzione,
minacciando con la loro vitalit il valore delle propriet
altrui. Di li a poco sarei tornato a casa, avrei cambiato la
guarnizione, stuccato le crepe, potato la siepe, riprendendo
la guerra contro il caos che combatte chiunque possieda
una casa. Ma per il momento ero al tavolo di Kramer
con gli altri uomini.
Terry sedeva davanti a me. La fronte e la testa calva erano
increspate dal movimento di piccoli muscoli. Masticava
la torta di noci, trasformando in polpa i gherigli appiccicosi.
Alla mia sinistra c'era Berliner, curvo, appesantito dalle
riflessioni, che si fumava il suo spinello. Lo aveva rollato
Paul, e poi glielo aveva passato strizzandogli l'occhio come
un cospiratore. Si trovavano simpatici. Fratelli di sballo.
Alla sinistra di Paul sedeva Harold Canterbury: esile, pallido,
statico. Osservava Paul arrotolare una nuova cartina
intorno a un mucchietto di erba secca. Alla sinistra di
Canterbury, a capotavola, l'enorme Cavanaugh. Una bottiglia
di vino davanti, la mano che ne avvolgeva il collo. Il
sudore dell'abbuffata faceva sembrare le sue guance gonfie
e metalliche, e la sua testa monumentale mentre dominava
sopra posate, bicchieri, carni smembrate - pollo, salmone,
svariati pt - con il fumo della marijuana che serpeggiava
sulle rovine come una melodia orientale. Un peso lento,
pitonesco. cos mi sentivo, sotto l'ilarit, avendo mangiato
troppo. Il mio corpo era un filosofo che rifletteva sulle
moltitudini interiori mentre fissavo l'insalatiera vicino al
mio piatto. Frammenti verdi si erano aggrappati all'interno
tondeggiante come foglie in un temporale. Per alcuni minuti
nessuno parl. Poi, dopo aver inspirato la marijuana
assaporandone i piacevoli effetti, Berliner disse: - Ottima
erba -. Paul annu. Quei due, ormai andati oltre, avevano
percezioni speciali. Berliner fece un cenno di assenso a
Paul, siglando la loro intesa, con i capelli che si alzavano
sulla sua testa come un gas cerebrale, talmente sconcertanti
che non riuscivo a immaginare come riuscisse a vendere
una casa a qualcuno. Era pur vero che il mercato immobiliare
in California era in pieno boom. Anche un lebbroso
sarebbe riuscito a concludere una vendita. Kramer, all'estremit
opposta del tavolo rispetto a Cavanaugh, disse:
- Chi vuole un caff? - Nessuno rispose. Si sentiva soltanto
il solerte rumore di mandibole di Terry, ancora famelico.
Famelico anche lo sguardo negli occhi color nocciola.
Vigile e allo stesso tempo spento. Lo fissai con particolare
attenzione. Spalle squadrate. Testa rotonda. Una grande
integrit fisica. Quando mangiava, mangiava, ed era composto
di forme essenziali; sangue contadino, il suo. Sotto
la camicia di seta color malva c'era una forza tenace e laboriosa.
La camicia era una complicazione elegante che ricadeva
in maniera femminile sul torso massiccio. Quando
inghiottiva emetteva un gemito, come se il piacere fosse
talmente serio da manifestarsi sotto forma di dolore. Mandava
gi la torta e abbassava le palpebre. Pareva in estasi,
deliziosamente sofferente. La mano che impugnava la
forchetta sembrava piccola vicino alla testa. Pollice largo
e tozzo. Un pollice non intelligente ma volitivo, capace di
strappare via e di strangolare. Ricordai che ci aveva detto
di essere un medico. Sebbene stesse solo mangiando una
torta, sarei potuto restare a guardarlo per ore. Pu darsi
che si formi una comunit, quando delle persone a caso si
riuniscono. Mi chiedevo se fosse davvero necessario parlare.
Pieno di cibo com'ero, ero anche pieno di spirito conciliatorio.
Noi discriminiamo: sposiamo un bel visino, un
buon cervello, un certo senso dell'umorismo. Tutte queste
discriminazioni ora mi sembravano malvagie. Terry, in
procinto di avvicinare alla bocca un altro pezzo di torta,
si ferm. Guardando la torta, disse: - C'era una donna a
cui piaceva assaggiare quello che mangiavo, quando andavamo
al ristorante. Deborah Zeller. L'ho frequentata per
qualche mese. Sono stato sul punto di sposarla, ma qualcosa
 andato storto.
Avrei potuto dire: Stavo appunto pensando al matrimonio,
ma era una coincidenza insulsa, una conversazione
senza via d'uscita. Tenni la bocca chiusa e aspettai. Terry si
guard intorno cercando una reazione. Vide, nel gonfiore
fisiologico di quell'ora, uomini troppo satolli per interessarsi
a Deborah Zeller, un nome tutto trilli e affondi. Il
nome galleggi nell'ottusit generale e poi cadde quando
al di l del muro che divideva la sala da pranzo dalla cucina
si sent il ronzio di un congegno. Era il frigorifero. Solo,
violato, echeggiante umiliazione. La nostra madre di
ghiaccio. L'avevamo depredata del suo cibo.
Un delitto.
Sicuramente un delitto, ma anche il tavolo intorno al
quale eravamo seduti - lungo e roseo durame di una pianta
esotica - era stato rubato. Un albero strappato alle giungle
scimmiesche. Piallato, scartavetrato, oliato, strofinato
fino a che la morte aveva prodotto una patina liscia. Le
venature turbinavano come un fiume, per sempre in movimento
e per sempre immobili. Estetizzate. Quanto alle
nostre parenti scimmie, incespicavano sulla nuda terra.
La giungla non c'era pi. Senza habitat, si estinguevano;
per il tavolo era stupendo, e noi dimentichi delle altrui
disperazioni. La fratellanza non  universale:  esclusiva.
Secondo Freud si fonda sull'omicidio. La complica un po'.
Anche un idiota si rende conto che quando alcune creature
si alleano, altre creature soccombono. Un branco di leoni
 un male per una mandria di zebre. Una mandria di zebre
significa meno erba per le vacche. - Kramer, - dissi,
- dove hai trovato questo tavolo? Ne voglio uno anch'io.
Kramer l'oscuro si mosse. Capelli neri, occhi neri, braccia
tatuate che si stavano girando verso di me. - Ne voglio
uno anch'io, - ripetei, bench avessi gi perso interesse
per la cosa.
- L'ho preso al Madera Shapes -. Ne accarezz la superficie
come se fosse un'epidermide delicata e io mi sentii
come se avessi appena fatto un complimento a suo figlio.
- Lo lucido con olio di tung.
Berliner rise. - Olio di che?
- Tung. Olio di tung. Si ricava dai semi di un albero
dei mari del Sud.
- Ah, - fece Berliner e aspir con le labbra sporgenti
stringendo tra le dita il mozzicone dello spinello. Accolse
l'informazione sull'olio di tung scrutando il proprio setto
nasale, con le narici dilatate, incrociando gli occhi. Quante
difficolt e bisogni. Faceva pensare al sesso di una donna,
che si apre per accogliere dentro di s l'amato. Mi girai
verso Terry. - Dicevi che questa Deborah Zeller ti assaggiava
quello che avevi nel piatto?
Berliner si sgonfi espellendo il fumo come se lo avessero
perforato.
- Specializzanda in antropologia. L'hai conosciuta, per
caso?
- Ne conoscevo una a cui piaceva indossare i miei vestiti.
Le piaceva anche sedersi sul bordo della vasca e guardarmi
mentre mi facevo la barba. La guardavo anch'io, ma
non nello stesso modo. Non volevo essere lei.
- Dai, dillo, - intervenne Berliner. - Lei si metteva i
tuoi vestiti e tu i suoi. A me piace mettere le mutandine
di mia moglie -. Rise, e il fumo lo fece tossire. - E normale.
Una volta mia moglie si  provata il mio sospensorio.
- Dev'essere una che ci tiene alla moda, - comment
Paul.
- Esatto, la faccenda ha a che vedere con il fatto di
denudarsi -. Berliner era eccitato dalla sua intuizione. La
droga gli aveva minato il cervello consegnando la verit
alle sue labbra. Ci guard in cerca di una conferma.
- Gi, - disse Paul, con il tono speranzoso di chi vuole
capire. - Cio? Quale faccenda?
- Dell'industria della moda. Si tratta di denudarsi -.
Aspett Paul, facendogli un cenno, esortandolo a trovare
dentro di s la stessa genialit.
- S, d'accordo, ma perch lo pensi?
- Quando discutiamo, - disse Cavanaugh senza rivolgersi
a nessuno in particolare, - Sarah va a spogliarsi in bagno.
- Davvero? - chiese Terry. - Nicki si vestiva, quando
discutevamo. Si truccava, si pettinava. Io magari stavo
facendo una dichiarazione importantissima sul nostro
matrimonio e mi accorgevo che lei stava rovistando in un
cassetto in cerca di un paio di calze. Un attimo dopo era
fuori, con le chiavi dell'auto in mano, come se avesse un
appuntamento. E vruuuum, prendeva la strada sgommando.
Cavanaugh sospir. - Non volevo dire che Sarah si spoglia
mentre discutiamo.
- Ah no?
- No. Voglio dire che non mi rendo neanche conto di
quanto  arrabbiata fino a quando non va a spogliarsi in
bagno con la porta chiusa.
- Capisco, - disse Terry sorridendo.
- Una volta eravamo in camera da letto e mentre ci
stavamo spogliando ci mettemmo a discutere. Ormai era
nuda. Afferr la coperta e il lenzuolo di sopra, ci si avvolse
e continu a gridarmi contro. Ero talmente commosso
che in mezzo a tutte quelle urla cominciai ad amarla. Non
sentivo le sue parole. Il mio uccello tendeva verso di lei
come se fosse stata via di casa per un mese. Tentai di concentrarmi
su quello che stava dicendo. Diceva che le davo
il voltastomaco. Che ero una testa di cazzo.
Cavanaugh rise. Volti taglienti, lupeschi, risero con
lui, come se avessimo ottenuto un'autorizzazione inattesa.
- Il posto migliore per stare nudi  New York, - disse
Berliner.
- S, - disse Paul. - So cosa intendi -. Era ansioso di
rimediare alla figuraccia di poco prima. - Con tutta quella
gente. Ti metti nudo solo per sapere che esisti. Giusto?
- Ma no. Mi riferisco all'energia. Lo avete mai fatto a
Manhattan, a midtown?
Paul fece schioccare le dita. - Ecco dove.
- L'hai fatto l?
- No -. Paul sorrideva e faceva di s con la testa. - Per
sembra il posto giusto -. Si strinse nelle spalle con un
debole sorriso inerme. Era il pi minuto dei presenti. Collo
da uccello. Dita da schizzinoso. Le emozioni gli si leggevano
subito in faccia. Sembrava un tipo fragile, facile da
ferire. Andai in suo soccorso dicendo: - Berliner, quando
torno a casa, sveglio mia moglie e le chiedo di mettersi il
mio sospensorio.
Gli occhi verdi lasciarono libero Paul e si fissarono su
di me, scattando verso una conclusione torva. Da qualche
parte nella sua tensione aveva creato un contatto con me.
- Prometti?
Non sapevo se lo avevo promesso. Sorrisi. - S.
- Sei uno stronzo. A volere che tua moglie si metta un
sospensorio.
Fece un sorrisetto trionfante. Avrei preferito che guardasse
qualcun altro. A un tratto Kramer disse: - Che cosa
ci stavi raccontando di quella Deborah Zeller?
- Mi vergogno -. Terry ridacchi, solleticato dall'idea
della vergogna.
Idea che invece precipit Kramer in una perplessit
oscura quanto lui. - Siamo nel ventesimo secolo, - disse,
guardandosi intorno in cerca di consenso. - Non dovresti
vergognarti di niente. In questo club ci raccontiamo tutto.
 appunto questo il suo scopo. - E vero, per mi vergogno
lo stesso -. Immaginavo che intendesse dire che era in imbarazzo.
Stava facendo il pudico.
- Bevi ancora un po' di vino, - disse Cavanaugh, il nobile
volto lass a capotavola, comprensivo come il cielo.
Sembrava voler dire: guarda me, ho parlato di mia moglie
e del mio cazzo e va tutto bene. Poi guard in basso osservando
il bicchiere, facendolo roteare, lo stelo premuto sul
pollice. Si restrinse in se stesso: una concentrazione dura,
interiore. Alzando gli occhi e guardando prima Berliner,
poi Paul, disse: - Ogni volta che vi accendete uno spinello
penso che non vi piaccia il vostro corpo. A me il mio corpo
 sempre piaciuto.
- Ovvio, - replic Berliner. - Ti ha fatto guadagnare
un sacco di soldi. Io ho l'ulcera. Hai mai avuto qualche
disturbo, Cavanaugh?
- Giusto, - disse Paul. - Il mio corpo mi  costato parecchi
soldi. Da bambino avevo l'asma. Mi hanno operato
alla schiena. Tutte le volte che vado da qualche parte mi
prendo la malattia del posto. I virus mi aspettano all'aeroporto.
Sono andato a trovare mia sorella nel Kentucky
e sono tornato a casa con la scabbia. Mi sono grattato le
gambe per giorni. Il mio sindacato ha organizzato un convegno
alle Hawaii, una specie di vacanza pagata. Ci ho
portato mia moglie e la prima notte in albergo sono stato
punto da uno scorpione. Probabilmente l'unico scorpione
che vive alle Hawaii. Tu hai mai avuto problemi del
genere, Cavanaugh? Perci mi fumo un po' d'erba. Cos
non mi pesa la testa. Per quel che mi riguarda, meno corpo
ho meglio sto.
Cavanaugh ascoltava con un'espressione indifferente e
poco amichevole, come se fosse stato preso da un attacco
di malumore. Non capivo perch. Sapevo che aveva bevuto
pi di tutti, per era grande e grosso e irlandese, e poteva
bere tutta la notte senza avvelenarsi l'anima. Forse poteva
diventare cattivo, ma non lo avevo mai visto succedere,
avevo visto sempre l'ottimo atleta e il gigante buono,
l'uomo che voleva che i suoi figli non gli assomigliassero.
Parl rivolgendosi a Paul e fu subito chiaro che la sua
espressione non c'entrava niente n con Paul n con Berliner.
- Ho giocato a pallacanestro per anni. Mai una tendinite,
una lussazione, neanche fratture o slogature... invece
da qualche tempo il sonno  diventato un problema. Poso
la testa sul cuscino e perdo i sensi. Non mi addormento.
Svengo.
Cavanaugh - superbo in velocit e forza, adorato da milioni
di persone - si autocommiserava. Paul e Berliner non
avevano colto il punto della questione: il loro corpo aveva
dei problemi, ma loro erano persone normali.
- Chi  che si accorge di quando si addormenta? -
chiese Berliner sorpreso, per in tono cortese, molto sollecito.
- Se mentre prendo sonno penso: Sto prendendo
sonno, mi sveglio di colpo.
- D'accordo. Ma per me quel momentino piacevole,
quei due minuti tra il cuscino e il nulla, non esistono pi.
Nel cuore della notte - all'improvviso, cos come ho perso
i sensi - mi sveglio. Ho fame. Devo andare in bagno.
Voglio una delle sigarette di Sarah. Voglio bermi qualche
birra, scopare, azzuffarmi. Magari sono le due di notte.
Cammino da una stanza all'altra pestando i piedi, sbattendo
le porte, accendendo le luci. Come impazzito. Voglio
andare fuori a scrollare gli alberi, a svegliare gli uccelli.
- Ti prescriver del Valium, - disse Kramer.
- Niente pillole, sono un ragazzo di campagna, io. Mi
vesto e guido fino a Oakland o San Francisco, oppure punto
verso il San Rafael Bridge, facendo ottanta, novanta miglia
all'ora. Ronzo come un generatore, pi veloce del mio
pickup. Vado, sfreccio come un disperato e non so dove
sto andando. A volte arrivo fino al parco, lascio il pickup
vicino all'ingresso e mi metto a correre.
- Al freddo, - dissi io.
- Gi, al freddo, - disse Paul, che era proprio dietro
di me.
-  freddo.  buio. Il sentiero quasi non si vede neppure
con la luna. Ma ci ho corso tante di quelle volte che
potrei farlo anche a occhi bendati. I cervi nei prati non mi
guardano pi. Una notte passai accanto a una cerbiatta che
stava defecando e lei continu senza agitare nemmeno un
orecchio. Come se fossi irrilevante. Certe volte corro cos
a lungo che vedo spuntare i colori dell'alba e sento gli uccelli
cinguettare nella foschia.
Guardai la parete dietro Cavanaugh. Tappezzeria rossa,
vellutata, di una lucentezza sanguigna che esercitava
pressione sulla stanza, come se i muri ti si stringessero addosso,
pulsanti. Troppo appariscente. Non una stanza in
cui si potesse provare a riflettere, eppure c'era qualcosa
che volevo dire. - E dopo che cosa fai?
Paul stava borbottando la medesima domanda. Sembr
che l'avessimo formulata insieme.
- Faccio la doccia e mi vesto per andare al lavoro. Lentamente.
Mi sento confuso. Ansioso. Che cravatta devo
mettere? Che camicia? Una volta rincasai con il corpo che
urlava come se fosse sveglio da sempre. Feci una lunga doccia
e tornai a letto. Dovevo pur riuscire a dormire. Avevo
corso quindici miglia. Niente. Sarah era rannicchiata come
un pugno intorno a un uovo. Calda di letto, distante,
dormiva con il sonno. Io invece no. Io non avevo niente.
Non ero in armonia con il mio corpo.
- Oddio, - disse Berliner, come se non potesse sopportare
di sentire una parola di pi. - Dovevi scopartela. Quando
non riesco a dormire, scopo Sheila e crollo all'istante.
- Cominciai a toccarla. Pi che altro perch mi sentivo
solo. Le accarezzai una gamba e poco dopo volevo di pi.
La tirai sotto di me. Dormiva. Mi venne l'idea di farlo senza
svegliarla. Ce l'avevo l pronta e mi stavo organizzando.
Lei disse: Di, Cavanaugh, per l'amor del cielo. Dopo.
Era mezza addormentata, ma ci rimasi male come se fosse
stata sveglia. Mi sentii amareggiato. Ingannato. Privato
del diritto naturale di dormire. Io e Sarah siamo sposati
l'uno all'altra, pensai. Queste precise parole: Io e Sarah
siamo sposati l'uno all'altra.
- L'uno con l'altra, - dissi io, sbilanciato, incapace di
fermarmi.
- Esattamente. Come mai, pensavo, non siamo una sola
carne? Tu sei tu. Io sono io. Le dissi che era una stronza
bacchettona perch non voleva scopare con me alle cinque
del mattino. Sempre dopo. Dopo vuol dire dopo cena. Con
la digestione in corso. La lavastoviglie che arranca in cucina.
Dopo vuol dire la TV del vicino che ti assorda entrando
dalla finestra. Uno dei figli che tossisce in camera sua. Avete
idea di com' cercare di scopare mentre tuo figlio tossisce?
Le dissi che voleva deprimermi, farmelo fare a orari
fissi come ogni altro marito coglione d'America. Facevo il
mio discorso al buio. Lei se ne stava rannicchiata, dandomi
la schiena. La sua posizione preferita. Ci si era messa
mentre le parlavo. All'improvviso il materasso affonda e
lei balza su,  in piedi sopra di me e urla. Diceva: Lo fai
per torturarmi. Perch mi torturi? Tutte le notti cos. La
costrinsi a sdraiarsi di nuovo. Non si oppose. Me lo avrebbe
lasciato fare, ma non la scopai. Poi non si sarebbe alzata
a occuparsi dei bambini. Avrei dovuto preparargli io la
colazione e il pranzo da portare a scuola.
Cavanaugh tacque. Berliner disse: - Gi, - come se
fosse sollevato. La parola portava con s altre sfumature:
consenso, condoglianze, amen, come un piccolo squallido
bouquet. Paul gli fece eco: - Gi.
Gi era pur sempre meglio del silenzio, per io volevo
aggiungere qualcosa. Era ora di mostrarsi solidali, come
si suol dire. Di far sentire il proprio supporto. Di saltare il
fossato psichico e mettersi nei panni di Cavanaugh. Di fargli
sapere che anch'io provavo quello che provava lui. Gli
attributi del cuore vengono messi alla prova dall'amicizia.
Eppure ero trattenuto. Mi sentivo coinvolto nelle sue disgrazie
coniugali. Lo avevo ascoltato con un orecchio solo
e adesso mi sentivo coinvolto. Questo non glielo potevo
dire. Sarebbe suonato moralistico.
Kramer ribad che lo scopo del club era di raccontarsi
tutto. Ma a me solo, Cavanaugh avrebbe raccontato di
Sarah? Anche lei era mia amica. Non volevo sapere cose
che lei non sapeva sapessi. Ricordavo Cavanaugh con altre
donne, soprattutto alle feste all'universit, anni prima. Se
ne andava sempre via con le pi belle. Al suo fianco sembravano
virginali e obbedienti, mentre si avviavano verso
la loro notte di sesso. Straordinario. Come un'esperienza
religiosa. Cavanaugh era talmente enorme. Un atleta famoso
con la testa bellissima e arrogante di un guerriero. Zigomi
alti come rupi e piccoli occhi luminosi, obliqui. Avevo
gi visto quella struttura facciale - lunghi piani verticali
e fessure per gli occhi allungate - nel ferro battuto degli
antichi elmi. Discendente di una stirpe di eroi. Uomini
invincibili, sanguinari, rapaci. Sarah non voleva scopare
con lui alle cinque del mattino. In che mondo vivevamo?
Ma perch mai avrebbe dovuto essere cos disponibile? E
la sua erezione lunatica, poi, aveva specificamente lei in
mente? Era in atto un cambiamento; il suo corpaccione
gli veniva sottratto, alienato da strani ritmi sonno-veglia.
Dopo mezzanotte si alza di scatto dal letto. Vuole combattere,
bere, correre, fottere. Lo pensavo al volante del suo
pickup mentre viaggiava sul San Rafael Bridge, a novanta
miglia orarie, con Angel Island che si profilava nella notte
rischiarata dalla luna sulla baia, i muri di San Quentin
e dietro le montagne. Mi pareva di sentire le oscillazioni
del lungo ponte. Il mio cervello vagava fra immagini diverse
cercando le parole giuste da dire. Berliner borbott:
- Gi! - Come se il problema di Cavanaugh gli fosse rotolato
fragorosamente sull'anima come un masso. Poi disse:
- Sesso e sonno -. Parole che caddero come brandelli
di vita, tediose, scollegate, giunte da regni disparati. Mi
venne in mente una cosa.
L'eterna rimostranza delle donne: Dopo il sesso ti giri
dall'altra parte e dormi. E quindi una storia di sesso e
sonno che mi aveva raccontato una mia studentessa, Gilda
Jordan, di Malibu. Vent'anni, ma con la raffinatezza
volubile di una donna molto pi adulta. La risata dura. La
lingua tagliente. Una cicatrice sottile come un capello d'argento
vicino all'occhio destro. Quando parlava muoveva
le mani come bandierine, agitando i braccialetti, colpendo
la collana. La cicatrice era un altro monile, faceva parte
della sua intensit, del suo sferragliare, della sua rapidit.
Mi dava del tu. Quando ero in ufficio infilava dentro la
testa. Quand' che devo consegnare la tesina? Rideva.
Per lei si trattava di una domanda assurda, irreale, come se
interpretasse il ruolo di studentessa. Era figlia di un
produttore cinematografico; era cresciuta con una mentalit
da attrice. Qualsiasi cosa lei fosse, lo era per modo di dire.
Con l'eccezione della cicatrice. Se rimaneva seduta un momento,
la cicatrice cominciava pacatamente a insistere di
essere una cicatrice. La invitavo a entrare con un cenno.
Lei si accomodava sulla sedia accanto alla mia scrivania,
si accendeva una sigaretta e, senza preamboli, si metteva
di colpo a spettegolare su se stessa.
La storia di sesso e sonno era stata accompagnata da
un sacco di risate. Aveva incontrato questo tipo, risata,
che le aveva inserito dentro il pene. Risata. Be', prima
ci siamo sdraiati sul letto. Si era protesa verso di me, mi
aveva dato una pacca su un ginocchio, ridendo. Mi hai
sentita? Ad ogni modo se ne stava l, dentro di lei, risata,
senza muoversi neanche un po', risata, risata, risata. I
minuti passavano. Poi lui era trasalito. Era venuto. Non
mi pareva lecito, aveva strillato lei ridendo, oh come rideva.
Era stata costretta a sfilarglisi da sotto perch lui
si era addormentato. Aveva avuto la sensazione di essere
stata scopata da un insetto. Rideva. Risi anch'io. Il sesso
sveglia le donne - basti pensare alla Bella Addormentata
- e fa addormentare gli uomini.
Sul fondo del mio bicchiere lo zinfandel aveva disegnato
un anello rosso e formato una pozzangherella color rubino.
Ottima sostanza. Diversamente da Cavanaugh, che
correva incontro all'annientamento. Non c'era nulla che potessi
dire. Si sentiva ignorato. Irrilevante. I cervi non lo
guardavano. Non lo guardavo neanch'io. Guardavo dietro
la sua testa, quando mi giravo verso di lui. Vedevo la tappezzeria
e, accanto alla porta della cucina, una credenza.
Pino giallo stagionato. Nodi scuri come voglie e la parte
in alto sul davanti vetrata. Scaffali profondi pieni di ceramiche
e chincaglierie, minuscoli maiali rosa e contadinelli
danzanti. Cianfrusaglie di porcellana. Per niente adatte a
un buon vecchio pino stagionato. Come non era adatta la
tappezzeria. Nella casa di Kramer non c'era una cosa che si
intonasse all'altra, eppure tutto sembrava scelto con cura.
Una casa sfrontata, bramosa di eccitazione, con ogni
angolo in uno stile diverso dagli altri. Il tappeto arancione
nel salotto. I quadri di lucido acrilico alle pareti. L'opposto
del puritanesimo  l'energia selvaggia del cattivo gusto.
Cavanaugh si stava versando dell'altro vino. Disse:
- Avanti, Terry. Tocca a te.
- S, - disse Berliner, - raccontaci di Deborah Zeller.
- La specializzanda, - aggiunsi io. Terry aveva l'aria
confusa, come se si aspettasse che fossimo noi a raccontare
la sua storia. - Hai detto che sei stato sul punto di sposarla,
poi ti sei interrotto.
- Non devi vergognarti, - disse Cavanaugh. - Non devi
sentirti cos. Kramer ha ragione. Siamo nel ventesimo
secolo. Stasera non siamo venuti qui per vergognarci.
- Lasciatelo in pace, - intervenne Canterbury. Ma era
rimasto in silenzio cos a lungo che aveva perso la capacit
di farsi ascoltare. Era un elemento psicologicamente
superfluo a quel tavolo, in quella casa. Un tizio magro e
spettrale che portava occhiali e tonalit pastello.
Terry disse: - Ti capisco, Cavanaugh. La vergogna 
antiquata. Scriver un articolo sull'argomento per qualche
rivista medica. Nel frattempo, come mi dovrei sentire?
- In colpa, - dissi io. - Racconta cos' successo con Deborah
Zeller. Non tralasciare niente -. Parlai in tono ironico,
come per adeguarmi al suo, ma intanto continuavo a
pensare a Cavanaugh. Bench fossimo amici da anni, non
mi aveva mai parlato delle sue faccende private. Secondo
un sociologo, una donna pu presentarsi seminuda a una
festa, ma non si vestirebbe mai nello stesso modo per un
uomo solo. Lo stesso principio si poteva applicare qui. In
mezzo alla folla Cavanaugh poteva dire qualsiasi cosa.
Canterbury mi guard sogghignando, una smorfia fuggevole,
e minima, difficile da interpretare. Non ero nemmeno
sicuro di averla vista. Forse spronando Terry a raccontare
lo avevo offeso? Mi guardava. Lo guardai anch'io, come
se lo vedessi per la prima volta. Pallido e biondo. Qualit
lunari. Uno spazio bianco e negativo come la coscienza.
Non disse niente. Io abbassai lo sguardo.
-  una storia molto sciocca, - disse Terry. - Subito
dopo il mio divorzio incontrai una donna che si chiamava
Deborah Zeller...
- Aspetta, - grid Berliner alzandosi. - Subito dopo il
mio divorzio incontrai una donna -. Si allontan, attravers
il salotto e, correndo su per le scale, grid: - Non aggiungere
una sola parola fino a quando non sono tornato.
Terry abbass la voce. - Mi sono sposato giovanissimo.
Non sapevo niente delle donne.
- Ti sento, - url Berliner.
- Incredibile, - disse Terry. Aspett. Aspettammo tutti,
compresa Deborah Zeller, il cui nome ormai era cos
familiare da sembrare tangibile. Massiccio. Gonfio. Quasi
caldo. Quando starnutivo, mia madre era solita dire:
Qualcuno sta parlando di te. Immaginai Deborah Zeller
che starnutiva e di sopra, sotto il tetto, Berliner. Stava
a gambe divaricate, come una statua davanti alla tazza del
water. Aveva i pantaloni del completo grigio di poliestere
aperti. Si teneva l'uccello in mano. Con i suoi occhi verdi
osservava la cascata dell'urina. Pisci molto, molto a lungo.
 
Tre.

Io aspetto come un bue, scrive Kafka. Quasi tutti
detestano aspettare, masochisti esclusi.  una cosa penosa
e degradante, una tortura sociale che viene imposta ai
detenuti e ai cani. Mi chiesi se Berliner avesse difficolt a
urinare. Aveva detto che il suo corpo gli dava dei problemi.
Aveva detto anche: - Non aggiungere una sola parola,
- e infatti eccoci qui, sei teste maschili riunite intorno a
un tavolo, ad aspettare in silenzio.
Proprio al centro di quel tavolo c'era la testa di un salmone,
emblema della nostra situazione. Non cos diversa
dalle nostre teste - intatta, con gli occhi aperti, ferma -
se non per la lucida fodera di pelle, la spina dorsale visibile,
la bocca straziata. Quasi fosse stato divorato in volo,
il salmone, divorato talmente in fretta da non accorgersi
di essere morto. Con l'aria di essere in attesa. Per questo
identificavo l'attesa con la morte. - Mia moglie mi ha raccontato
una storia sull'attesa, - dissi, deciso a disobbedire
a Berliner; a parlare per non sentirmi morto.
Terry pos la forchetta e mi guard come se per lui l'argomento
- l'attesa - fosse di cruciale importanza. Forse lo
era. I medici hanno sale d'aspetto. La sua attenzione, come
la grande testa calva, del resto, dava un senso di solidit e
pienezza. Anche se non me ne sentivo in grado, attaccai a
raccontare, meccanicamente.
-  una storia di quando era bambina e viveva con sua
madre.
- S, - disse Terry.
- I suoi genitori avevano divorziato. La madre lavorava.
- S, - disse lui. Una parolina che mi spingeva come un
dito. Accelerai.
- Dopo la scuola tornava sempre a casa da sola. Quando
infilava la chiave nella toppa, aveva paura. La madre
lavorava fino a tardi. Di pomeriggio in casa non c'era nessuno,
ma lei immaginava che dentro ci fosse qualcuno ad
aspettarla. Allora apriva la porta, correva al televisore e si
sedeva per terra, sul tappeto. Rimaneva li fino al ritorno
della madre. Non si muoveva, non si toglieva nemmeno il
cappotto e i guanti. Un pomeriggio dovette aspettare pi
del solito. Scese il buio. Accese la TV. Apparve una faccia.
Lei si concentr su quella faccia. Era un uomo con un completo
bianco. L'uomo le parlava. Le parlava con una voce
piena di amore. Era come un profondo cucchiaio d'argento,
dice mia moglie. La esortava a credere, dicendole
che credere faceva bene, mostrandole quanto facesse bene.
Sola nell'appartamento con l'uomo che le parlava, si accorse
che stava cominciando a sussurrare: Io credo. Credo.
Terry prima sorrise e poi disse: - Non capisco.
Sentii una vampata di imbarazzo, come se avessi raccontato
male una barzelletta. Ora, guardando la testa del
salmone, vedevo che non era altro che una testa di salmone.
- Non importa, - dissi. - Non capisco nemmeno io.
Potrei raccontarne altre, di storie senza senso. Mi capita
spesso. Comincio a parlare pensando che ci sia un senso e
poi non lo trovo. E che cos', ad ogni modo, il senso? Le
cose succedono. Te ne ricordi. Tutto qui. Se le guardi da
una prospettiva pi ampia, ti renderai conto che il senso
non c' mai. C' soltanto la prospettiva. Guardate questa
testa di salmone, per esempio. Questo povero stupido pesce
se la nuotava controcorrente e la sua testa  finita su
un piatto.
- Io invece capisco, - disse Paul, voltandosi a guardarmi
con profonda comprensione. - Capisco che cosa vuoi
dire. Ho un vecchio amico che si chiama Mitch. Un ritardatario
cronico. Mi toccava sempre aspettarlo. Magrolino,
con gli occhiali e i denti storti. Bastava che ti guardasse
per farti scoppiare a ridere. Gli volevo bene. Tutti gli volevano
bene. Cinque anni fa mi chiam. Non lo sentivo da
tempo, ma dissi subito: Mitch, Mitch. Sei tu, che bellezza.
Sapete cosa mi rispose? Disse: Chi parla? Paul si
interruppe e scosse la testa. Per placare le emozioni, per
raccogliere i pensieri.
Aveva fatto il mio numero per sbaglio. Era a Memphis
e non poteva stare al telefono, costava troppo. Gli dissi
di riagganciare, che lo avrei richiamato io. Quando composi
il numero, si rivel sbagliato. Ero cos frustrato che
presi a calci il muro. Poi mi calmai. Rimasi seduto a fissare
il telefono, fumando, pregando che suonasse. Non suon.
Poi, la settimana scorsa - cinque anni dopo - il telefono
ha squillato ed era Mitch. Diceva che era a Berkeley.
Ho riconosciuto subito la sua voce, e questa volta non era
un errore. Aveva chiamato me. Voleva parlarmi. Ho dato
quasi di matto dalla contentezza.  venuto a casa mia, ed
era lo stesso buffo Mitch con gli occhiali e i denti storti.
Gli ho chiesto se si ricordava che una volta gli avevo prestato
cinquanta dollari. Anni prima, a New York. Dovevo
procurarmi cinquanta dollari e incontrarlo uptown per
darglieli, a un angolo vicino al parco. Sembrava disperato.
Ero corso in banca. Sul conto avevo quarantadue dollari.
Compilai un assegno di cinquanta. Avevo paura. Ragazzi,
se una guardia mi avesse puntato contro una pistola, lo
avrei trovato normale. Ma in banca era una giornata movimentata.
Lunghe code. Accettarono il mio assegno senza
controllare. Ho chiesto a Mitch se ricordava quanto faceva
freddo, come nevicava. Ha riso. Ho capito che se lo ricordava.
A proposito di attese: ragazzi, quel giorno aspettai
al freddo, con i cinquanta dollari stretti nel pugno. Tre
ore dopo Mitch arriv in taxi. Non ci potevo credere. Si
era presentato con tre ore di ritardo, in taxi e in compagnia
di una nera esplosiva. Prese i miei soldi dal finestrino.
Io non avevo neanche una moneta per la metropolitana.
Tornai a casa a piedi. Te li devo ancora restituire, ha
detto. Gli ho risposto di non pensarci. Vederlo valeva pi
di cinquanta dollari. Poi mi ha detto che all'aeroporto gli
avevano perso i bagagli e che aveva un appuntamento importante
a San Francisco. Potevo prestargli una cravatta e
un paio di scarpe? Gli ho trovato una cravatta. Le scarpe
erano bellissime, fatte a mano a Londra. Un po' strettine
per lui, ma facevano un figurone. Le avevo messe una volta
sola. Mitch ha detto che poteva farle allargare, a San Francisco
conosceva un ciabattino, un ufficiale dell'esercito in
pensione che aveva perso un occhio durante la campagna
d'Africa. Ci siamo messi a ridere. Mitch conosce sempre
qualcuno. Di qualsiasi cosa tu abbia bisogno, lui conosce
la persona giusta. Mettilo da qualsiasi parte in America,
o nel mondo, e lui avr delle conoscenze utili. Conoscer
un tizio che ti pu riparare l'orologio. Un altro che per
una sciocchezza pu farti un lavoretto di prima classe alle
valvole del motore. Un altro ancora che pu procurarti
della cocaina. Una donna la cui sorella ha un ragazzo che
ti trova una mitragliatrice. Un chiropratico che fa aborti
per venticinque dollari. Mitch mi ha detto che non poteva
fermarsi. Sarebbe tornato a trovarmi dopo il suo appuntamento.
Cos avremmo potuto parlare. Voleva sapere come
me la passavo. Conoscere mia moglie e i miei figli. Aveva
delle cose da raccontarmi. Ero talmente euforico che non
sono neanche andato a letto. Se mi fossi addormentato e
non avessi sentito il campanello? Alle quattro del mattino
mi ha svegliato mia moglie. Mi ero addormentato con la
testa sul tavolo della cucina. Mitch non viene pi, ha
detto, e mi ha trascinato di sopra a dormire.
Terry disse: - Stasera devo essere tonto. A quanto pare
non capisco niente. Stai dicendo che si presenta dopo
cinque anni, si fa dare una cravatta e un paio di scarpe e
poi sparisce?
- Erano soltanto scarpe. Soltanto scarpe. E una cravatta.
Cose che ci mettiamo addosso, non siete d'accordo?
- Se tu gli avessi tirato un pugno in faccia, sarei d'accordo.
- Dovreste vederla, la sua faccia. Una faccia lunga e magra
con i denti accavallati. Somiglia a una cicogna deforme.
Quando alla banca mi cambiarono l'assegno, i soldi erano
per Mitch. Se fossero stati per me, la guardia mi avrebbe
fatto saltare le cervella. Gli vogliono bene tutti. In banca
non sapevano che i soldi erano per lui, ma se fossero stati
per me avrebbero controllato il conto. Avrebbero detto:
Signore, ci sono solamente quarantadue dollari sul suo
conto. Si levi dai piedi. Secondo voi potevo tirargli un pugno?
Ragazzi, me ne tornavo a casa a piedi dopo un'attesa
di tre ore al freddo per dargli cinquanta dollari e non ero
nemmeno arrabbiato. Non potevo dare un pugno a Mitch.
- Vi sento, - grid Berliner mentre i suoi passi risuonavano
sulle scale e attraversavano l'ingresso per andare
in cucina. Paul sorrise e rimase in silenzio. Dall'altra parte
del muro Berliner disse: - Subito dopo il mio divorzio
mi feci Deborah Zeller.
Povera Deborah Zeller, pensai, paragonata a Mitch.
La porta a vento venne spinta e si spalanc. Berliner era
l, rinato. - Continua, tesoro. Stavi dicendo subito dopo.
Mi piace quest'espressione. La user, subito dopo.
- Siediti o ti ammazzo, - disse Cavanaugh.
Paul continuava a sorridere, felice del ritorno di Berliner.
Era un sorriso che lo faceva sembrare vagamente
stupido, e invece era soltanto leale. Avrebbe dato la vita,
per un amico.
 
Quattro.

Senza sedersi, Berliner disse: - Ho riflettuto sul tuo
problema di sonno Sbirci malizioso Cavanaugh con
un'espressione che esaltava i suoi tratti, facendogli brillare
gli occhi, rendendogli i denti lunghi e malvagi. - Un
letto coniugale ha i suoi vantaggi. Ci scoreggi e nessuno
si offende.
Cavanaugh rispose con una voce che suon sfinita e severa:
- Un letto coniugale ha i suoi vantaggi. Capisco benissimo
cosa intendi. Quando lo faccio con un'altra, dopo
mi devo lavare.
Berliner si mise seduto. Ancora con quell'aria di trionfo.
Nelle narici gli si arricciavano dei peli bianchi, come
fili incandescenti, frementi.
- Cosa stai dicendo, Cavanaugh? - Formulai la domanda
come se davvero non sapessi di cosa stava parlando. Avevo
il viso in fiamme.
- Mi lavo e controllo che non mi siano rimasti dei capelli
sui vestiti. Mastico della gomma, mi preoccupo dell'odore
del sesso, dei segni sulla pelle. Sai com'. Non ne vale la
pena. Non vale il tempo che ci si perde. Le conversazioni
fasulle. Soprattutto detesto i baci. Mi fanno pensare a Sarah.
In quanti modi diversi si pu baciare una donna? E
poi c' il fatto di dover fare l'affascinante per due o tre ore
nel pomeriggio. Me ne torno a casa pensando che  stata
l'ultima volta. E invece lo rifaccio.
- Lo rifai?
- S. Faccio cose che non mi piace pensarmi capace di
fare. Non mi va di essere il tipo d'uomo a cui piace farle.
Solo che mi piace. Ma di cosa sto parlando?
- Di quando ti fai delle altre donne, - disse Kramer.
- A Sarah menti?
- Mi esprimo con met della testa. L'altra met non esiste.
Non  che menta a lei, mento a me stesso. Torno a casa
dopo averlo fatto con un'altra. Non vedo l'ora di arrivare. La
cena  pronta, la tavola apparecchiata, i bambini mi stanno
aspettando, belli puliti. Al centro del tavolo c' una brocca
con delle margherite. Il latte per i bambini  servito. Come
se non fosse successo niente. Ecco, cos  e cos dev'essere.
Bianco, giallo, pulito. Persino il gatto sembra felice. Avvicino
la forchetta alla bocca e sento una zaffata di fica, perch
venti minuti prima stavo fottendo come un dannato appena
dietro l'angolo. Mi sono strofinato per bene, eppure eccola
l. I bambini ridono. Rovesciano un bicchiere di latte.
Sarah mi dice: Devi farli rigar dritto. Non posso sgridarli
solo io. Strillo: Rigate dritto o vi stacco la testa. Loro
ridacchiano e a Sarah viene voglia di uccidermi. Le dico di
togliere le margherite dalla tavola. Occupano troppo spazio.
Non servono le margherite, quando si vuole cenare. Quelle
margherite mi piacciono e le sto dicendo di liberarsene.
Kramer ghign.
Cavanaugh lo guard ghignando a sua volta. - Per te
non  cos?
- No.
- Perch non hai figli. Per te cazzeggiare  uno stile di
vita. Come mai non sei diventato frocio?
- Soffro di emorroidi sanguinanti. Non andiamo troppo
sul personale, Cavanaugh.
- Mia moglie  bella, - dissi io, in un tono che rischiava
di essere quasi romantico.
- E allora? - Cavanaugh mi lanci un'occhiata irritata.
-  aggraziata nei movimenti. Si siede a gambe incrociate
sulla trapunta e si spazzola i capelli. Glielo vedo fare
tutte le sere. Piega la testa in senso opposto al colpo di
spazzola e quando le setole scorrono sento un suono energico.
Finisce di spazzolarsi i capelli. Si toglie gli occhiali.
Li infila dentro una pantofola e si mette a dormire.
- E allora?
- Se lo facessi con un'altra, svilirei mia moglie.
- E se non lo sapesse?
- Le verrebbe qualcosa.
- Giusto, - disse Paul. - Giustissimo. Le verrebbe qualcosa
di grave. Bisognerebbe operarla. I medici le asporterebbero
tutto l'apparato. Ti piace come si spazzola i capelli.
- Ci posso contare.
- Mia moglie fa yoga prima di andare a letto, - disse
Paul guardandosi riflesso in me. - Eloquente, direi, il modo
in cui si spazzola i capelli.
- Ehi, - disse Berliner mettendosi di scatto seduto dritto,
con lo sguardo che contemplava il suo orizzonte mentale.
- Ogni sera vedo questo cane. Ha delle zampe che
sembrano spilli. Ogni sera. Un vecchio giapponese arriva
lungo la strada con il cane che gli saltella davanti annusando
i cespugli e guarda indietro per vedere se l'uomo
lo segue. Procede saltellando sull'asfalto.  un cane minuscolo.
Le unghie grattano l'asfalto come topi. L'uomo
si ferma vicino al marciapiede e il cane gira in tondo con
passetti minuscoli che grattano. Un milione di grattatine
per centimetro, gira in tondo in cerchi sempre pi stretti,
annusando, tremando. L'uomo accende una sigaretta
per far capire al cane che lo aspetta con pazienza. Il cane
continua a girare in tondo, in cerca del punto esatto. Coda
dritta, sottile come uno stuzzicadenti. Ecco, sta per accovacciarsi
e cagare. Ma deve fare un altro cerchio, poi un
altro, e un altro ancora. Non caga mai.
- Ah no? - chiese Paul in tono tutto compassionevole.
- Come mai?
- Non ne ha pi bisogno. Gira in tondo per far piacere
all'uomo.
- Di cosa stai parlando? - chiese Cavanaugh.
- Della libert, caro. Sto parlando della libert -. Negli
occhi spalancati di Berliner c'era una visione, e il desiderio
di condividerla. Fu Cavanaugh a salvarci, dicendo: - Capisco
dove vuoi arrivare, Solly. Ma io non sono un cagnolino.
Sono un flipper. Una donna ne rende necessaria un'altra.
Una volta mi presentavo alle feste con donne stupende e
poi guardavo le altre. Mi sentivo in trappola per tutta la
sera. Sai cosa facevo durante le trasferte?
- Cosa? - chiesi io.
- L'ho detto a Sarah.
- Cosa facevi durante le trasferte?
- Le ho detto che mi dispiaceva. Era il nostro anniversario
di matrimonio. I bambini stavano da mia madre. Eravamo
andati a campeggiare su a nord. Una foresta di pini
altissimi. Il fiume. Una luna gialla abbagliante. E all'improvviso
mi  venuto il bisogno di raccontarle ogni cosa,
convinto che sarebbe andato tutto bene. Le ho raccontato
di Kansas City, E1 Paso, New York... delle donne. Non
immaginereste mai cosa ha detto. Voglio il divorzio, ha
detto. Le ho detto che non sarebbe pi successo. Volevo
che mi perdonasse. Ha ripetuto: Voglio il divorzio. Come
se ne avessi uno in tasca. Cominciavo a irritarmi. Le ho
promesso che non sarebbe mai pi successo. Lei ha detto
che voleva quel cazzo di divorzio. Poi ha detto: D'accordo.
Scegli: o me o la pallacanestro.
- Hai scelto lei, - disse Paul.
- Puoi ben dirlo.
Paul sorrise con aria assai compiaciuta.
- Eppure continuo a farlo, - disse Cavanaugh, - in
ogni occasione che mi si presenta. Per con le mogli degli
amici non ci provo. Mai. L tiro la linea e stop. Con qualche
eccezione.
- Tu manchi di risorse interiori, - disse Terry. - Non
sei serio.
- Mi piace chiavare. Questa  una cosa seria. Sar il mio
epitaffio: A Cavanaugh piaceva chiavare.
Terry si port alle labbra un pezzetto di torta e disse:
- Per quanto mi riguarda, preferisco il corteggiamento
La torta gli scivol in bocca. Mastic. Gli guardai le dita
tozze. Dita crudeli. Lui preferiva il corteggiamento. Nel
mondo le cose contano fino al punto in cui non contano pi.
- Ma che cosa facevi durante le trasferte, Cavanaugh?
- Lo domandai bench mi stessi chiedendo se non ce lo
avesse gi raccontato.
- Un mucchio di corteggiamento.
Risero tutti, eccetto me e Canterbury. Berliner, che
negli occhi aveva ancora la luce dello slancio visionario,
disse: - Ho viaggiato anch'io per lavoro, ma non sono Cavanaugh.
Non ho mai corteggiato nessuno. Non mi sono
mai presentato a una festa con una donna stupenda. Se ne
avessi avuta una, non l'avrei portata a una festa.
Cavanaugh fece un sorrisetto, scoppi a ridere, torn
serio. Ora lo sguardo di Berliner era dolente, pi affranto
che mistico. Qualsiasi cosa avesse davanti, avrebbe preferito
non vederla.
- Ti capisco, - disse Paul. Berliner prosegu come se
nessuno lo avesse interrotto.
- Ma tipo che a Baton Rouge ti incontro questa donna,
nel parcheggio di un motel, appoggiata a una Cadillac
verde veleno. Ubriaca. Ubriaca fradicia. Parcheggio e le
passo davanti facendo finta di niente. Lei fa: Sei proprio
bravo, sai? Ti stavo guardando. Aiutami a parcheggiare.
Imitava l'accento della donna, con toni nuovi nella voce;
dolci, dolcissimi. Ero sorpreso, commosso, leggermente
imbarazzato da me stesso. Berliner era un attore nato.
Non era come se la donna fosse l, per era come l'aveva
vista e sentita lui. Lo avevo giudicato male. Quel matto
incostante era capace di sentimenti.
- Cercando di infilarsi fra due macchine, aveva graffiato
la fiancata della sua. Era troppo ubriaca. Quindi aveva
rinunciato, lasciando che la Cadillac sporgesse nel passaggio,
di traverso.  appoggiata alla portiera, tutta contorta.
In bocca ha una sigaretta e mozziconi dappertutto intorno
ai piedi. Aveva svuotato il posacenere come per incasinare
il mondo e renderlo pi simile a lei. Sento un profumo
pessimo. Mi d le chiavi e io mi metto al volante. Dentro
 come lei, un profumo tremendo. Bruciature di sigarette
ovunque sui sedili di cuoio. Vedo portacipria, forcine, una
spazzola. Forse un centinaio di fazzoletti di carta appallottolati
sul sedile e sul pavimento. Metto in moto, faccio
retromarcia, poi parcheggio per bene. Quando scendo e le
restituisco le chiavi, dico, tanto per dire qualcosa: Anch'io
spesso faccio fatica a parcheggiare. E una delle disgrazie
della mia vita. Noi non abbiamo niente in comune, carino,
- risponde lei. - Non ci provare con me. Dice cos,
ma io penso che intenda il contrario, comunque sentite
questa. Le sono vicino, e la guardo. Vedo che anche se non
fosse ridotta cos male non sarebbe perfetta. D'accordo.
Per ha gli occhi allungati e un po' a punta, tipo foglie.
E le pupille color argento. Mi guardano da dietro i capelli
rossi, stopposi come l'imbottitura di un divano preso a
pugnalate. Non  perfetta, sapete cosa intendo insomma,
per ha questi due occhi. Meglio che perfetti. Cio, sto
pensando che quella troiona  una vera bellezza. Sbronza
com', riesce a farmi a fettine con quegli occhi. Mi accorgo
che sto cominciando a tremare. Sono spaventato. Come
un ragazzino idiota. Non so che pesci pigliare. Sono un
uomo di mondo, eppure non so che pesci pigliare. Quindi
le offro il braccio. Lei mi dice di andare a farmi fottere e
io vorrei morire. Mi sento umiliato. Perch? Andr forse
a raccontare in giro che Berliner ha cercato di rimorchiarla?
Chi se ne frega! Non conoscevo nessuno in quella citt.
Me ne potevo andare e non l'avrei mai pi rivista. Invece
me ne sto l a morire, con il braccio teso. Lei ci casca sopra.
Non  che lo prende, ci casca proprio sopra. Per me
fa lo stesso. Adesso la sto trascinando nel parcheggio, sostenendola,
mentre lei mi barcolla accanto. Dopo di che
vomita. Tutto sulle mie scarpe, cazzo. Una cosa schifosa,
per non mi lamento. La porto nel bar del motel e ordino
del caff. Vado nel bagno degli uomini a ripulirmi le scarpe.
Quando torno, ordino qualcosa da bere per me e mi
siedo vicino a lei. C' un'orchestrina jazz che suona: contrabbasso,
sax, batteria, piano. Molto bravi.  piacevole.
Come se avessi portato fuori una ragazza per la serata. Lei
beve il caff e parla. Io faccio i soliti versi di chi ascolta,
nient'altro. Spero che si riprenda, ma non troppo in fretta.
Le domando se vuole dell'altro caff, in modo che non
pensi che sono una bestia. Avete presente? Lei risponde
di no, poi dice che le dispiace moltissimo per come mi ha
ridotto le scarpe. Io ci rido su e poi chiedo il conto. Tranquillo.
Come uno che ha il controllo della situazione. Mi
alzo offrendole di nuovo il braccio. Lei si alza e mi segue.
Usciamo dal bar, poi prendiamo il corridoio su cui d la
mia stanza e lei non apre bocca. Davanti alla porta, mentre
infilo la chiave nella toppa, dice: Non ci provare con me,
carino. Dopo circa un minuto e mezzo siamo a letto. Non
si  spogliata del tutto. Non ci posso credere. Mi abbraccia
e mi bacia come se fossi il suo orsacchiotto. Io ho ancora
addosso la camicia e i calzini. La mattina dopo i suoi
occhi sono li che mi aspettano. Sobri. Mentre dormiva,
ci si  accumulato dentro qualcosa. Come fumo stantio.
Immagino che stia osservando il grande errore commesso.
Io. Magari odiandosi, sperando che me ne vada per
potersi fare una doccia, per lavare via tutto. Non sono
un granch, di prima mattina, e non posso criticarla se
 delusa. Ma in fondo non  un problema mio. E venuta
lei nella mia stanza. Guardandomi, fa: Sei una brava
persona. Vado in bagno. Non provo niente. Niente di
niente. Splende il sole. Devo prendere un aereo. I miei
affari in citt, l'investimento in una propriet per conto
di una societ, si sono conclusi. Uno spreco di tempo.
Quei bastardi del Sud non hanno mai contemplato di lasciarmi
entrare nell'impresa. Mi hanno fatto volare fin
l per sputarmi in faccia. Lei rimane a guardarmi mentre
mi rivesto. Non perdo tempo a radermi. Credo di non
aver detto neanche una parola. Sono sulla porta, con le
valigie in mano, quando la sento. E appoggiata alla mia
schiena, con le mani sulle mie spalle. Dice: Come faccio
a scriverti una lettera? Non conosco nemmeno il tuo codice
postale. Metto gi le valigie e mi volto. Faccio per
dire qualcosa, ma lei mi bacia, infilandomi la lingua in
bocca. Come se le piacessi. Ricambio il bacio, nello stesso
modo. Credo di piacerle veramente. Sapete com', no?
Comincio a pensare di cancellare la prenotazione e farne
un'altra. Sono ancora in tempo per chiamare Sheila e
dirle di non venire a prendermi all'aeroporto. Posso dirle
che torner un paio di giorni dopo. Credo di piacerle
molto. Ma devo andare. Ho gi il biglietto. Arrivo in aeroporto
appena in tempo per restituire l'auto a noleggio e
imbarcarmi. Sheila mi aspetta per riportarmi in citt. Le
dico che devo parlarle. Parla, fa lei. Quando siamo a
casa, dico io. E incuriosita e anche impaziente. Per tutto
il tragitto rimugino su cosa dirle. Una volta a casa lei
fa: Okay, parla. Hai concluso l'affare? La prego di mettersi
seduta. E di ascoltare. Si siede. Comincio a parlare,
non so nemmeno io di cosa, e poi non ci riesco. Mi sdraio
sul pavimento con i bagagli. Lei mi guarda, chiedendosi
a che stupido gioco stia giocando. Vieni qua, le dico.
Lei si inginocchia, non proprio volentieri. Allora, com'
andata? - fa. - Hai investito nella propriet? Cosa c'?
Baciami, - le dico. - Mettimi la lingua in bocca. E lei:
Credevo che dovessi dirmi qualcosa. Mettimi la lingua
in bocca, ripeto. Lei mi guarda fisso per qualche istante,
poi dice: No. Le tirerei un cazzotto in testa, invece
me ne sto li a compiangermi. A compiangere anche lei,
ecco. Ho capito il vero problema del nostro matrimonio.
A Sheila non piaccio.
Cavanaugh disse: - Solly, hai raccontato questa storia
per me?
Berliner si strinse nelle spalle. - Mi  venuta cos.
Paul gli tese uno spinello appena rollato. Berliner lo
guard come se non sapesse che cos'era.
- Per averci raccontato la tua storia.
Berliner prese lo spinello e lo accese, tirando boccate
via via pi profonde.
- Non sapevi di non piacere a tua moglie? - gli chiese
Terry.
- Il matrimonio. Il matrimonio  cos. Sapete com',
no? Qualsiasi inezia ti fa arrabbiare. Vado al supermercato
e mi dimentico di comprare il caff. Sheila dice che nel
mio cervello c' qualcosa di fondamentalmente sbagliato.
Sembra dispiaciuta che io non sia morto. Perch non ho
comprato il caff. Io rido. Ma il peggio l'ho capito solo dopo
la donna di Baton Rouge.
- Ti ha infilato la lingua in bocca. E questo che te l'ha
fatto capire?
- L'ho messo in parole. Come mai fino a oggi non avevo
trovato le parole per dirlo? Una volta mi sono iscritto a
un corso serale. Grandi idee dell'Occidente. Ho comprato un
quaderno apposta per scrivere quel che diceva l'insegnante.
Per non ho scritto neanche una parola. Non faceva
che ripetere cose tipo: Come faccio a sapere che questo
tavolo esiste? Un tavolo del cazzo. Dov' il problema? 
talmente noioso che deve esistere per forza. Il problema
non sono i tavoli, chiaro? A stare seduto in quella classe
diventavo scemo, dopo aver pagato per sentire un coglione
parlarmi dei tavoli.
Berliner era tornato in s.
- Il problema non sono i tavoli, - dissi. - Il problema
 sapere.
- Qualsiasi cosa  un problema, - disse Berliner. - Come
un tizio che mi ferma per strada e dice: Da che parte
 il tribunale? Mi guardo la mano destra. Poi, sapendo
che l'altra  la sinistra, dico: All'angolo giri a sinistra.
Ho bisogno di vedere la mano destra, vi rendete conto?
- Se il tribunale fosse stato dopo una svolta a destra, ti
saresti guardato la mano sinistra?
- No, bello. Mi sarei guardato l'uccello.
- Devo dire una cosa, - disse Terry. Dovette parlare fra
le risate di Berliner.
 
Cinque.

Io dissi: - Berliner, che storia triste.
- Proprio triste, - conferm Paul, guardando Berliner
con ammirazione. - Capisco quello che dici. E capitato
anche a me -. Cercava di rimediare al fatto che prima non
lo aveva capito, di ovviare alla momentanea mancanza di
intesa. Pi che un fratello di sballo, un fratellino minore;
adorava Berliner.
Terry aggrott la fronte. Avrebbe voluto dire la sua,
ma Berliner continuava a ridere, Paul voleva dar voce alla
sua emozione e anch'io volevo parlare. Fu Paul a farlo,
precedendoci, tuffandosi a capofitto in quello che gli era
capitato, offrendolo a Berliner.
- So cosa vuoi dire, Solly. Piaci a una donna. E per contrasto
capisci di non piacere a Sheila. E successo anche a
me. La stessa situazione, solo all'incontrario. Mi piaceva
una donna, voglio dire. Era successo che era morto mio
suocero e mia moglie era dovuta andare nell'Idaho per il
funerale. Sarebbe rimasta via due settimane. Due settimane
sono lunghe. Dopo un paio di giorni ho cominciato ad
accusare la solitudine. Non riuscivo n a dormire n a mangiare,
niente. Volevo che mia moglie tornasse a casa. Le
ho telefonato e le ho detto che non mi piaceva stare da solo.Lei mi ha fatto notare che non era andata nell'Idaho a
divertirsi. I suoi parenti litigavano per l'eredit e lei era
l'unica che poteva essere imparziale, l'unica di cui si fidavano.
Doveva restare l, non aveva scelta. Quello stesso
giorno il mio capo mi ha parlato di un ricevimento, una
raccolta fondi per un politico. Qualcuno della nostra azienda
ci doveva andare per forza, per far sapere al politico
che aveva il nostro sostegno. Ho detto okay, ci vado io. Al
ricevimento ho girato un po', cercando un modo per divertirmi,
per non conoscevo nessuno. Mi sentivo pi solo a ogni minuto che passava. Mi mancava mia moglie. Poi
questa donna che lavorava per l'uomo politico mi si  avvicinata
e si  messa a parlare. Non l'ha detto, ma ho capito
che aveva scelto me perch il mio aspetto esprimeva
il suo stesso stato d'animo. Mi ha detto che stava cercando
casa. Io la ascoltavo e mi sentivo sollevato. Qualcuno stava
parlando con me. Non volevo che se ne andasse. Magari
mi stavo mostrando pi interessato di quanto fossi effettivamente,
ma quasi subito lei si  messa a raccontarmi che
viveva con un uomo da anni, con lui e i due figli, ma che
si stavano lasciando e aveva bisogno di una casa per s.
Non ci eravamo mai visti prima e veniva a raccontarmi una
cosa simile. Comunque eravamo a un ricevimento. A volte
si confidano a degli estranei cose che non si direbbero a
un amico. Dopo un po' ero interessato davvero. Ci ho fatto
anche un pensierino. Ormai mia moglie era partita da
una settimana. Non sapevo nemmeno quando sarebbe tornata.
Continuava a parlare di nuove complicazioni legali,
di altri ritardi. Insomma, ero a questo ricevimento. La
donna mi stava dicendo che cercava casa ogni giorno ma
senza risultato. Erano sempre troppo care, oppure nel quartiere
sbagliato, o c'era qualcosa che non andava nell'appartamento.
La situazione si trascinava da un anno. Viveva
ancora con quell'uomo. Lui lavorava di notte, faceva il
cuoco in una tavola calda, ma da un po' di tempo era disoccupato,
cos dividevano il letto senza scambiarsi una
parola. E senza toccarsi. Lei si chiamava Molly. Trenta,
trentacinque anni. Attraente. Magari un filino secca, un
po' contratta, nervosa. Mi rendevo conto dei suoi problemi.
Portava un abitino giallo e un nastro giallo tra i capelli.Troppo sgargiante. E aveva gli occhi troppo grandi.
Parlava come se la faccenda della casa e della convivenza con
quel tale non riguardasse esattamente lei. Io ero sempre
pi interessato, e un po' anche mi dispiaceva per i suoi
guai. Aveva un bel corpo, per con addosso troppo giallo,
e gli occhi sembravano esplosi, come se stesse impazzendo
nel cercare qualcosa che le era volato via. A un certo punto
le ho detto che secondo me non era vero che voleva traslocare.
Se avesse voluto sul serio, una casa l'avrebbe trovata.
Perch non dovrei voler traslocare?, ha detto lei,
molto stupita, come se non ci avesse mai pensato. Le ho
risposto che era evidente. Amava quell'uomo. Lei ha riso e
ha detto: Semmai  lui che ama me. Una notte si era svegliata,
ha raccontato, e lui la stava picchiando. Le era saltato
addosso mentre lei dormiva: piangeva come un bambino
e intanto la picchiava. Poi voleva che le parlassi di
me, ma cosa mai avrei potuto dirle dopo aver sentito la sua
storia? Mia moglie  fuori citt? Mi sento solo? Siamo tornati
subito a parlare di lei. Ormai avevo smesso di farci un
pensierino. E comunque non mi sono mai dato da fare in
giro. Mi pesava la solitudine, ma darmi da fare non era nel
mio stile. Una donna si metteva a parlare con me a un ricevimento.
Che cosa voleva dire? Che mi amava, forse?
Be', a me piaceva. Ci sarei andato a letto volentieri, se non
fosse stata troppo complicata. Non riusciva a trovare un
appartamento perch un tizio la picchiava mentre dormiva.
Poco mancava che mi dicesse che le avevano trapiantato
il midollo, o che l'avevano tenuta rinchiusa in manicomio
per un anno. Poi il ricevimento  finito e lei mi ha
offerto un passaggio. Le ho detto che avevo la macchina
parcheggiata a due isolati da l. Lei ha insistito, era in debito
con me perch l'avevo ascoltata. Come se fosse divertente.
Come se fosse divertente farsi perdonare per tutte
le brutte cose che mi aveva raccontato. Ha detto che ero
una brava persona, che ascoltandola le avevo fatto un favore,
e che adesso le dovevo permettere di accompagnarmi
alla macchina. Ho riso, ho detto d'accordo e siamo usciti
insieme. Abbiamo camminato un bel po', ogni due isolati
lei doveva fermarsi, guardarsi intorno, cercare di pensare.
Non si ricordava dove aveva parcheggiato. Sono davvero
imbarazzata, diceva. Un'ora pi tardi, quando ormai avevamo
percorso un miglio, stavo cominciando a capire perch
il suo convivente la picchiava. Stavo cominciando a
pensare che non ce l'avesse nemmeno, la macchina,
quand'ecco che l'ha individuata. Gloria! - ha esclamato.
- Ti stavi nascondendo, non  vero? Cattiva macchina.
Cattiva Gloria. Era una vecchia Buick con il sedile anteriore
che sembrava un divano. Siamo saliti. Non le ho fatto
capire che ero un po' schifato. Mi comportavo ancora
da persona perbene, ma ormai avevo veramente bisogno
di un passaggio. Ho aspettato. Mi sono accorto che non
metteva in moto. L'ho guardata. Mi stava fissando come
se stesse aspettando che la guardassi anch'io. Grazie,
ha detto. Per che cosa?, ho chiesto. Sei un uomo a modo.
Perch ti ho ascoltata? Non  nulla. Mi ha fatto piacere.
Non  vero che non  nulla, - ha detto lei. - Sei
stato davvero gentile. Figurati, non ho fatto niente di
che, ho replicato io. No. Non dire cos, - ha insistito
lei. -  stato stupendo da parte tua. Ti voglio ringraziare.
Ti sono grata, Bill. Paul, l'ho corretta. Ha fatto una
smorfia, con una faccia spaventata. Scusami, - ha detto.
- Mi dispiace tanto di averti chiamato Bill. Paul suona
come Bill. Praticamente  lo stesso nome. Chiunque potrebbe
sbagliarsi, e comunque che importanza ha? Chiamami
Bill, chiamami Testadicazzo, se ti va. Lei si  messa
a piangere. Ti ho ferito, - ha detto, - vero? Come ho
potuto fare una cosa simile? Avevo solo fatto una battuta,
ma lei non l'aveva capita. Le ho posato una mano sulla coscia.
Per farle capire che andava tutto bene. Un contatto
amichevole, niente di pi. Appena ha sentito la mia mano
lei  scivolata sul sedile verso di me. Era quello che volevo,
giusto? Si e no, diciamo. Non in questo modo. Troppo
assurdo, comunque ci siamo brancicati mica male, come
ragazzini del liceo. Poi abbiamo provato ad arrivare fino
in fondo, li sul sedile. La testa mi sbatteva contro il volante
e faceva caldissimo, ma una volta che hai cominciato 
impossibile fermarsi. Ero pi eccitato dall'idea che dalla
cosa in s. Comunque  andata male. E finita in tre minuti.
Io mi sentivo uno schifo. Lei invece sembrava contenta.
Splendeva. Come se ce la fossimo spassata alla grande.
Ha detto: Andiamo a mangiare qualcosa. A cena o da
qualche parte. Splendeva, piena di energia, pronta a cominciare
la serata. Io seduto li con i calzoni attorcigliati
intorno alle caviglie. E l'uccello che sembrava schiacciato.
Come se qualcuno lo avesse calpestato. Vedendo che non
ero contento lei mi ha detto: Andr meglio la prossima
volta. Le ho detto che a quel punto dovevo tornare a casa,
ma che le avrei telefonato. E lei: Prometti che mi chiami?
Mi chiami domani? Ho detto che lo avrei fatto, era
una promessa. Mi ha accompagnato alla mia macchina. Il
giorno dopo, come promesso, le ho telefonato. Non per
rivederla, solo perch glielo avevo promesso. Lei ha detto
subito: Perch non vieni a casa mia? Invece di rispondere
con un no, ho detto: E il tuo amico, quello che vive
con te? Io faccio quello che voglio, - ha ribattuto lei.
- Non  l'uomo a decidere chi vedo o non vedo. D'accordo,
- ho detto io. - Vengo a trovarti. Mi ha spiegato
che abitava a Oakland e mi ha dato l'indirizzo. La sua voce
splendeva. Mi pareva di vederla, di vedere come mi
aveva guardato, dentro la macchina. Ho ricordato quel che
aveva detto a proposito di una prossima volta. Ero eccitato,
poi lungo il tragitto ci ho ripensato. Era un'idiozia. Non
volevo farlo. Lei era bella e tutto il resto, ma mentre guidavo
verso casa sua mi domandavo: Voglio davvero fare
questa cosa? e la risposta era no. Il sesso in macchina era
stato tutt'altro che esaltante. E poi c'era quell'uomo. Lo
aveva chiamato l'uomo. Cosa mi veniva in mente di invischiarmi
con quei due? L'idea dell'uomo non mi piaceva
neanche un po'. Ho invertito la direzione di marcia, pensando
che me ne sarei andato al cinema. O a dormire. O
che avrei telefonato a mia moglie per dirle che doveva assolutamente
tornare a casa. Dopo due minuti ho fatto di
nuovo inversione pensando che sarebbe stato ancora pi
stupido. Le avevo detto che sarei andato da lei e dovevo
andarci. Non c'era motivo di preoccuparsi. Era semplice.
Un po' di calore umano. Mi sarei divertito. Lo fanno tutti.
Io no, ma perch? Che cosa avevo che non andava? Potevo
benissimo farlo. Cosa c'entrava il fatto che non volessi
farlo? Non c'era nessuna ragione del cavolo per non
farlo. Sono arrivato a casa sua incazzato con me stesso,
per deciso. Ho salito i gradini, rumorosamente. Ho suonato
il campanello. Stavo pensando che mi avrebbe aperto
la porta in camicia da notte, sorridendomi splendente. Ci
saremmo abbracciati e lo avremmo fatto. Una gioia per
tutti e due. Non sapevo come fosse il suo salotto, ma immaginavo
che lo avremmo fatto l, sul pavimento. Il cuore
mi batteva cos forte da sollevare la camicia. Respiravo a
fatica. La porta si  aperta e per poco non mi sono cagato
addosso. Era l'uomo. La luce della veranda lo illuminava.
Vedevo ogni dettaglio. Aveva la testa a manico di scopa
con due buchi al posto del naso, ma il naso non c'era e non
c'era neanche il mento. Il collo era attaccato direttamente
al labbro inferiore. Portava un paio di occhiali con le lenti
spesse, talmente spesse che praticamente lo accecavano.
Tu devi essere Paul, ha detto. Ho sentito i bambini ridere
e la musica che arrivava dal televisore. Aveva una voce
calda, amichevole. Indossava un grembiule da cucina e
impugnava un mestolo di legno, come se stesse preparando
la cena. Nell'altra mano teneva una sigaretta. Ha fatto un
tiro, guardandomi attraverso gli occhialoni, e il labbro inferiore
gli  arrivato all'incirca a met sigaretta. Le nocche
gli si sono coperte di saliva appiccicosa. Credo che Molly
sia andata a comprare del whisky. L'ho sentita dire ai
bambini che stava per arrivare Paul. Entra pure, cos la
aspetti. Ho detto: Grazie mille. Le dica che ripasso tra
poco. Come se avessi suonato il campanello per dire che
sarei ripassato. Quando sono tornato alla macchina, ho
provato un tale senso di sollievo che ho pensato che sarei
rimasto seduto l, nella mia auto, con i finestrini alzati e le
portiere chiuse, per il resto della vita. Non mi sarei mosso
mai pi. Capivo perch lei non riusciva a trovare casa. Non
avrei saputo spiegarlo, ma lo capivo. Non chiedetemi di
spiegarlo. Voglio dire, quell'uomo indossava il grembiule.
Non aveva il naso. Non voglio nemmeno pensarci. L'ho
vista arrivare lungo la strada con un sacchetto della spesa
tra le braccia; si affrettava, correva, quasi. Mi sono abbassato
per nascondermi. Lei mi  passata vicino senza vedermi.
Non ricordo di aver messo in moto, ma cinque minuti
dopo ero a casa. Devo aver fatto College Avenue a cinquanta
miglia all'ora. Senza guardarmi intorno.
Kramer chiese: - Nessuno vuole un caff?
- Con i calzoni attorcigliati intorno alle caviglie, - disse
Berliner. - Mi vedo la scena. La vedo benissimo. Tu nell'auto
con i calzoni attorcigliati intorno alle caviglie. Uno sballo.
- Gi, - disse Paul, guardandolo con un vago riflesso
di piacere sul viso.
- Ma in che senso le nostre storie si assomigliano?
- Per l'auto.
- L'auto?
- Lei era triste. Siamo saliti nella sua automobile. Dopo
era felice.
Berliner non fece commenti. Paul guard me. - Giusto?
- Pu darsi, - dissi io, non sapendo se fosse vero o no.
- Ti ha usato, - borbott Berliner.
- S. Hai ragione.  quello che intendevo dire.
- Non dovresti raccontarla, questa storia, - disse Cavanaugh.
- Ci sono storie che nessuno dovrebbe raccontare.
-  quello che  successo, non  una storia. Mia moglie
se n'era andata e quella donna mi ha scopato.
- Cavanaugh ti sta prendendo in giro, - disse Terry.
- A me ha fatto piacere sentirla. Cos' successo quando
tua moglie  tornata?
- Con i calzoni attorcigliati intorno alle caviglie, - ripet
Berliner, ridendo. - Che scena.
- Ero felice, quando  tornata. Sei arrapato, per caso?,
mi ha chiesto. Si aspettava di trovarmi arrabbiato.
Sei arrapato? Sono stata via soltanto due settimane.
Andiamo a letto, ho detto io. E lei:  mezzogiorno.
La casa  un disastro. Ti prego, ho detto. Ho troppo
da fare, ha risposto lei. Abbiamo passato il pomeriggio a
letto. Ero felice che fosse tornata, ed  la verit.
- Non ti sentivi pi solo, - dissi io.
Paul cominci a rollare un altro spinello. - Quando c'
lei, non devo sforzarmi di vivere.
- Be', non so a voi, - disse Cavanaugh con un sorrisetto
permaloso, come se Berliner e Paul avessero raccontato
le loro storie per biasimarlo, - ma a me fare sesso piace
da pazzi. Mi capita persino di andare in altre citt con il
mio pickup carico di attrezzature per il campeggio. Sarah
crede che vada a pescare sullo Snake River. Invece vado
a Denver a scopare.
- Tu s che sai vivere, - disse Paul. - Guidare fino a
Denver... forte. Se ci provassi io, farei un incidente, precipiterei
gi da un dirupo o qualcosa del genere.
Guardando Cavanaugh, Terry disse: - Una volta quelli
come te li definivano ipersessuati. Fino a Denver? Ci vorr
una ventina di ore. Se non di pi.
-  divertente.
- Andare a Denver?
- Il sesso.
Terry lo guard con aria di rimprovero. - Ti fa ridere?
Cavanaugh rise. Berliner pure.
- Il sesso  una cosa seria, - disse Terry, - ma sono convinto
che possa essere anche altre cose. Divertente, per gli
imbecilli. Non per un uomo come te, Cavanaugh.
-  divertente, - insistette Cavanaugh.
Berliner grid: - A Paul hanno schiacciato l'uccello.
Questo s che fa ridere -. Mentre rideva con denti e gengive
in bella vista, la testa gli scattava all'indietro come
una frusta.
Cavanaugh alz il bicchiere e guardandolo disse: - La
vita -. Poi: - La vita  sete -. Nessuno lo ascoltava. Bevve
la sua sete.
 
Sei.

Terry prese un'aria torva e poi sorrise. Testa grossa;
faccia larga come la carta geografica di una nazione. C'era
spazio per emozioni antitetiche. Le palpebre fremevano
come se fossero state attaccate dai moscerini, suggerendo
imbarazzo e incertezza. Il labbro inferiore sporgente invece
esprimeva divertimento. Un'indulgenza - la sottomissione
alla risata sguaiata e licenziosa di Berliner - controllata
da piccole contrazioni muscolari, come minuscoli
pugni, agli angoli della bocca. Fremiti nella parte alta del
viso, contrazioni in quella bassa. Come definirla, un'espressione
simile? Forse non tutte le combinazioni facciali hanno un nome. Ma Terry certamente avrebbe saputo
come chiamarla. Si stava preparando a parlare, come uno
che aspetta di lanciarsi nella rumba sul ritmo giusto. Da
Terry - rotondo, squadrato, massiccio - mi aspettavo cose
concrete. La verit sostenuta dal corpo. Lui si limit a
guardare Berliner, il quale smise di ridere. Terry era un
medico. La gente ascolta i medici.
- Mi sono sposato giovanissimo. Non sapevo niente
delle donne.
Lo aveva gi detto, quando Berliner si era assentato.
Ora voleva che anche lui sentisse il suo motto. Immaginai
il suo studio, con i diplomi di specializzazione appesi alle
pareti. Erano come la camicia che portava. Credenziali.
Manifestazioni della sua presenza nel mondo, ben distinta
dalla presenza degli altri. Pi precisamente, stava cambiando
l'atmosfera della sala da pranzo di Kramer. Non
avrebbe cominciato a parlare fra gli stupidi resti della risata
di Berliner. Aveva troppo rispetto di s.
- Ho incontrato anch'io una donna come la tua, Berliner.
All'epoca ero sposato e facevo turni di trentasei ore
al pronto soccorso due volte alla settimana. Nicki voleva
che passassi ad altro, che aprissi uno studio privato, magari.
Ma guadagnavo bene e avevo molto tempo libero. Il
pronto soccorso non era in un bel quartiere. Mi capitavano
ferite da arma da taglio. Arrivavano uomini con le cose pi
assurde infilate nel culo. Cetrioli. Bottiglie di Coca-Cola.
All'ingresso c'era sempre una guardia armata.
Berliner, per dimostrare quanto apprezzava la vita vera,
annuiva come se stesse ricevendo dei piccoli colpi di martello
sulla nuca. Teneva la bocca socchiusa, in attesa della
comparsa della donna della storia, senza ridere.
- Era un altro corso di medicina, che pensavo mi sarebbe
stato utile. Poi una notte si  presentata un'ispanica
stupenda con i tacchi alti e una minigonna aderente. Ingioiellata
- anelli, carabattole di vetro - come se il pronto
soccorso fosse una discoteca. Aveva i capelli nerissimi.
Sembravano umidi, luccicavano come asfalto caldo. Giovane,
sicura di s, sfrontata. Comandava lei. Lo avevo gi
capito dal suono dei suoi tacchi mentre mi veniva incontro
sul pavimento duro ricoperto di linoleum. Pareti spoglie.
Camminava come se suonasse la batteria. Un gran fracasso.
Berliner sorrise. Quella storia drammatica lo stuzzicava.
Pareti spoglie, pavimento duro, un'ispanica stupenda che
faceva il suo ingresso e ad accoglierla Terry, il dottorino
che curava i malanni notturni. Guardai la camicia di Terry.
Quale persona con una camicia simile - seta morbida,
costosa, color malva - poteva preoccuparsi del suo prossimo?
Mi resi conto che volevo quella camicia.
- Si  seduta accavallando le gambe. Gambe di prima
qualit. Poi ha preso una sigaretta dal pacchetto e ne ha
offerta una anche a me. Ho rifiutato. L'infermiera se ne
poteva accorgere. Non era corretto, secondo me, farsi vedere
a fumare con una paziente. Specialmente con quella
donna. Cosa si sente?, le ho chiesto. Se ci ripenso mi
viene da ridere.
La voce di Terry divent pi acuta; non rideva. Quella
era vita vera. Ci ridi su solo teoricamente.
- Mi ha detto che aveva un accordo con dei dottori di
vari pronto soccorso per certe prescrizioni. Ah si?, ho
detto io. Non era una risposta adeguata, per non capivo
di cosa stesse parlando. Era tranquilla, si esprimeva in tono
pratico, come se in linea di massima avessi dovuto essere
informato.  tradizione, ha detto. Ah si? Ma cosa si
sente? Lei ha ripetuto la storia degli accordi, delle trattative.
Mi ha detto che non c'era niente di strano. Poi ha
chiesto se non mi dispiaceva che chiudesse la porta. Fuori
c'era soltanto l'infermiera. Chiuda pure, se si sente pi
a suo agio, ho detto io. Lei ha chiuso. Poi mi ha assicurato
che potevo telefonare ad alcuni medici di Los Angeles
che avrebbero garantito per lei. Ha sciorinato nomi e
specialit. Urologia, radiologia. Cominciavo a capire. Non
era venuta per una diagnosi. Non aveva alcun problema.
Voleva fare uno scambio. Concludere un affare. Sussurrava,
nonostante la porta fosse chiusa.
-  come la donna che ho incontrato io? - chiese Berliner.
- S. Ha avuto una certa influenza su di me. Da lei ho
imparato qualcosa su me stesso.
- Ma io piacevo a quella che ho incontrato.
- Posso continuare?
- Continua.
- Voleva concludere un affare. In cambio di certe prescrizioni
avrebbe fatto qualsiasi cosa, secondo i miei desideri,
con frequenza regolare. Qualsiasi cosa, ha detto.
Ha tirato fuori dalla borsetta un'agenda. Come se fosse gi
tutto stabilito, mi ha chiesto: Che orari fa?
- Ma non  per niente come quella che ho incontrato io.
- Sta' zitto, Solly, - lo rimbecc Cavanaugh.
- Invece s, - disse Terry. - Stammi a sentire. Mi trovavo
in una situazione difficile. Questo non te lo insegnano
all'universit. Sono cose che vengono trascurate, ignorate,
non se ne parla mai.
- Che cos' questo questo di cui parli? - chiese Berliner.
- Quello che lei aveva chiamato tradizione. Quello in
cui non c'era niente di strano. Sapete cosa ho detto io?
Se ne vada. Lei mi ha lanciato un'occhiata che mi sento
ancora addosso. Come se fossi un mentecatto. Dottore, lei
ha bisogno di un dottore, mi ha detto. Si  alzata,  andata
alla porta e li si  girata. Per accertarsi che non stava
sognando. Io ho detto: Se ne vada o chiamo la polizia.
Lei ha aperto la porta,  uscita. Sono rimasto l con il mio
camice, nel mio piccolo studio, da solo. La donna se ne stava
andando. L'avevo mandata via io. Soffrivo. Per questa
sofferenza portavo sul camice un cartellino con il mio nome.
Per questa sofferenza mi avevano fornito vassoi con i
ferri, ricettari, e la gente mi chiamava dottore. Aspetti,
ha dimenticato una cosa, ho gridato. Lei ha continuato
a camminare. Non mi aveva sentito. Non ho riprovato a
gridare. Avevo gi fatto abbastanza, troppo. Tremavo. Poi
l'infermiera ha detto: Aspetti. Il dottore la vuole. Ha dimenticato
una cosa. Lei si  fermata. In piedi accanto alla
mia scrivania, la guardavo, l nel corridoio. Lei guardava
me in attesa che dicessi qualcosa. Dovevo parlare, dirle
che cosa aveva dimenticato. L'infermiera ascoltava. La
sua ricetta, ho detto. Come uno scemo. Contro la mia volont.
Ma ormai era tardi. Lei  tornata verso di me, con
i tacchi che battevano sul pavimento, i gioielli di vetro che
oscillavano. Recitava con tutto il corpo a beneficio dell'infermiera,
ridendo e scuotendo la testa. Oh, che buffo, ho
dimenticato la ricetta. E entrata nel mio studio e ha chiuso
la porta senza nemmeno chiedermelo. Non c'era bisogno
di stare con la porta chiusa per scrivere una ricetta.
Doveva fare una brutta impressione. Ero in trappola, e se
devo dire la verit la cosa mi piaceva. Adesso lei non mi
sembrava cos stupenda. Adesso c'era qualcosa in gioco.
Ne vedevo i difetti. Era carne arrogante, infuocata, asfissiante.
Non riuscivo nemmeno a parlare.
Berliner, con un mezzo sorriso - un po' deluso ma senza
disapprovazione - disse: - D'accordo, - come se facesse
una concessione al mondo. - Come si chiamava?
- Non me lo ricordo.
- Figuriamoci.
Terry sorrise e confess: - Mango.
- Si chiamava cos?
- Il fatto  che...
- Mango, - strill Berliner come uno scatenato uccello esotico.
 
Sette.

Prendendosi un'altra fetta di torta, Terry disse: - I miei
complimenti a tua moglie, Kramer. Deve aver fatto questa
torta con le sue parti basse. Congratulati da parte mia.
Il complimento, nella sua volgarit, era crudele. Forse
le risate di Berliner avevano irritato Terry e ora lui puniva
Kramer. Oppure era imbarazzato dalla propria intemperanza.
Nella storia che aveva raccontato e a tavola. Non c'era
nessun altro che stesse ancora mangiando. Nelle ossa della
sua testa calva si leggeva il bisogno di masticare. Pi parlava,
pi le ossa volevano girare come una zangola, stritolare,
assaporare. Sembrava che a Kramer piacesse guardarlo, che
fosse addirittura grato per lo spettacolo, come se in Terry
riconoscesse qualcosa che gli piaceva particolarmente.
- Nancy ne sar felice. Sono sicuro che ha fatto lei la
torta. Se vuoi ce n' un'altra.
Ogni parola fu pronunciata distintamente, con attenzione,
la stessa attenzione di quando si cerca di non far
traboccare un contenitore di liquidi. Kramer si sforzava
di contenere l'orgoglio per la torta di Nancy. Un ospite
davvero generoso. Mobili, dipinti, piante, ceramiche e
tatuaggi parlavano di una passione per l'accumulo, per
lui aveva anche una passione per il donare. Era andato a
letto con centinaia di donne. La sua generosit era oceanica,
voluttuosamente rigogliosa come i suoi capelli neri.
E aveva anche uno stile preciso, tra l'altro.
Da un abisso di meditazione, Paul disse: - Alle donne
i medici piacciono.
Terry smise di masticare. - Ti riferisci alla mia ispanica?
- S.
- Io avevo qualcosa che lei voleva. Ricette di farmaci.
- Oh, dai.
-  la verit. Comprava stupefacenti e poi li rivendeva
a un prezzo pi alto. Lo faceva da anni, ogni tanto, fin da
quand'era ragazza. Aveva bisogno di soldi.
- S, s. Comunque tu sei un medico. Alle donne piacciono
i medici perch sono veri uomini. Gli uomini sono
quasi tutti dei falliti.
- Credi che non ci siano medici falliti?
- Sto solo dicendo che cosa piace alle tipe. Non erano
le ricette, eri tu. Ci sono altri modi di fare soldi -. Il tono
era risentito. La logica non era l'approccio giusto per
parlare con lui.
- Poi l'ho rivista. Il resto sono state repliche, complicazioni.
Mi piace ricordare il primo incontro. Il piacere 
nell'inizio.
- Il corteggiamento, - dissi io, - al pronto soccorso.
- Il corteggiamento, infatti. Desiderare -. Terry sorrise.
- Io e Mango siamo diventati amici, diciamo. Le ho
persino prestato dei soldi. In certi periodi andavo fino a
Martinez due volte alla settimana. Viveva vicino a una raffineria.
In una fattoria con un paio di acri di terra. Coltivava
bietole, piselli, pomodori, carciofi... un vero pollice
verde, ci credereste? Teneva anche polli e conigli.
- Quindi non era una prostituta? - chiese Berliner.
- Era troppo originale. Faceva l'imprenditrice. Si chiamava
Felicia Mango. Lavorava in una fabbrica. Istruzione,
zero. Scriveva come una deficiente. Palloncini al posto dei
puntini. E grandi ghirigori sotto le g le y, come testicoli. In
compenso conosceva i nomi di tutti i fiori selvatici. Aveva
una memoria eccezionale. Se recitavo una lista di trenta
numeri, era capace di ripeterla al contrario senza mai
sbagliare. Mi ha fatto giurare che non lo avrei raccontato
a nessuno. Pensava che fosse il segnale di una tara.  un
talento, le dicevo io. Lei mi puntava un dito contro e rideva:
Tu sei un bel matto. Le dicevo che era bellissima.
Anche tu sei bellissimo. Non hai brufoli. Io li ho.
- Cosa vuol dire amici? - chiese Berliner. - Scopavate.
- O medici o falliti. O si  amici o si scopa. Non esiste
un altro modo di pensare? Sai una cosa, una volta credevo
che alla base della civilt occidentale ci fosse la ruota. Poi
in un libro sulla storia delle macchine ho letto che invece
c' il principio del moto alternativo. Non la ruota. S, no.
Giusto, sbagliato. E cos che pensiamo, che costruiamo un
ponte, che parliamo, che camminiamo. Eravamo amici. A
volte andavamo a fare un giro, Berliner, senza scopare. Le
prestavo soldi e lei me li restituiva. Un giorno l'ho aiutata
a cambiare un tubo a gomito nel gabinetto di casa sua. Ci
so fare con le mani. Mi sono pavoneggiato. Secchi di acqua
rugginosa. Un grasso nero, orribile. Mi piaceva. A darmi
fastidio erano i sentimenti. L'idea dei sentimenti. L'idea
che io facessi queste cose per lei. Dopo, a letto, era pi affettuosa
che erotica. Mi faceva domande su mia moglie.
Voleva sapere com'era Nicki. E se a Nicki dispiaceva che
frequentassi altre donne. Cavanaugh dice che non gli piacciono
i baci. A me non andava di parlare di mia moglie. Mi
deprimeva. Allora lei diceva: Dimmi dei numeri. Sapeva
che la cosa mi divertiva, che ammiravo la sua capacit
di ricordare trenta numeri. Dopo un po' mi si spezzava il
cuore, soltanto questo.
- Ma era un'amica, - disse Berliner. - Secondo me...
Cavanaugh lo interruppe. - Solly, non  difficile da capire.
Io sono stato con una che voleva fotografarmi. Tipo
che ero al cesso e si spalanca la porta. Clic. Sono sotto la
doccia e si sposta la tenda. Aveva centinaia di foto di me
che mi lavavo il culo. Eravamo amici.
- S. Pi o meno, - disse Terry con aria dubbiosa anche
se intanto con la testa faceva s, s. - So che Felicia era
mia amica perch aveva smesso di chiedermi le ricette. Mi
offrivo di fargliele e lei si arrabbiava. Diceva che le prendeva
solo dai porci. Altri uomini hanno meno difficolt di
me, in situazioni del genere. Era un'amica. Ma la verit
 che io non faccio sesso orale con le mie amiche. Capite
dove voglio arrivare? - Rise fragorosamente, come se l'idea
fosse pi divertente del fatto. - Una volta mi interessavo
di politica, ero di sinistra. Firmavo petizioni, davo
soldi per le cause giuste. Adesso improvvisamente capivo
il significato dell'alienazione. Un corpo accanto al mio nel
letto faceva domande su mia moglie.
- Un'amica, - disse Berliner, come se la ripetizione restituisse
senso alla parola. - Cavoli se sei strano.
- Crede nel principio del moto alternativo, - dissi io.
- Sono un uomo di scienza. Non mi va di prendermi
troppo in giro. Era un corpo.
- Frequentava altri uomini? - chiesi io.
- Una volta mi ha telefonato al pronto soccorso. Ero nel
sangue e nella merda fino al collo, ma siccome era Felicia
sono corso a rispondere. Mi chiedeva il permesso di uscire
a cena con un suo collega della fabbrica. Mi dispiaceva?
Certo che no. Volevo che uscisse con altri, per quanto la
cosa mi preoccupasse. Se avessi preso le piattole, sarebbe
stato un disastro.
- Anche tua moglie era un corpo, - dissi.
- Il matrimonio dovrebbe essere monogamico. Ne sono
fermamente convinto.
- Per evitare i batteri, - disse Paul. - Questo lo capisco.
- Per evitare che la moglie diventi un corpo. Non 
questione di batteri... anche se, ovviamente, mi preoccupavo
parecchio per eventuali infezioni. Prendevo le mie
precauzioni. Comunque mi preoccupavo. E difatti me ne
sono beccata una. Non chiedetemi come. Forse me l'ero
cercata. Ho dovuto telefonare al ginecologo di Nicki. Era
stato mio docente all'universit e ci eravamo trasferiti in
California pi o meno nello stesso periodo. Questo non
rendeva le cose pi semplici. Nicki stava andando da lui
per un problema di cisti, il che mi tornava utile, ma sono
stato costretto a presentarmi nel suo studio e a raccontargli
tutta la storia. Lui si  mostrato interessato da un punto
di vista medico. Come avevo contratto l'infezione? Era un
ceppo nuovo o un ibrido? No, era semplice scolo. E stato
persino comprensivo. Era cos disponibile ad ascoltarmi che
ho provato pena per me stesso. Mi ha incoraggiato a parlarne
e sono quasi scoppiato a piangere, per l'umiliazione.
Gli ho raccontato che Nicki era sull'orlo di un esaurimento
nervoso. Una follia bella e buona. Nessuno che giochi a
tennis, faccia jogging e dorma nove ore per notte  esaurito.
Probabilmente pensavo a me stesso, ma ho continuato
a parlare della povera Nicki. Gli ho detto che nel mezzo
di un litigio scappava fuori e correva via in macchina come
una matta. Che una volta non aveva visto il cane dei
vicini che dormiva nel nostro vialetto e lo aveva investito.
L'ho descritta come una maniaca omicida. Se avesse scoperto
di avere lo scolo, chi avrebbe incolpato, la racchetta
da tennis? No, avrebbe fatto un gesto drammatico. Pur
conoscendola, il ginecologo ha creduto a ogni mia parola.
Mi ha chiesto se non fosse il caso di consultare uno psichiatra.
Di prendere in considerazione l'idea di farla ricoverare.
Per il suo bene. Ho avuto una visione tremenda di
me stesso: un medico che dopo aver trasmesso lo scolo alla
moglie la fa ricoverare in manicomio per il suo bene. Mi
sono rifiutato di discuterne. L'avrei curata io, ho detto,
magari mettendole i farmaci nello yogurt. Purtroppo dovevo
andare fuori citt per una decina di giorni. Non sapevo
come fare. Lui ha promesso che mi avrebbe aiutato,
con discrezione. Ci siamo scambiati una stretta di mano.
Mi ha dato una pacca sulla spalla. Quando l'ho richiamato,
ha detto: E pulita, e ha riappeso. Nessun onorario
per i servigi resi, solo una tirata d'orecchi. Forse l'ho deluso,
ma perch abbia voluto ferire i miei sentimenti non
lo sapr mai. Grazie a Dio, Nicki non aveva preso lo scolo.
- Sia lodato il Signore! - url Canterbury.
Sorrise come se intendesse aggiungere altro, ma urlando
si era spaventato da solo e aveva perso la necessaria presenza
di spirito. Rinunci. Rimase immobile. Di un pallore
rigido e smunto. Un sorriso in una faccia che galleggiava.
Sotto, i colori della vacanza.
Mi domandai se Canterbury, forse leggermente epilettico,
avesse avuto una crisi. Trascorse un lungo momento.
Tutti lo fissavano. Mi torn in mente uno studente, un ragazzo
che era rimasto seduto in un angolo in fondo all'aula
senza aprire mai bocca per settimane e poi, l'ultimo giorno
di lezione, aveva gridato qualcosa, attirando l'attenzione
di tutti, solo che le sue parole erano state incomprensibili.
Come Canterbury, era presente e allo stesso tempo
assente. A volte occorre avere la percezione di una persona
per capire anche la pi piccola delle sue esclamazioni. Non
sentiamo le parole; sentiamo noi stessi, personalmente, che
le pronunciamo. Canterbury non aveva detto praticamente
niente per tutta la sera. Voleva scomparire, ma io lo vedevo,
almeno con la coda dell'occhio, ogni volta che alzavo lo
sguardo. Era l, seduto dall'altra parte del tavolo, che si allenava
a essere invisibile. Adesso era esploso esasperato, con
una subitanea protrusione di vita interiore. Sotto la pressione
dei nostri occhi che lo fissavano, inclin la sedia all'indietro,
in un'immagine di agio sublime, e disse: - Ignoratemi.
In realt era molto teso, a disagio. Dai suoi lineamenti
trasparivano significati sfuggiti al controllo dell'intenzione.
Il sorriso gli indugiava sulle labbra come un sentimento
che avrebbe preferito non provare. Qualcosa di prezioso,
comunque. Molto paradossale. Mi chiesi se fosse gay, pensandolo
cos, alla lettera. Quella parola evocava deliri evanescenti,
una contentezza spensierata. L'opposto di Canterbury,
ma poteva darsi che fosse un gay cupo. All'universit
avevo avuto amici gay che erano assolutamente tetri.
Non c'era alcun motivo per pensare una cosa del genere,
per, o altri dettagli cos personali riguardo a Canterbury.
Ed era proprio per questo che lo pensavo. Non faceva parte
della compagnia. Aveva mangiato come tutti e ci aveva
ascoltato, per non aveva presentato alcuna credenziale.
- Di che cosa parli? - chiese Cavanaugh con intenti
premurosi, ma la sua mole e la domanda diretta lo fecero
sembrare intimidatorio.
Folle, epilettico, gay, sorridente e pallido, Canterbury
disse: - Non lo so.
Accavall le gambe prima da una parte e poi dall'altra.
Una dimostrazione di inquieta irrilevanza, come a dire:
Non guardatemi, non ci sono, per guardatemi, sono qui
che mi muovo sulla sedia, inclinato all'indietro, sommamente
rilassato. Dava un'impressione di precariet. Io ero
sulle spine. Quando accadde, strillai come una ragazzina.
Le mani di Canterbury sfiorarono, colpirono, mancarono
il bordo del tavolo mentre lui cadeva inesorabilmente
all'indietro, prima piano, poi di colpo, agitando le braccia.
Ci fu un tonfo di legno e di ossa. Non lo vedevo pi.
Se fosse caduto Berliner, si sarebbero scatenati lazzi e
risate. Per Canterbury subentr un silenzio mirabile. Lui
raddrizz la sedia e si riaccomod. Educatamente eretto,
pronto a riprendere da dove aveva lasciato, di nuovo sorridente
come se quell'evento fosse gi scomparso dalla storia
umana. In tono giudizioso, Kramer disse: - A mio parere,
Harold ci sta dicendo di stare zitti.
Non era una battuta. L'osservazione nasceva dal suo
io professionale, un io che conosceva i motivi delle cose.
Canterbury lo guard in faccia con freddezza, sfidandolo
a interpretare la sua caduta. Kramer se ne astenne, per gli
restitu un'occhiata smaliziata che sembrava contenere delle
implicazioni. Canterbury le assorb come una macchia. Le
orecchie gli diventarono rosse. I peli, spinti dal sangue, si
drizzarono irradiandosi sui bordi. Una sottile bruma bianca
che contrastava col rosso. Si vedeva anche dalla parte
opposta del tavolo, dove mi trovavo io. Era furibondo.
- Non mi piace essere analizzato. Mi offende, Kramer.
Non sono un tuo paziente, o com' che li chiamate... clienti?
- Ulteriori obiezioni si raccolsero intasandogli il collo.
- Ho detto di ignorarmi. Ignoratemi.
Affrettandosi ad accogliere la richiesta, Kramer parl
a voce bassa. - Certamente. Le nostre storie non possono
piacere a tutti. Non stavo esprimendo giudizi. Capisco bene.
Non devono piacerti per forza.
- Ti ringrazio. Perch me ne stavo qui seduto convinto
che mi dovessero piacere.
C'erano stati altri commenti ironici, ma questo era freddo
come il ghiaccio. Meschino. Malevolo. Kramer sbatt
le palpebre, si strofin l'occhio vagabondo e si riappoggi
allo schienale della sedia, osservando Canterbury. Adesso
anche lui avrebbe voluto essere ignorato. Invece Canterbury
disse: - Prima di esibire tutta la filosofia della tua
psico-scienza, consentimi di dire che queste storie sono oscene.
Ma in fondo che differenza fa? La popolazione degli Stati
Uniti  ampia. A chi interessa quel che si dice di qualcun
altro? Non esiste informazione privata cos peculiare da
non poter essere attribuita a milioni di persone. Non  vero,
forse? Un essere umano, un vero individuo dotato di
dignit, di rispetto di s, non andrebbe mai da un analista.
Come potrebbe? Tu vedi soltanto una fila di omiciattoli
lamentosi e piagnucolosi, vero?
- Non ho mai pensato ai miei clienti in questi termini.
Alcuni sono esseri umani molto speciali. Dovresti sentire
le storie che mi raccontano. Se questo non  umano,
non so cos'altro lo sia. Mi occupo soprattutto di terapia
di coppia e familiare. Mariti e mogli insieme. A volte con
i figli. Ricevo anche persone sole. Non so cosa intendi tu
con individuo.
- Terry lo sa. E un medico. Sa che pu parlare di Mango
tutta la notte senza che lei risulti diversa da un milione
di altre donne. In cambio delle ricette ha fatto quello che
lui voleva. Allevava conigli. E allora? Domani la vedremo
in televisione. E una nessuno. Non esiste.
- Non esiste? - Terry si punzecchi le costole sotto il
braccio destro con la forchetta. - Ha un capezzolo in pi.
Proprio qui. Non ti pare abbastanza peculiare?
Nel sorriso di Canterbury scintillava il disprezzo. - Davvero?
E i denti? In numero normale?
- S. Aveva anche un figlio di cinque anni che viveva
con l'ex marito, un invalido. Si  fatto male lavorando in
un cantiere edile. La casa di Martinez  stata comprata
con i soldi dell'indennizzo. Felicia  una nessuno? L'ho
aiutata a compilare la dichiarazione dei redditi. Seduto al
tavolo della sua cucina. Tela cerata blu e bianca, sbiadita,
screpolata come vecchia pelle. Appiccicosa. Felicia esiste.
Mi ha cucito un bottone della manica di una giacca. Ero
andato in giro per mesi con quel bottone in tasca. Se non
esistesse, chi mi avrebbe riattaccato il bottone? Io no di
certo. Se lo avessi chiesto a Nicki, me lo avrebbe cucito in
mezzo agli occhi.
Alla parola occhi Canterbury alz i propri al cielo
come se stesse subendo un attacco di imbecillit morale.
- Oh, alla fin fine  una questione di gusti. Questo genere
di discorsi mi fa sentire sporco. Solo. Lo so che me
ne sono stato qui ad ascoltare. Suppongo di avere un debito
nei confronti del club. Dovrei raccontare una storia
anch'io, o perlomeno diffamare qualcuno. Il fatto  che a
me le storie non capitano. Ho una vita normale. Non incontro
ispaniche stupende che allevano conigli. Peggio per
me, sicuramente. Me ne sarei dovuto tornare a casa. Non
appartengo a questo club.
Cavanaugh, a capotavola, incombeva immobile come
una montagna. Paul aveva smesso di rollare spinelli. Berliner
borbott qualcosa, si sment, sospir. Terry era impantanato
nelle sue densit. Aveva fatto del suo meglio e
aveva fallito. Kramer, sprofondato nella sua oscurit, disse:
- Le persone vanno dall'analista perch ne hanno bisogno.
Soffrono -. Era stato scaricato da parecchi minuti,
sanguinando profusamente.
- S, fai sparire la loro sofferenza, - disse Canterbury.
- Buttala via. Ma ti senti? Non hai nessun rispetto per
il loro dolore. Fai sparire la sofferenza e tutto il resto se
ne andr. Mia moglie  stata in analisi sei anni. So di cosa
parlo. Si  presa fino all'ultimo mobile. Una sera sono
tornato a casa e l'ho trovata completamente vuota. Aveva
lasciato un biglietto: Caro, i mobili puoi tenerteli. Ne
ho presi alcuni di quelli doppi. Non era rimasto niente.
Nemmeno uno strofinaccio della cucina. Le avevo pagato
io i sei anni di analisi.
Sua moglie?
- Canterbury, - dissi, - te ne vuoi andare a casa, per
non ci vai. Vuoi essere ignorato, ma caschi dalla sedia.
- Ho la mia sensibilit. Voialtri mi sembrate un branco
di froci.
Berliner mi afferr per il collo, mi attir a s e mi baci
sulla guancia.
- Grazie, coglione, - dissi, asciugandomi la guancia con
il dorso della mano. Finalmente avevo inquadrato Canterbury.
Non era gay. Era un criticone, un perfettino. Ancora
aggrappato al suo tono da terapeuta, carico di buon senso,
Kramer disse: - Nessuno ha una vita normale, Harold.
Nemmeno tu. Non  per niente normale che una moglie
sparisca con tutti i mobili.
- La mia vita  normalissima, invece. Ogni mattina vado
in macchina a San Francisco. La sera torno. Non do mai
passaggi agli autostoppisti. Non ho mai preso una multa.
Quanto ai mobili,  stata una sorpresa; per ho capito il
senso del gesto. Mi stava lasciando. Penso che si sia spiegata
anche troppo, ma del resto avrebbe anche potuto dar
fuoco alla casa. Dopotutto la casa c'era ancora. Non aveva
portato via n porte n finestre. Si possono staccare, e
non sono senza valore. Sapete quanto costa far montare
una porta? Comunque non ci tengo a dilungarmi su questo
episodio. Stavo solo dicendo qualcosa sulla psicoanalisi.
Dopo sei anni di analisi mia moglie ha deciso di lasciarmi
e di svuotarmi la casa: se pensate che questo significhi che
sono io a sbagliarmi su me stesso, d'accordo, affari vostri.
Pensatela come vi pare. Per quanto mi riguarda, non mi
succede niente. Mai. Questo club ne  la dimostrazione.
Sono venuto e scopro che non  un vero club per uomini.
Perch non stiamo facendo niente di fisico?
- Fisico? - disse Kramer.
- Ma ovvio. Non dovremmo essere qui per fare qualcosa?
Qualcosa di fisico? Tutte queste chiacchiere, chiacchiere,
chiacchiere.  malsano.
Berliner, sorridendo, disse: - Tu mai, tu niente. E troppo,
Harold. Devi avere una vita segreta. Avanti, confessa.
Che cosa fai?
- L'avvocato.
- Fantastico.
- Be', non c' niente di misterioso. Faccio causa alla
gente, oppure la difendo da chi le fa causa. Dovrei dire
societ, non gente. La gente non si pu permettere l'assistenza
legale del mio studio. Leggo documenti e redigo atti.
Ogni tanto mi tocca viaggiare, nel qual caso mi ritrovo
in una camera d'albergo o a colloquio con un giudice, per
chiarire contestazioni. Un lavoro vario con ritmi sostenuti.
Che genera molte ansie. Poco tempo fa a uno dei soci
anziani  venuto un colpo durante una riunione.
- E non  una storia, questa? - chiese Berliner.
- Bene. L'ho raccontata, ho pagato il mio debito al club.
Quentin ha avuto un infarto ed  morto. Quentin Cohen.
Forse sapete che  stato lui a invitarmi qui.
- Quentin? - disse Berliner, alzandosi come se lo avessero
chiamato da un'altra stanza.
- Non vi siete accorti che non c'? Immagino che anche
altri non si siano presentati. Forse sono morti tutti.
Berliner, a bocca aperta, parl muovendo appena le labbra,
come se le sue parole venissero dal giorno prima, o da
quello dopo. - Quentin  morto?
- S. Gli  venuto un colpo durante una riunione.
- Gli  venuto un colpo? - Berliner si pass una mano
fra i capelli e, come se imitasse le parole, ripet: - Gli 
venuto un colpo. Gli servivano altre informazioni, qualcosa
che lo aiutasse ad assimilare la notizia. Sui lineamenti
di Canterbury si pos un'aria di sufficienza. Gli occhi, illuminati
da un principio interiore, sembravano pi azzurri.
Il fatto che non aggiungesse altro lo rendeva spaventoso.
Berliner attese invano. Canterbury era di pietra. Poi, come
per blandire il fato, Berliner disse: - Ma Quentin non era
malato. Abbiamo pranzato insieme un paio di settimane
fa. Ha mangiato le lasagne. Giocavamo spesso a poker, andavamo
alle corse insieme. Aveva dei progetti. Un viaggio
ad Acapulco -. Torn a sedersi e chiese: - Tu l'hai visto?
- Con una decina di altre persone. Avvocati. Una stenografa.
Mentre parlava,  caduto urtando il tavolo. Siamo
riusciti ad afferrarlo prima che finisse sul pavimento.
Lo abbiamo disteso sul tavolo, sulla schiena.
- E poi?
- Berliner, mi sfinisci. Dalle tasche gli sono uscite monete
e chiavi. Da un angolo della bocca gli colava un filo
di bava. Che cosa vuoi sapere?
- Era mio amico.
- Be', mi dispiace. Io non lo conoscevo bene. Aveva un
difetto di pronuncia.
-  vero.
- Ne parlo perch era la sua caratteristica fisica principale.
Ne ero sempre cosciente. Forse se lo avessi conosciuto
meglio non ci avrei fatto caso. Mi ha invitato qui
per un motivo. Voleva fare amicizia. Pulendo la sua scrivania,
la segretaria ha trovato un promemoria che Quentin
aveva scritto per ricordarmi di questo incontro. Me
l'ha dato una settimana fa. Dopo la sua morte. Non ero andato
al funerale. In un certo senso sono qui per rendergli
omaggio. Pi semplice che andare a un funerale.  stato
tremendo, tutte le tazze del caff rovesciate. Che cosa ti
posso dire? Qualcuno gli ha slacciato le scarpe per aiutare
la circolazione. Aveva i calzini di due colori diversi. Uno
marrone come l'insalatiera. L, sull'esterno. Quel marrone
l. L'altro invece era bianco. Stranamente indecoroso,
se non addirittura scioccante. I calzini spaiati lo facevano
sembrare un clown, vulnerabile. Probabilmente quella
mattina era stressato. Doveva parlare in pubblico. Pu
darsi che la prospettiva lo angustiasse, per via del difetto
di pronuncia. Un suono acquoso, tipo un risucchio, come
quando si cammina sull'erba bagnata. Non ho mai capito
bene quale fosse il problema. Parlava sempre molto in fretta.
Come per nascondere il difetto o tenere la tua attenzione
concentrata sulla parola successiva, e parlando piegava
la testa all'indietro, come se volesse prendere le distanze,
allontanarsi dalla sua stessa bocca, e intanto ti scrutava.
Voleva vedere che cosa stavi ascoltando: il ragionamento
o il difetto di pronuncia. Per un certo periodo ho ricevuto
strane telefonate a casa. A tutte le ore. Una voce maschile
che sussurrava. Mi faceva paura. Poi un giorno che non
ci stavo pensando ho capito che era lui a telefonarmi. Ne
ero sicuro. La sua voce affiorava dal sussurro. Appena appena,
ma affiorava. Perch avrebbe dovuto fare una cosa
simile? Non gliene ho mai parlato, ma dopo averlo capito
avevo la sensazione che sapesse che sapevo.
- Non gliene hai mai parlato?
- A lui no. Ne ho parlato agli altri soci, ovviamente. Il
che non  andato certo a suo vantaggio.
- Che cosa ti diceva al telefono?
- Non ha nessuna importanza... la cosa inquietante
era il sussurro.
- Capivi quel che diceva?
- Diceva sempre la stessa cosa. Harold, come ti va l'uccello?
- Quentin ti diceva questo?
- Ne sono certo.
- Ma con il suo difetto di pronuncia, - dissi, - non avevi
capito subito che era lui?
- No. Sussurrava. E poi le persone non sembrano proprio
loro, al telefono. Come non sembriamo noi nelle foto.
Siamo a malapena riconoscibili, in meglio o in peggio.
Al telefono le voci diventano pi flebili. Purificate. Sono
i cavi a fare quest'effetto. Per alcuni  un miglioramento
straordinario. La gente si lamenta della tecnologia moderna,
perch spersonalizza eccetera. Come se nelle persone reali
ci fosse qualcosa di eccezionale. Mia moglie, per esempio.
Dopo sei anni di analisi scopre chi  veramente... un'avida
ladruncola di mobili. Be'. Al telefono Quentin diventava
se stesso. Il vero se stesso. Trovava la libert.
Kramer si alz. - Chi prende il caff? Vado a prepararlo.
Le donne hanno comprato Brazil, Kona e Uganda. Posso
miscelarli. Come lo prendete?
- Siediti, - disse Berliner.
Sulla porta della cucina, un attimo prima di aprirla,
Kramer si ferm. - Beviamoci un caff. Nessuno ne vuole?
Berliner batt i pugni sul tavolo e url: - Cos' questa
menata del caff? Harold sta parlando. Siamo venuti qui
per parlare, non per bere caff. Vuoi il tuo caff del cazzo,
Kramer? Fattelo. Ficcatene una tazza nel culo.
Kramer torn al tavolo e si chin verso Berliner come
se stesse per lanciarsi tra i piatti e agguantarlo per il collo.Gli avambracci tatuati avevano una letale lucentezza
serpentina. Parl, ancora con un eccesso di autocontrollo,
ma minaccioso, stavolta, e senza mai battere le palpebre.
Aveva gli occhi di fuori.
- Forse non hai sentito quello che ha detto Harold. Te
lo spiego io, allora, cos'ha detto. Ha detto che il nostro
club  un cavolo di funerale. Ha detto che  venuto a rendere
omaggio a un morto. Mr Lasagne con il suo difetto
di pronuncia e i calzini spaiati. Nel frattempo, visto che
 qui, ci fa un grande favore, cio ci aiuta a elevarci sul
piano morale. Capisci cosa intendo? Mi ha spiegato che
quel che faccio per vivere  una grande cazzata. L'hai
sentito? Credevo che noi fossimo amici, Solly. Forse mi
sono sbagliato sul tuo conto. Forse ti dovrei prendere a
calci nel culo.
- Provaci, - disse Berliner balzando su, i capelli come
una sventagliata di sale, gli occhi verdi spalancati. - Provaci.
Provaci.
- Un momento, - grid Paul. Cavanaugh stava girando
intorno al tavolo per raggiungere Kramer. Presi in considerazione
l'idea di bloccare Berliner, ma lui era inchiodato
al pavimento, con le gambe che fremevano nei pantaloni,
i pugni alzati. Accanto a Kramer, Cavanaugh, con
la sua mole enorme, lev le braccia come per diffondere
raggi di pace. - Pensate agli amici, - disse. - Io vi voglio
bene, ragazzi. Come mi sentir se comincerete a darvele?
Pensate agli amici.
Gli occhi di Kramer erano puntati addosso a Berliner,
torvi e insensibili a cose come il pensiero.
Canterbury si alz. -  colpa mia, - disse. - Sono stato
io. Ero seduto qui, sono caduto e mi sono messo a parlare.
Ho provocato io il casino. Se devi picchiare qualcuno,
picchia me.
Sul suo volto pallido comparve un sorriso desolato e
speranzoso.
- Fanculo, - disse Kramer. Si lasci cadere sulla sedia
e sospir.
Cavanaugh abbass le braccia, poi torn lentamente al
suo posto.
Kramer si accasci, la testa una decina di chili di nero
broncio. Sentivo il respiro fischiare nella gola di Berliner.
Paul si guard le mani cominciando automaticamente a rollare
uno spinello, uno abbastanza grosso da intasare tutte
le sinapsi. Canterbury rimase in piedi, guardandosi intorno
nel tentativo di trovare qualche cosa da dire. Piantato
li, sembrava solo al mondo, come se fosse stato abbandonato
da tutti, lontano e isolato come un palo. Kramer non
aveva nemmeno voluto picchiarlo. A quel punto, ispirato
da pura disperazione, disse: - Terry, tu stavi parlando.
Cos' successo a quella l, come si chiama? Stavi per raccontarcelo,
no?
- Io? - chiese Terry.
- Deborah Zeller, - dissi.
- Si, - disse Paul. - Perch non ci parli di Deborah Zeller?
Quella che ti assaggiava dal piatto.
Svogliatamente, a frasi rapide e disordinate, in qualche
modo Terry cominci la sua storia. Non ci metteva
il cuore, ma l'intenzione di redimere il club era evidente.
Ci guard, misurando dall'espressione dei nostri volti
l'interesse per Deborah Zeller. Il respiro di Berliner era
talmente affannoso che mi domandai se riuscisse a sentire
Terry. Kramer era ancora accasciato; con il mento
sulla mano studiava le venature del tavolo. Non gliene
importava niente di Deborah Zeller. La sua serata era
rovinata. Era ferocemente incazzato. A me invece interessava.
Offrii a Terry un'aria attenta. Deborah Zeller
non era un semplice nome, per me. La conoscevo. Non
tanto da salutarla se l'avessi incontrata per strada, ma se
a una festa una donna avesse detto: Ciao, sono Deborah
Zeller, avrei avuto una reazione eccessiva, mettendo
probabilmente in imbarazzo entrambi, come si fa quando
ci si trova di fronte a un personaggio famoso, immensamente
importante agli occhi degli altri. Ecco a voi Deborah
Zeller, talmente famosa che in teoria ne sentivo
il sapore attraverso le parole di Terry. Provai a fargli capire
tutto ci, come anticipavo le sue parole acquisendo
il suo senso di quella donna soltanto a discapito del mio,
che in effetti non era altro che un'aspettativa romantica.
Un'aspettativa che cedeva lentamente, arrendendosi alla
voce di Terry, alla sua intenzione. Lui non parlava a me.
Nemmeno al club, ormai. Parlava come parlava lui, con
un ritmo autorevole in ogni frase. La grossa testa rotonda
- calva, salvo per i ciuffetti rossicci dietro le orecchie -
sembrava sagomata dall'interno da un potere invincibile.
Ossa notevoli e occhi nocciola, naso a randello, labbra
piene e flessuose che parlavano di Deborah Zeller. Con
sicurezza. Il respiro di Berliner si fece meno rumoroso e
poi smisi di sentirlo. Anche Berliner, nella sua furia, stava
ascoltando. Ne fui rassicurato.
Paul diede gli ultimi tocchi allo spinello con le dita magre
e svelte, un segno della sua presenza, della sua volont
di ascolto.
Canterbury, ancora rigido, sedeva come un uomo con
il vento in faccia.
Cavanaugh si riemp il bicchiere. C'era anche lui.
Kramer era sempre pi accasciato.
Terry parlava.
 
Otto.

- ... all'universit, per anni all'universit, come se facesse
parte del corpo accademico, solo che prima  stata
in una facolt e poi in un'altra. Frequentavo i docenti,
- diceva, - non i corsi. Avete presente il tipo? Studentessa
geniale. Piccolo particolare: comincia una tesi di antropologia,
poi legge un po' di filosofia e si chiede perch
non passare a legge; nel frattempo si iscrive a un corso di
economia aziendale. Nervosa; fumatrice. Non inspira, ma
fuma, fuma. E fra l'altro parla a macchinetta. Se ti schiarisci
la gola o distogli gli occhi dai suoi, si interrompe e
dice: Be'? Aveva una buona preparazione in una mezza
dozzina di campi e poi - senza un addio - molla tutto per
accettare un lavoro in una compagnia di assicurazioni e si
d alla speculazione immobiliare. A casa aveva dei telefoni
collegati a un computer, cos poteva operare sul mercato
azionario. Il lavoro a tempo pieno di suo padre. Lei lo
faceva per hobby. Nessun rispetto per nessuna carriera.
Come avrebbe potuto averne? Encomi, voti alti, borse di
studio... all'improvviso stava facendo un mucchio di soldi.
Suo padre era l'unico a biasimare quella scelta. Lei lo
chiam per dirgli che sulla carta valeva un milione di dollari.
Lui comment: Sono lieto di sapere che a trent'anni
non hai un marito. Dammi retta, per una volta. Torna a
New York. Stai in mezzo alle persone. Le fece un effetto
deprimente. Ne ho ventotto, non trenta. Io non le davo
mai consigli sulla vita. E se li avesse seguiti? Ne sarei stato
responsabile, no? In pi ammiravo la sua intelligenza e la
sua energia. La approvavo, la invidiavo... perlomeno all'inizio.
Era una donna estremamente indaffarata che trovava
il tempo per prendere lezioni di ballo e frequentare un
gruppo di studi marxisti. Si chiamava Bay Area Women
on the Left. Lo aveva creato lei, il gruppo. Si incontravano
a casa sua una volta al mese. Assegnava le letture, faceva
un discorso introduttivo e moderava la discussione.
Un altro gruppo organizzato da lei, l'Anacreontic League
of Women, andava in aereo da una citt all'altra per mangiare
nei buoni ristoranti. Qualunque cosa le piacesse trovava
un seguito. Aragosta, pasta, Karl Marx. Se le veniva
voglia di attraversare a nuoto la baia di San Francisco, ottantacinque
donne si tuffavano dietro di lei, mentre il padre
la redarguiva a gran voce dalla riva. Io l'avrei seguita
con una barca a remi, privo di opinioni ma pieno di ammirazione.
Coinvolgeva un sacco di gente. Aveva un'agenda
grossa come un dizionario. Il suo telefono non smetteva
mai di suonare. La sua segreteria rispondeva cos: Salve,
hai chiamato Debbie Zeller. Mi piacerebbe molto parlare
con te, ma in questo momento non mi  possibile... Aveva
sempre da fare. Tutto il suo corpo - dita, bocca, capelli,
piedi - aveva da fare. Non si annoiava mai.
L'avevo conosciuta grazie a Nicki. Una volta concluso
il divorzio, Nicki aveva preso l'abitudine di telefonarmi
ogni sera, in genere per parlarmi del suo fidanzato, Harrison.
Perch le donne mi trattano cos? Perch sono calvo,
immagino. Do l'impressione di essere una persona facile.
Comunque una sera mi chiam per raccontarmi una cosa
che le era capitata al tennis club. Era seduta sulla panca
in attesa della sua compagna quando una donna le aveva
chiesto se voleva fare un po' di riscaldamento, tirare quattro
palle. Nicki aveva detto di s. Dopo pochissimo l'altra
aveva cominciato a tirare negli angoli. Correvo come una
disperata, mi disse Nicki. Aveva cominciato a rispondere,
ed era stato subito chiaro che l'avrebbe stracciata. La
donna aveva smesso di giocare e si era avvicinata alla rete.
Ciao, sono Debbie. La sua esuberanza ti travolgeva.
Continuava a toccarmi, - mi raccont Nicki. - Come se
morisse dalla voglia di diventare mia amica o che ne so.
Nicki ha un carattere riservato,  un po' timida. Non si
sa difendere da questo genere di approccio. Debbie l'aveva
invitata al suo gruppo di studio e Nicki aveva risposto
che ci sarebbe andata senz'altro. Non le interessava minimamente,
e quella donna non la convinceva del tutto,
ma aveva detto di s. Quindi mi chiese se potevo accompagnarla.
Harrison non voleva saperne, e lei non voleva
andarci da sola. Per non poteva non farsi vedere. Poteva
portare un'amica o anche un amico. Dissi di s, che sarei
andato. Scoprii che ero l'unico maschio presente. Nel salotto
di Debbie, al nostro arrivo, c'era una quindicina di
donne. Dopo ne arrivarono altre. Speravo che prima o poi
entrasse un uomo, invece niente. Quando fummo tutti seduti,
Deborah present Nicki dicendo che era una tennista
eccezionale. Nicki dovette alzarsi per presentare me. Era
arrossita e tremava. Io, se non altro, avevo delle opinioni
politiche e avevo gi frequentato parecchi incontri come
quello. Poi Deborah apr ufficialmente l'incontro con una
presentazione sull'idea marxista del denaro. Cit opere
giovanili e tarde, e disse che Marx non era un metafisico,
n un economista o un visionario, bens un uomo d'affari
di ottimo livello. Continuava a guardare Nicki e a sorriderle
come se volesse far colpo su di lei, ma era su di me
che lo aveva fatto. Ero sconvolto. Quando concluse la sua
premessa, applaudii. Nicki si sent meglio soltanto quando
la discussione fin e ce ne andammo. Disse che Deborah
era sicuramente molto brillante, ma troppo aggressiva
per i suoi gusti, e che si vestiva in maniera atroce. Hai
visto com'era corta la gonna? Fuori moda da anni. Be',
Deborah ha due gambe da ballerina. Scolpite. Ogni muscolo
una dinamo indipendente. In seguito scoprii che non
le considerava sexy, ma solo piacevoli da guardare. Per
quando camminava per strada i perditempo fischiavano e
facevano dei risucchi osceni. Lei ribolliva di rabbia. Non
portare le minigonne, le dissi io. Si arrabbi ancora di
pi. Le donne sono pi belle degli uomini. Anche le une
per le altre. Si guardano volentieri. Eravamo al secondo
o terzo appuntamento. Il primo era stato dopo il gruppo
di studio. Mi aveva telefonato la mattina dopo. Ero molto
sorpreso. Anche intimorito. Disse che stava partendo per
un viaggio. Mi avrebbe fatto piacere bere qualcosa con lei
prima della partenza? Sapete cosa risposi? A pensarci mi
vien il mal di pancia. Dissi: S, grazie. Non c'era motivo
di avere paura. E poi Deborah era una ragazza minuta.
Quando si sedeva su un divano, ci cadeva dentro. Dovevo
vederle anche le mutandine, oltre alle gambe. Si lasciava
cadere sul divano e cominciava a parlare con le ginocchia
divaricate, gli occhi fissi nei tuoi, come se tra le gambe
non avesse niente. Sapeva fare soldi e tenere conferenze
su Marx, e a me toccava guardarle le mutandine. Anche la
sua faccia meritava di essere guardata. Occhi piccoli e vicini.
Sembrava che non si perdessero mai quel che volevi
dire, e che forse capissero pi di quello che intendevi. Diceva:
Passare la maggior parte della propria vita pensando
ai soldi  intellettualmente degradante. Sei d'accordo
con questo concetto? Quando eravamo noi due soli, non
faceva la saccente. Mi chiedeva cosa pensavo di questo o
quell'argomento, poi voleva che motivassi le mie ragioni,
dopo di che ripeteva la mia affermazione e la sviluppava.
Non aveva per niente un tono fasullo. Mi metteva in contatto
con lati profondi di me stesso. Come dicevo, aveva gli
occhi piccoli e vicini. Il naso leggermente aquilino, la bocca
grande con le labbra carnose dalla linea decisa, e denti da
coniglio. Un viso straordinario. Fondamentalmente africano,
per con la pelle bianca, bianchissima. Qualcuno lo
definirebbe troppo drammatico, troppo intenso. Non potrei
dargli torto, comunque un viso capace di trasmetterti
delle emozioni. Con i capelli scuri e ispidi, e il collo lungo
ed elegante. Polsi sottili e dita affusolate. Molto sensibili.
A volte, mentre la guardavo, provavo un brivido di piacere.
Ridevo. La abbracciavo. Ti piaccio? mi chiedeva.
Non da smorfiosa. Per curiosit, autentica curiosit. Diceva
che anche altri uomini avevano la stessa reazione. Di
solito i biondi, diceva. Capiva e non capiva. Parlare di
lei mi turba, eppure continuo. Sapete perch? Per via di
Harold. Ogni volta che mi torna in mente un altro dettaglio
penso che Harold non mi creda. Mi sembra di parlare
con una macchina della verit. Volevo raccontare soltanto
un episodio successo con Deborah e guardate cosa ho
combinato. Sto producendo una saga. Per colpa tua, Harold.
Gi piuttosto rigido, Canterbury si irrigid ulteriormente.
Mi chiesi se da bambino fosse stato picchiato. - Finisci
la storia, per piacere.
- La storia? Non l'ho neanche cominciata.
- Non pu essere stato tremendo come pensi.
-  stato tremendo. Mi turba. Mi turba profondamente
parlare di lei. Sapete che cosa mi piacerebbe fare? Telefonarle.
Ho un suo paio di orecchini. Una notte li ha
dimenticati da me. Avrei dovuto spedirglieli tanto tempo
fa. Ci penso tutti i giorni e non li spedisco mai. Che cosa
vuol dire, secondo voi?
- Un bel niente. Spiegaci perch ti turba, - lo incalz
Canterbury. Sembrava ansioso di tornare invisibile. - E
perch non l'hai sposata?
- Non sarebbe durato. Non so perch sono turbato.
Forse  finita troppo bruscamente, prima che fossi pronto.
Forse sono soltanto nervoso. L'idea mi rende nervoso.
Dalla facilit con cui falliscono i rapporti di coppia sembrerebbe
che ci si metta insieme per lasciarsi e avere qualcosa
di cui parlare. Cosa c' da dire, se il rapporto funziona? A
chi vuoi che interessi? Quanto al matrimonio,  una natura
morta. Come questa tavola di piatti e bicchieri. Non si
muove niente. Incontri un vecchio amico, vi stringete la
mano, tu dici: Cosa fai di bello? E lui: Mi sono sposato
il mese scorso. Senti un tuffo al cuore. Poveretto. Non
solo non fa niente di bello, ma tra pochissimo tempo sar
infelice. Magnifico, dici. Gi non vedi l'ora di liberartene.
Non che ti stia antipatico, ma  tremendo starsene l
a mentire... o meglio, a non riuscire a dirgli veramente come
ti vanno le cose. Che in quel momento hai sei amanti,
stai progettando un viaggio a Roma e ti sei comprato una
Porsche nuova. Lui ti vuole invitare a cena. Ti piacerebbe
molto andare a cena da lui e conoscere sua moglie, ma non
sai quando sarai libero. Lo chiamerai, gli dici. Lui ti implora
di non dimenticartene. Prometti, ma non lo chiamerai.
Mai. Preferiresti chiamare l'obitorio. Sentite, voglio essere
onesto fino in fondo. Le coppie non le sopporto. Spero che
nessuna delle vostre mogli mi inviti a cena. Quindi, perch
sono turbato? Io e Deborah non ci saremmo mai sposati.
Nessuno dei due lo voleva veramente. Lei era troppo piena
di cose da fare. Io avevo divorziato da poco. Quando
mi svegliai da solo, davvero da solo per la prima volta dopo
dieci anni, ero su una brandina nella stanzetta per i medici
del pronto soccorso, e mi sentivo felice. Capite? Guardavo
i muri bianchi ed ero felice. Muri bianchi, un televisore,
un armadietto, un lettino. Pi che sufficiente. Tenevo
i vestiti in una valigia ed era li che mi piaceva tenerli. Poi
mi sono comprato una casa. Dieci stanze, tutte per me.
Perch sono turbato, dunque? Durante la storia con Deborah
continuavo a vedere la mia ex moglie. A Deborah
parlavo di Nicki. A Nicki parlavo di Deborah. Se con una
delle due nasceva qualche complicazione, telefonavo all'altra
e ne discutevamo. Forse Deborah mi manca. Nel qual
caso, che cosa mi manca di preciso? La faccia? Le gambe?
Anche altre cose. Cantava bene. Vado matto per le donne
che cantano. Dovreste vedere la mia collezione di dischi.
Sono quasi esclusivamente cantanti donne di quasi tutti i
Paesi e le razze. Ricordo che una sera, mentre tornavamo a
casa dopo essere stati al cinema, noi due soli in macchina,
lei cominci a cantare un blues. Brother, can you spare a
dime... Un blues che parlava di soldi, ovviamente, per
io non ascoltavo le parole. Guidavo piano, sperando che
non smettesse. Avevo la pelle d'oca. Penso che lei non si
rendesse nemmeno conto che stava cantando. Si amano di
pi le qualit che gli altri non sanno di avere. Magari nessuno
le aveva mai fatto un complimento per la sua voce.
Mi aveva raccontato che quand'era piccola si erano accorti
del suo talento musicale, ma il padre l'aveva dissuasa dal
prendere lezioni di pianoforte. Se puoi suonare a orecchio,
- aveva detto, - studia matematica, lingue. Perch buttare
via i soldi per imparare qualcosa che sai gi fare? Non
aveva mai lodato la sua voce. Da questo punto di vista lei
era inconsapevole. Apriva la bocca per cantare e ne fluiva
fuori bellezza. Non se ne accorgeva nemmeno. Il suo cervellone
non c'entrava niente. Lasciava che accadesse, come
un incantesimo. Come se in lei ci fossero due persone.
Una aspettava in silenzio che l'altra si mettesse tranquilla,
e poi cantava. Una notte sognai la sua voce, per nel sogno
non provavo nessun piacere. Adesso me lo ricordo. Tutto
si collega. Deborah era sdraiata a terra, supina. Io ero
inginocchiato vicino alla sua testa e chiedevo: Deborah,
dimmi chi devo contattare. Svelta, svelta. Era apatica,
esangue. Un atteggiamento strano, trattandosi di lei, ma
nei sogni vediamo la verit delle persone. Stava morendo.
La imploravo di parlare. La supplicavo: Dimmi chi
devo chiamare. E lei: Ginger, Mary, Tanya, Hortense,
Helen, Nettie, Sally, Rosa, Franny..., e io: Aspetta.
Prendevo un pezzetto di carta dal portafogli e cominciavo
a scrivere i nomi. Lei diceva: Billie, Millie, Tillie...
Centinaia di nomi. Mi mettevo a scriverli sulla mia pelle.
Dir una cosa. A letto gridava. Guardami, guardami.
Non  che mi dispiacesse, per mi scioccava ogni volta.
Aveva una passione per la pubblicit. No, non volevo dire
questo. Volevo dire che desiderava moltiplicare le cose.
Se le davi un dollaro, lo faceva diventare mille dollari.
Se provava piacere, guardandola ne raddoppiavo il valore.
Quel che non poteva essere moltiplicato non contava
niente. Non penso di essere molto diverso da lei. Ho avuto
una moglie, poi una moglie e un'amante, poi una ex moglie,
una ex amante, e Deborah. Per non era proprio la
stessa cosa. Deborah aveva specchi in tutta la casa. Non
specchi da pervertiti, tipo sopra il letto, ma specchi piccoli
e grandi, rotondi, negli angoli o in mezzo a una parete,
in modo che uno potesse sempre cogliere un'immagine di
s. Aveva appese anche sue foto. Non era vanit, la sua.
 che aveva bisogno di una prova cruciale. Quanto al piccolo
episodio, quel piccolissimo episodio di cui vi volevo
raccontare... Me ne vergogno ancora. Sar breve. Harold
mi ha fatto venire un sacco di dubbi. Pi parlo e pi mi
sento insicuro. Deborah esagerava in tutto. Parlando di lei,
io faccio lo stesso. Si fissava su tutto e niente si fissava su
di lei, capite cosa voglio dire?
Una sera eravamo a cena con alcuni medici a San Francisco.
Una decina di persone, comprese mogli e fidanzate.
Ero entrato in un circolo di medici buongustai. Di solito
non frequento i colleghi fuori dal lavoro. Parlano solo dei
loro appartamenti in Texas e alle Hawaii. Un sacco di propriet
immobiliari sono finanziate dal cancro. Chiedetelo
a Berliner. Forse mi ero unito al circolo per fare colpo su
Deborah, per dimostrarle che anche i medici capiscono la
buona cucina. Quella sera ho ordinato un dolce a base di
fragole ricoperte di cioccolato flamb. Buono quasi come
questa torta. Non lo mangiavo soltanto: lo facevo diventare
un ricordo. Deborah se n' accorta. Mi guardava con
aria di approvazione, come a dire quanto le facesse piacere
vedermi felice. E poi cosa ha fatto? Ha preso la forchetta,
l'ha conficcata nel mio dolce - senza chiedermi il permesso
- e se n' presa un pezzo. C'erano molte cose che
ammiravo in quella donna. Ma nessuno pu mettersi fra
il mio piatto e la mia bocca. Ne ha staccato un pezzo, l'ha
infilato nella sua. In fondo alla gola. Quasi nei polmoni.
La guardavo incredulo.
Terry ci mostr un'espressione incredula e la trattenne
affinch potessimo apprezzarla. Sopracciglia aggrottate,
bocca aperta.
- Lei mi guardava, gustandosi il dolce, passandoselo da
una guancia all'altra, e mi sorrideva come se ce la stessimo
godendo insieme, quella squisitezza. L'ho odiata. Tremendo,
no? E quello che provavo. Tutte le sue qualit, tutto
di lei, si  ridotto a quell'istante. Ecco Deborah Zeller.
Le sue borse di studio, i suoi milioni, i suoi gruppi, i suoi
specchi, e un pezzo del mio dolce in bocca. Be', vaffanculo,
ho pensato.
- E cos'hai fatto? - chiese Paul. Era palesemente attento:
la suspense gli deformava i tratti, lo faceva soffrire.
Uno che sapeva apprezzare in maniera straordinaria.
- Immaginatevi la scena, - disse Terry. - Gli occhi vicini
e i capelli scuri e crespi, come un milione di api. Da
l in mezzo spunta la sua faccia e vi salta addosso. Quella
faccia, con quegli occhi, mi era saltata addosso e si stava
mangiando il mio dolce.
- Ho capito. Cos'hai fatto?
- Le ho tirato un calcio sotto il tavolo.
- Cavoli.
- Lei ha strillato. Ha cercato di spostarsi, ma la sua sedia
era bloccata dal tappeto.
- Accidenti.
- Gliene ho tirato un altro. Lei mi ha pugnalato un piede
con la forchetta, sempre sotto il tavolo. Avevo un paio
di scarpe italiane, di cuoio leggero. Avrebbe potuto infilzarmi
il piede, con quella forchetta. Mi sono alzato e me
ne sono andato a casa. Non l'ho pi vista.
Terry si umett la punta dell'indice e la us per raccogliere
le briciole di torta rimaste sul bordo del piatto, poi
le bruc dal dito mormorando: - Mi vergogno. Mi sento
in colpa -. Con il labbro superiore sudato, borbottando,
brucando, metteva alle strette la sua coscienza.
Kramer si tir su, ridacchiando. - Che stronza. Che
stronza.
- La conosci? - chiese Terry.
- No. Perch dovrei?
Terry scroll le spalle e prese la forchetta. - Magari era
una tua cliente.
- S, - grid Berliner. - Magari le hai offerto un caff.
- Magari ti faccio un culo cos, - strill Kramer alzandosi
dalla sedia con le braccia protese e lanciandosi fra piatti e
bicchieri per afferrare la camicia di Berliner. Caddero entrambi
trascinando gi il tavolo. Vassoi, bottiglie e ciotole
si schiantarono sul pavimento. Il mio piatto mi colp all'inguine.
Saltai su e il piatto fin in frantumi come gli altri.
Kramer e Berliner lottavano avvinghiati, grugnivano,
si contorcevano, rotolavano uno sull'altro. Una brutta scena.
Ridevano, ma era una brutta scena lo stesso. Avevano
provato il desiderio di uccidersi. Ora si abbracciavano sul
pavimento. Meglio di un omicidio, certamente, per c'era
stato quel balzo sul tavolo e i corpi che cadevano trascinandosi
dietro cibo e bicchieri. Per un attimo avevo provato
paura e desiderio di violenza, due sentimenti difficili
da ignorare, ma siccome non avevano un oggetto rimasi li
come un cretino, a bocca aperta. Poi mi accorsi di Terry
che parlava da solo brandendo la forchetta. - Ho capito
che cos' che mi turba, - disse. Il piatto della torta gli era
stato strappato via con il resto. Immaginai che fosse turbato
per questo. L'uomo  ci che mangia, pensai oziosamente,
e in un certo senso il cibo e il vino sul pavimento
sembravano avere un perch, spiegare l'affetto omicida di
Kramer e Berliner, e l'espressione stupefatta di Terry. - Che
cosa? - chiesi, come se fossi pi interessato alla mente di
Terry che allo spettacolo di Kramer e Berliner spalmati
nel caos di piatti, bottiglie, bicchieri, coltelli, forchette,
testa di salmone, ossi di pollo, vino. Uno spettacolo tutto
sommato disgustoso, e allo stesso tempo con un'allegria di
luci e colori, specialmente ora che i due ridevano e si abbracciavano.
Cavanaugh li guardava dall'alto con sdegno.
Aveva visto scontri migliori, apparentemente. Paul si sforzava
di sorridere, ma siccome per lui la violenza era qualcosa
di sgradevole, il suo era un sorriso spento. Canterbury mi
guard negli occhi perch ero l'unico in piedi. Cercava di
capire che cosa doveva pensare della situazione, ma non
sapendo cosa dirgli guardai il pavimento, dove vidi il mio
piatto rotto in tre pezzi, una mezza luna e due triangoli
frastagliati. Mi domandai se li si potesse incollare di nuovo
insieme. Come Kramer e Berliner. I quali non rotolavano
pi per terra, se ne stavano appoggiati uno all'altro,
ansanti e sudati. Mi chiesi anche se non fosse arrivato il
momento di tornarmene a casa. Poi Terry disse: - Le telefono,
- e allora capii che cosa lo aveva turbato. Parlandone
aveva cominciato a sentire la mancanza di Deborah. Suggerii:
- Dille che le vuoi restituire gli orecchini.
- Buona idea. Una scusa mi serve -. Sembrava davvero
grato.
- Se risponde la segreteria cosa dici?
- Non trover la segreteria. Lei aspetta la mia telefonata.
Lo sento, che aspetta. Sono felice di averne parlato. Se
no, non avrei capito me stesso. Dovrei chiamarla subito.
- Sono le 3 di notte, - disse Paul. - Concedile un'altra
mezz'ora. Magari le piace dormire.
- Non dorme mai. Kramer, dov' il telefono?
- Non farlo, - disse Kramer, mettendosi appositamente
seduto per quella richiesta. - Non telefonarle adesso.
- Perch no?
- Lo troverei deprimente. Chiamala domani. Sei con
noi, adesso.
Anche Berliner si mise seduto. - Pure io ho fatto un sogno,
Terry. Lascia che te lo racconti. Non fare nessuna telefonata
in questo momento. Come dice Kramer, sei con noi.
Terry riflett, poi emise un sospiro di generale rinuncia.
- D'accordo, la chiamer domani.
Era tutta scena, quella piccola crisi nella solidariet
virile. Sembravano provare piacere nell'implorare Terry.
Deborah non stava aspettando la sua telefonata. Terry
aveva detto che era una donna che non si annoiava mai.
Per prenderlo in giro, dissi: - Terry, perch non fai quello che ti senti? Vai a telefonarle. Dille cosa provi, quanto
ti manca la sua faccia intensa che ti salta addosso. La sua
voce, le sue gambe. Dille tutto.
- Ma cosa penser?
- Che sei un coglione, - disse Berliner.
- Chi se ne frega, - dissi io. - Fallo.
- Ma voglio farlo?
- Certamente. L'hai detto tu. Vai a telefonarle. Dille
che la ami.
- Prima bevo un altro bicchiere di vino.
- Non lo farai mai, vero?
- Credo che tu ne abbia pi voglia di me.
Mi sembr azzeccato.
-  tardi, - mormorai, strofinandomi il mento e sentendo
la barba ispida. Mi ero rasato al mattino. La faccia 
un orologio. Anche le facce degli altri segnavano il tempo
- carne allentata e negligente, occhi febbrili - eppure nessuno
sembrava pronto a cedere. - Voglio dire che quando
parli di Deborah  come se la detestassi. La vedi talmente
nei dettagli.
- Allora perch dovrei chiamarla? Per dirle che la detesto?
- No. Ovvio che no. Non sarebbe giusto metterla cos.
- E come la dovrei mettere?
- Dovresti dirle che la ami.
- Se si rimane svegli abbastanza a lungo, si finisce per
dire praticamente qualsiasi cosa, persino la verit. Deborah
ha smesso di aspettare la mia telefonata. Sono passati
dieci anni dall'ultima volta che l'ho vista.
- Dieci anni?
- Ve l'ho detto che l'ho conosciuta subito dopo il divorzio.
- E pensi ancora a lei.
- La mia storia vi ha fatto una cattiva impressione. Be',
probabilmente non  saggio guardare qualcuno troppo da
vicino. Chi pu sopravvivere a un'osservazione al microscopio?
Comunque lei era unica. Una dea.
- Ne sei convinto?
- No. La stanchezza mi rende sentimentale. E un fenomeno
muscolare. Per ho pensato spesso di chiamarla.
Voglio scusarmi. Riaggiustare le cose.
- Allora chiamala.
- Pensi che dovrei?
- Penso che non si possa chiudere una relazione con un
calcio sotto il tavolo.
- Su questo hai ragione.


Nove.

Cavanaugh spalanc la porta a vento della cucina con
una pedata esclamando: - Cristo santo, - e dopo un istante
torn in sala da pranzo aprendo di nuovo la porta con un
calcio. - Che coglioni, - disse, con in mano una bottiglia di
vino e due bicchieri da acqua. Ne diede uno a Terry. Riteneva
che non fosse ancora giunto il momento di tornare a
casa. Io ero sempre li in piedi a chiedermi se volevo telefonare
a Deborah Zeller. Mi sembrava quasi una possibilit
reale, ma cosa avrei potuto dirle? Kramer e Berliner erano
seduti uno accanto all'altro sul pavimento, appoggiati alla
parete. Berliner guard Terry e disse: - Ho sognato la giornalaia.
Quella da cui compro il giornale tutte le mattine.
- Ah si? - chiese Terry.
- S. La giornalaia  una stupida cicciona. Porta dei vestiti
a fiori, come se ci nuotasse dentro e non puzzasse. Se
ne sta seduta su uno sgabello alto con in mano una vecchia
scatola di sigari piena di monetine. E talmente grassa che
lo sgabello neanche si vede, si vedono solo la pancia e le
gambe, tanto  cicciona. Le caviglie le coprono le scarpe.
- L'hai osservata bene.
Berliner consider la cosa. - Non ci avevo mai pensato,
- disse. - In effetti  strano, sapete? Nel mio ufficio
c' una ragazza molto bella, eppure non sarei in grado di
dire di che colore ha gli occhi. Quelli della giornalaia sono
verdini, acquosi. Sembrano appiccicosi. Respira col fischio.
Sul mento ha dei peli lunghi cos. Non riesce a mettere
insieme pi di tre o quattro parole alla volta. Muove
soltanto gli occhi e le dita che danno il resto. Siccome non
ci vede bene, palpa le monete. Poi nei cinque e nei dieci
centesimi ci senti il suo calore. Quando prendi il resto 
come se la toccassi. L'ho sognata.
- Un incubo, - disse Terry.
- Una mattina - tempo prima di sognarla - sono andato
a prendere il giornale e mi sono fermato a leggere la prima
pagina. Il giornale lo avrei comprato, per intanto guardavo
la prima pagina. Lei mi fa: Ehi, tu. Mica  una biblioteca,
questa. Gli altri clienti mi hanno guardato come se stessi
cercando di fregarla. Mi sono talmente incazzato che le
ho detto: Compro il giornale da lei tutte le mattine. Si 
persa un buon cliente. E me ne sono andato.
Sorridendo fra s, Berliner riprese il racconto. - Per la
mattina dopo ero di nuovo l. Era pi complicato comprarloaltrove, il giornale, e non volevo permetterle di crearmi
un problema. Quindi sono tornato e sono rimasto a leggere
la prima pagina per un minuto. Anzi, non a leggerla, a
guardarla e basta, aspettando che lei dicesse qualcosa. 
rimasta zitta. Allora ho comprato il giornale. Non so chi
dei due abbia vinto, comunque nel sogno lei era seduta sul
suo sgabello e io, in ginocchio, le infilavo le mani sotto il
vestito. In ginocchio, vi rendete conto? Che mi allungavo
verso il suo calore. Lei mi lasciava fare. Come se non
se ne fosse accorta. Il sogno pi eccitante della mia vita.
Mentre Berliner parlava, i suoi occhi sembrarono gonfiarsi
e pulsare, diventare umidi, come se fosse sull'orlo
delle lacrime.v Kramer gli mise un braccio intorno alle spalle
e disse: -  strano, s. Strano.
- Te lo dico io cos' strano, - ribatt Berliner. -  strano
che quello stronzo di Terry liquidi Deborah. Che quellostronzo di Cavanaugh si ecciti vedendo sua moglie che
grida avvolta in una coperta. E tu, tu sei il pi strano di
tutti. Strofini il tavolo con l'olio.
- E con questo, Solly? Cosa te ne frega a te? Godo strofinando
il mio tavolo, e allora?
- Sono geloso.
Berliner scherzava, ma era anche infastidito, forse persino
afflitto. C'era qualcosa in lui che faticava a palesarsi.
Faticava anche a non palesarsi. Paul, tra Terry e Canterbury,
che avevano il tavolo rovesciato davanti, disse: - Ehi, visto
che si parla di tavoli, vi racconto di mia suocera -. Sembrava
che la sua faccia avesse fretta e spingesse le parole.
- Quando mangia ci si chiede se sia un essere umano. La
guardo e mi passa l'appetito. Ieri sera a cena praticamente
ha aspirato la minestra dalla scodella. Il rumore che faceva
era ributtante. Io la fissavo e se ne  accorta. Ha smesso di
mangiare. Paul, - ha detto, - lasciami in pace.
- Come mai ti  venuto in mente adesso? - chiese Terry.
- Per la tua storia di Deborah. Secondo me le piacevi.
- Ha ficcato la sua forchetta nel mio dolce.
- Era un messaggio. Non voleva dire niente davanti
agli altri medici. Era un'allusione.
- Ma mi hai visto bene mentre mangio?
- No. Senti, Terry, tu che di corpi te ne intendi, dimmi
una cosa. E possibile che mia suocera abbia delle terminazioni
nervose in sovrappi nella bocca?
- Non sono un neurologo. Che cosa le hai detto?
- Mi sono scusato. Vive con noi. Quando trangugia il
cibo in quel modo  felice. Non voglio inibirla, insomma.
- Sapete che cosa mi d fastidio? - chiese Berliner. - Non
 importante, ma lo voglio dire lo stesso. La moglie di
Quentin non mi ha telefonato. Non ha scritto un biglietto.
Niente. Io non le sto simpatico, ma che cavolo. Alzare
la cornetta non  cos difficile. Quentin era mio amico. Se
fosse stata sua moglie a schiattare, lui mi avrebbe chiamato.
Gli uomini rispettano le regole, capite? Eravamo amici.
L'ho perso e lei neanche me lo dice.
- Mi dispiace, vecchio mio, - disse Kramer, stringendogli
una spalla e poi allontanando il braccio con cui lo
cingeva. - So cosa provi.
- Ho un collega che si chiama Shulman, - dissi io, - che
ha sempre in bocca questa frase. Mi interrompe mentre
parlo per dirmi quello che sento.  sempre li a fare s s
con la testa, come se vedesse gi arrivare quello che provo.
Vuole accogliere i miei sentimenti, dargli un nome.
Ridacchiando, Kramer disse: - Ti capisco.
- Non dico che Shulman sia come te.  solo che dice:
So cosa provi. Un giorno mi si avvicina davanti al mio
ufficio e fa: Hai un attimo? Permetti una domanda?
Certo, dico io. E lui: Mi hanno riferito una cosa che
hai detto su di me. Ero stupito. Shulman  una nullit.
Non c' granch da dire sul suo conto. Basta fare il suo nome
per ammazzare qualsiasi conversazione. Una volta ero
passato da lui a restituirgli un libro che mi aveva prestato.
Vive solo, dalle parti della freeway, tre stanze con davanti
un praticello secco e un pruno malato. Aveva appena
messo in tavola la cena. C'era un'umidit densa, come se
fossi entrato in bagno mentre era sotto la doccia. Sul tavolo
fumava un piatto di fegato e patate lesse. Mi veniva
da vomitare. Vicino al piatto c'era un bicchiere di latte.
Anche quello mi dava la nausea. Che dire di Shulman? 
uno di quegli uomini magri che sembrano avere gli organi
pesanti; gli intestini gli sono stati spediti da Marte, dove
l'accelerazione gravitazionale  maggiore. Che cosa avrei
detto su di te?, gli chiedo. E lui: Il cosa non  importante.
Ma mi ha ferito. Shulman, - dico io, - dimmi cosa
hai sentito. Non avrei neanche dovuto parlarne, dice
lui, e se ne va. L'ho raccontato a mia moglie. Invitalo a
pranzo, - ha detto lei. - Chiarisciti con lui. E io: Pensi
davvero che voglia pranzare con quel fesso? Vedi? - ha
detto lei. - L'hai definito un fesso. Non gli do torto se si
sente offeso. Dopo di che Shulman ha smesso di salutarmi,
quando ci incrociavamo in corridoio. Sapete come ci
si sente quando un fesso insignificante decide di ignorarci?
Ho cominciato a sbirciare fuori prima di uscire dal mio
ufficio, per accertarmi che non stesse passando lui. Prima
non gli avevo mai dedicato nemmeno un pensiero e adesso
mi preoccupava l'idea di incontrarlo in bagno, di dovergli
stare vicino mentre pisciavo. Entravo e uscivo dal mio ufficio
come un ladro. Poi un giorno, mentre camminavo su
un vialetto del campus, l'ho visto davanti a me. Ho pensato
di lasciarmi distanziare, di scomparire. Camminava
con le spalle curve e l'aria stanca. Era pi basso di come
me lo ricordavo. Se ne tornava lentamente a casa a mangiare
il fegato. Quando  passato accanto a un boschetto
di eucalipti, ho notato che gli alberi sembravano particolarmente
alti e sani, come se dell'esistenza di Shulman non
gliene importasse niente. Dovevo fare qualcosa. Mettere
fine a quella situazione. Lo chiamo. Con entusiasmo. Lui
si ferma, si gira. Ero a pochi passi, ma lui strizza gli occhi,
prende gli occhiali e incespica in un punto dove non ci sono
crepe n depressioni nell'asfalto. Gli occhiali gli cadono e
si rompono. Mi avvicino balbettando: Mi, mi... Lui mi
guarda e dice: So cosa provi.
Kramer ridacchi di nuovo e disse: - Proprio una storia
divertente Poi si alz dal pavimento aggiungendo: - Mi
 venuta un'idea. Vi piacer un sacco. Sono un genio.
And verso il salotto, attravers il tappeto arancione
e raggiunse un tavolino basso di legno laccato a forma di
zucca. Si chin sul tavolino e apr un cassetto. - Eccola.
Quando torn verso di noi, teneva in mano una lunga
scatola piatta che apr camminando. Sorrideva radioso,
come per mostrarci quale fosse l'unica reazione possibile
davanti a quella scatola. Dentro c'erano dei coltelli, una
dozzina di coltelli sottili, uno accanto all'altro. Una fascia
elastica li teneva fissati al fondo rivestito di tessuto nero
felpato. Manici azzurri. Lame argentee. Anche i coltelli
sembravano sorridere.
- Li ho vinti a una partita di poker contro dei marine
a Okinawa. Coltelli da lancio fatti a mano. Perfettamente
bilanciati. Sentite come sono. Di, diamoci da fare.
-  notte, - obiettai.
- E con ci?
- Fuori  buio.
- Chi se ne fotte del buio. Li lanceremo qui. Sulla porta
della cucina. Alzati, Harold.
Canterbury balz su dalla sedia. Era pronto. Forse non
a lanciare coltelli, ma sicuramente a ubbidire. Anche Berliner
era gi in piedi, e si arrotolava le maniche. Lui era dispostissimo
a fare qualche tiro. Poi si alzarono Paul e Terry.
Cavanaugh, l'ultimo a muoversi, si tir su con un grugnito.
Paul approfitt di quell'istante per recuperare la marijuana.
Era volata via quando si era rovesciato il tavolo, atterrando
contro la parete dove sedeva Berliner. Paul aveva
continuato a guardarla mentre parlavamo, prima Berliner
e poi io, ma l'aveva lasciata l. Adesso lo osservai raccogliere
la bustina di plastica trasparente, sporca e gocciolante
di vino rosso. La scroll, la pul con un tovagliolo. Il vino
era entrato anche dentro, trasformando l'erba in coaguli.
Paul pos la bustina sulla sua sedia insieme alla giacca. Per
lui era importante, quell'ottima erba, per non aveva cercato
di riprendersela fino a quando non avevamo smesso
di parlare. N ora si lament di com'era ridotta. Ci aveva
raccontato di essersi scusato con la suocera. Si era fatto
tardi e io, che ero un po' brillo, stavo diventando sdolcinato.
Per quanto possa valere, mi venne da pensare che Paul
era l'uomo pi buono presente in quella stanza. Kramer,
distribuendo i coltelli, disse: - Comincia tu, Cavanaugh.
Cavanaugh rimase immobile con il coltello in mano,
guardando oltre il tavolo rovesciato e il caos di lische di
pesce, resti di torte e vetri rotti. La porta della cucina, il
suo bersaglio, aveva un lungo pannello rettangolare di abete
nel mezzo e il bordo di sequoia rossa. Il legno d'abete
era coperto di macchie scure.
- Fai sul serio, Kramer?
- Forza, lancia.
Il coltello colp la porta con un boato e rimbalz verso
destra aprendo uno squarcio quasi al centro. Come un occhio.
Strappato. Lacrimante schegge.
- Adesso tocca a Paul, - disse Kramer.
Paul si port il coltello all'altezza dell'orecchio, lo tenne
cos per alcuni secondi fissando un punto preciso, poi
lanci. La punta si conficc nel muro a sinistra della porta.
Lui sussult e corse a riprendere il coltello, sollevando
intonaco e lasciando un taglio nella tappezzeria rossa.
Ne lisci i bordi cercando di farli combaciare. - Scusami,
Kramer. Forse non ho una buona mira.
- Canterbury, - disse Kramer. - Tocca a te.
- Non l'ho mai fatto.
- Tu lancia e basta.
Canterbury alz lentamente il coltello con le pallide dita
in punta di lama. Senza mirare, lanci. Il coltello rote
disegnando nell'aria una ruota azzurro-argentea, colp la
porta al centro e li rimase, vibrando tutto. Il pannello di
abete non era pieno, per non sentimmo alcun rimbombo.
Un lancio perfetto.
Canterbury si infil le mani nelle tasche dei pantaloni
e disse in tono di scusa: - E la mia prima volta.
- Sei un lanciatore di coltelli nato, - disse Kramer. - Proprio
bravo.
Il coltello di Terry vol come un tubo di piombo, schiantandosi
contro la porta e lasciando lungo il bordo un canale
lungo quanto la lama.
Il mio si piant nel pannello, vibr e cadde a terra.
Berliner lanci con pi violenza di tutti. La lama si conficc
storta. - Potrei uccidere, - disse. - Dammene un altro.
Anche il secondo lancio di Canterbury fu perfetto. Lo
acclamammo. Lui sorrise in un modo che avrebbe potuto
esprimere contentezza, con quasi tutti i denti. Kramer non
lanci nessun coltello. Raccoglieva i nostri dopo ogni tiro
e ce li restituiva, spronandoci a lanciare di nuovo. Dopo
un po' non ebbe pi bisogno di incitarci. Si era creato un
ritmo, anche se lanciavamo senza aspettare il nostro turno,
due di noi alla volta, poi due o tre tiri ognuno. L'aria
vibrava di acciaio. La porta era tutta tagli e squarci. Si
sentivano molti grugniti, ansiti, e altre acclamazioni per
Canterbury. Pur non impegnandosi, sembrava incapace di
sbagliare. Aveva la faccia paonazza e animata quando disse:
- Ho sbagliato mestiere.
In sala da pranzo i coltelli si inseguivano, schiantandosi
contro la porta, di rado conficcandosi nel legno. Rimbalzavano
cadendo con fragore sul pavimento, oppure colpivano
il fianco della credenza. Uno dei forti lanci di Terry rimbalz
sul soffitto, scalfendolo. Berliner scagli un coltello
dritto nel muro. Sembrava che la porta della cucina fosse
stata sbranata da zanne mostruose. Restava ben poco che
potesse fare da solido bersaglio. In alcuni punti il legno di
abete non c'era pi e al di l si vedeva la cucina. Canterbury,
esaltato dai propri successi, cominci a farfugliare.
- Di solito, - disse, - intorno a quest'ora sono in giardino,
in vestaglia e pantofole, a picchiare il mio cane con
una rivista. Ulula appena sente le sirene. E quando lui ulula,
ululano anche tutti i cani del vicinato. Se non fosse che
me l'hanno regalato, lo darei via. Me l'ha mandato un petroliere
dall'Alaska. Un incrocio fra un alaskan malamute
e un lupo. Una bestia imponente, per le sirene ci sono
quasi ogni notte. E lui ulula con un'autenticit agghiacciante.
Mi aspetto che prima o poi qualcuno mi faccia causa.
- Non  agghiacciante, - disse Cavanaugh abbassando
il coltello. Ormai non c'erano che schegge e buchi a
cui mirare. Terry e Berliner si stavano sedendo. - Tempo
fa, d'estate giocavo con una squadra che si chiamava Red
Wolves. Semiprofessionisti. Quando vincevamo, ci mettevamo
a ululare negli spogliatoi, tutti i giocatori e anche
l'allenatore. Era bello -. Pieg la testa all'indietro, gonfi
i muscoli del collo per incanalare l'aria nelle labbra a imbuto,
curv le spalle e ulul: - Ouuuu-uuu-uuu, ouuuuu-
uuu-uuu...
- Forte, - disse Canterbury. Un sorriso smagliante divise
in due la sua faccia lugubre. Pieg la testa all'indietro,
allungando il sottile tubo del collo, e ulul come se l'ululato
di Cavanaugh gliene avesse provocato il desiderio, legandosi
alla nota finale dell'altro e rimandandola pi acuta,
sempre pi acuta e sempre pi in alto verso il sublime. Con
entusiasmo da pazzoide, Berliner si uni a Canterbury. I tre
stavano ululando insieme. Terry contribu con un muggito
e a quel punto Paul si mise a guaire istericamente. Adesso
erano in cinque, e sovrapponevano armonicamente le voci,
stratificando l'aria di ululati.
C'era un'ammaccatura sul soffitto e la tappezzeria strappata
accanto alla porta sanguinava un gas polveroso. La credenza
aveva un fianco pieno di ferite a zig-zag. La porta
della cucina ormai era fatta solo di schegge e il pavimento
di legno era coperto di righe sottili dove erano scivolate
le lame.
Quando anch'io ululai percepii le vibrazioni dentro la
testa, su su intorno ai seni nasali. Ma non riuscivo a sentirmi
bene. In compenso sentivo Kramer. Lo sentivano
tutti. Dalla sua oscurit emanavano note magnifiche. Dai
suoi occhi scendevano lacrime meravigliose.
Nella stanza rossa, cuore della sua casa, l'ululato echeggiava
liquido, lungo e denso. L'amato tavolo di legno giaceva
su un fianco come la carcassa di un animale, con le zampe
rigide, eviscerato, riversando terracotta, argento, vino,
carne, ossi e vetri rotti. A sentirci sembravamo smarriti,
ma secondo me ci eravamo ritrovati. Non lo dico in senso
psicologico. Niente psico-logica dell'anima, solo la mente,
e in quel che stavamo facendo la mente non era presente. I
tesori del tavolo giacevano scintillanti ai nostri piedi e noi
ululavamo, migliorando con il passare dei minuti, entrando
pi in profondit nel suono, e io mi sentivo sempre pi
lontano da me stesso e pi vicino agli altri, fino a quando,
negli ululati che si alzavano ininterrotti, sembrammo una
cosa sola, che ci elevava pur mentre sprofondavamo verso
una dissoluzione originaria, aderendovi con quella musica
di animalit condivisa, come un coro in chiesa, che cantava
della vita e della morte.
 
Dieci.

Kramer smise di ululare e disse: - Domani pulisco tutto,
- il che mi spinse a voltarmi, seguendo il suo sguardo
e la sua voce, verso il salotto. In piedi sul tappeto arancione,
accanto al bauletto aperto, circondata dalle fotografie
di Kramer, le centinaia di altre donne, c'era una donna.
Smettemmo tutti di ululare. Lei ci guard a uno a uno,
guard le macerie, le striature disegnate dai coltelli nei laghi
di vino, cercando un senso fra tutti quegli indizi, e poi
disse: - Adesso, - come se fosse stato lui a dirlo.
- Adesso, - ripet Kramer.
Berliner ricominci a ululare. Nessuno lo segu. Si interruppe
e disse sorridendo: - Ciao, Nancy.
- Ciao, Solly.
- Diamo noi una mano a pulire, - disse Paul. - Non c'
problema, Nancy. Forza, ragazzi.
Nessuno si mosse.
Nancy aveva il nasino all'insu. Bocca morbida con il
labbro superiore arcuato. Semplice come il personaggio di
un fumetto. Graziosa in maniera convenzionale. La voce
invece apparteneva a una faccia diversa, pi vecchia, complicata
dall'esperienza, non altrettanto graziosa. Mi chiesi
se Kramer l'avesse fotografata.
Indossava una camicetta verde-azzurra di un tessuto
morbido e liscio, aperta al secondo bottone, portata fuori
dai jeans. Niente reggiseno. Libera, indifferente; sexy,
per con autocontrollo. Il tessuto scivoloso fremeva a ogni
respiro. Come se fosse liquido. Nient'altro indicava la sua
sofferenza.
Aveva i capelli biondo scuro, con la riga in mezzo e
spazzolati all'indietro verso le orecchie. La fronte alta; gli
occhi molto distanziati fra loro, ovali, castani e palesemente
ricettivi. Quegli occhi sfidavano Kramer con una fissit
paziente. Non era uno sguardo giudicante; stava solo aspettando
che lui parlasse. Kramer disse: - Ehi, ti sei tagliata
i capelli, vero? Ti stanno bene. Benissimo.
- Trovo anch'io, - disse Paul.
- Grazie.
- Il look orizzontale, - disse Kramer. -  in. Molto in.
Una mia cliente se li  tagliati con il look verticale. Quellostesso giorno ha visto che la modella sulla copertina di
una rivista aveva i capelli tagliati in maniera opposta ai
suoi. Lei sceglie il verticale e il mondo sceglie l'orizzontale.
Questo l'ha turbata profondamente. L'ha fatta sentire
stupida. Lei verticale mentre tutti sono sull'orizzontale.
Ha perso l'udito per una settimana.
- Ti pare corretto parlare di lei in questo modo?
- Gi. Dove te li sei tagliati? A San Francisco?
- Me li ha tagliati un'amica.
- Ottimo lavoro. Come si dice... scalati, giusto? Un look
tipo colpo di vento. Come sulla spiaggia. Una spiaggia ventosa.
La tua amica  veramente brava. La mia cliente ha pagato
ottanta dollari per farsi tagliare i capelli, poi  venuta
a parlarne con me. Altri cinquanta. Fa' conto, centotrenta
dollari per un taglio di capelli, e in pi  diventata sorda.
Sentiva lo squillo del telefono ma non le voci. Era sorda
alle voci. Mi ha detto che tutti le parlavano gridando: marito,
figli, persino i commessi del supermercato. Non ho
potuto non ridere. Non davanti a lei, naturalmente. Era
troppo fuori di testa. Sono andato in bagno, ho chiuso la
porta e ho riso a crepapelle.
Immaginavo volesse essere una storia buffa, tuttavia non
risi. Nessuno rise. Kramer, a un tratto oratore impetuoso,
era sordo a se stesso. Nancy si mosse prima che lui avesse
finito di parlare, camminando in mezzo al caos sul pavimento
della sala da pranzo. Indossava un paio di sandali.
Bei piedini. Immaginai che anche caviglie e gambe fossero
belle, e cominciai a cercare qualche imperfezione. Le
donne si guardano cos tra di loro? Mi sembr indecente,
considerate le circostanze, eppure non potevo impedirmelo.
Se fosse stata perfetta, mi sarei sentito peggio. Davanti
alla credenza lei guard i solchi sul fianco e li sfior con
la punta delle dita.
- Oh, quei segni li faccio sparire, - disse Kramer con
grande sicurezza, quasi vantandosi. Lei non lo ascoltava.
Lui tacque e la guard. Nancy spinse quel che restava della
porta e and in cucina. Sentimmo la chiusura del frigorifero
scattare con un sussulto. Dopo pochi secondi lo
sportello venne richiuso. - Dovevate avere fame, - disse.
Nella voce proveniente dalla cucina non c'era niente di
speciale, dietro a quella constatazione.
- Gi, - rispose Kramer mimando il suo tono, - morivamo
di fame. Domani rimpiazzo tutto. Lo ordino al ristorante:
pollo, salmone, ogni cosa. A che ora arriva il tuo
gruppo?
Parlava rivolto alla porta, con le mani sui fianchi. Sembrava
pronto. Il peso ben distribuito sulle gambe, la testa
alta e lo sguardo fisso. Pronto ad ascoltare, rispondere,
agire. La porta si apr. Nancy rientr in sala da pranzo.
- Mi sento invasa.
- Giusto, - disse Kramer, come se lei avesse risposto
precisamente alla sua domanda. - Ti ascolto e voglio riflettere
su quel che dici. Invasa. Che emozioni ti suscita
sentirti invasa?
Berliner ridacchi. - Perch non accendi il registratore?
Kramer lo guard come se l'idea meritasse di essere
presa in considerazione.
- S, registra, - disse Nancy. - Magari lo vorrai risentire,
in seguito, mentre ci pensi su.
Kramer annu. - Vuoi dire che potrebbe dirmi qualcosa
sul nostro rapporto, per esempio? - Era pronto anche
a questo. Molto conciliante. Pronto a imparare. Mi venne
da pensare che per Kramer la vita era costantemente aperta
a nuove interpretazioni. Nel bel mezzo della sua sala
da pranzo distrutta, non era legato a nessuna particolare
interpretazione di niente.
-  a me che tutto questo dice qualcosa sul nostro rapporto,
- disse Nancy.
- Certo, cara.  di questo che abbiamo parlato tutta la
sera. Rapporti.
- Ciao, Nancy, - disse Cavanaugh.
- Ciao, Cavanaugh.
Eravamo ancora dove ci aveva trovati quando era entrata,
con Kramer pi vicino, sull'orlo del caos, il tavolo rovesciato
che pi o meno li separava, leggermente alla destra di lei.
- Andiamo a sederci in salotto, - disse Kramer. - Accendo
il registratore e tu ci racconti che cosa provi.
Lei annu come aveva fatto lui. - Il registratore delle
sensazioni.
Kramer sorrise. Nancy no.
- Posso dire quel che sento anche senza il registratore,
ma ho la sensazione - anche solo dicendolo - che tu possa
soffrire di un complesso di castrazione. Percepisco vibrazioni
negative. Hai forse la sensazione che io ti stia rovinando
la festa?
- Non saprei. Comunque non sei tu la responsabile di
ci che sento. Ne abbiamo gi parlato, giusto? Cio che
io ero libero di sentire quello che sento, e tu di sentire...
-  vero,  vero. Capisco. Comprendo i sentimenti che
nutri verso la tua libert e il fatto di essere una persona
creativa.
- E io comprendo il fatto che tu, diciamo, voglia esprimere
te stessa.
- Per non ritieni che lo debba fare proprio ora. Pensi
che mi potrei esprimere dopo.
- Dopo sarebbe meglio, - rispose Kramer in tono generoso,
accettando l'idea come se fosse lui a offrirle qualcosa.
- Cio, capisco perch sarebbe meglio. Va benone -.
Parlando, Nancy continuava ad annuire come lui, usando
lo stesso tono generoso e conciliante. - Certo, si pu fare
dopo. Possiamo metterci seduti, dopo, e parlare.
Si guardavano l'un l'altra, facendo piccoli cenni con la
testa come uccelli, una danza rituale di riconoscimento fra
individui della stessa specie. Noi guardavamo loro. La loro
sintonia ci faceva sembrare disorganizzati e irrilevanti:
uomini marginali, scarabocchi casuali. Persino il gigantesco
Cavanaugh sembrava banale, al loro confronto. Eppure
mi chiedevo se, in una stanza affollata, avrei indovinato
che Kramer era sposato con questa donna. Probabilmente
no. Secondo me dovrebbero esserci delle affinit fisiche.
Non l'obesit familiare della solitudine coniugale, o
l'asfissiante prima persona plurale, bens qualcosa dell'essenza
originaria delle persone, la loro teleologia razziale,
una somiglianza nei capelli, negli occhi, nella forma delle
labbra e dei piedi. Evidentemente mi aspetto nelle coppie
le somiglianze che ci sono fra bovini o gorilla. Mai le
discrepanze imprevedibili che esistono fra un esemplare
umano maschile e uno femminile. Non avrei mai capito
che quei due erano marito e moglie. Lui aveva una chioma
nera dallo stile lussureggiante, e le sue braccia, con i
tatuaggi blu e rossi, sembravano emergere dall'anima. Lei
era una presenza semplice, immediata. Senza alcun istinto
per il travestimento, era graziosa in modo ordinario nei
colori e nella struttura; non aveva niente da nascondere
n da esibire. Lui era scuro, lei luminosa. L'espressione di
Kramer era sensuale, una miscela di pericolosit e amore
di s, in cui spiccava il difetto all'occhio, il modo in cui di
tanto in tanto batteva le palpebre per mettere a fuoco. L'espressione
di Nancy invece era neutra, coerente, del tipo
che a volte si nota nelle belle donne: una compostezza di
lineamenti che si avvicina al torpore, come se temessero
l'effetto che hanno sugli altri. Quei due sembravano chimicamente
antitetici. Non giusti. Tutti sbagliati. Ma l'amore
 cieco, irragionevole - figuriamoci se plausibile - e
i matrimoni vengono combinati in cielo. Adesso Kramer
era ragionevole in maniera folle. - Si, possiamo sederci,
bere una tazza di caff, parlare. Domani mattina, diciamo.
-  gi mattina.
Era una brusca contraddizione, o precisazione. Kramer
la assimil in fretta. - Bene, - disse, piegando la testa, facendo
schioccare le dita e poi rimettendo le mani sui fianchi.
Pronto, di nuovo. Ero dalla sua parte, bench non fosse
facile fare il tifo per lui; c'era qualcosa di spregevole nella
sua volont di adeguarsi. E poi lei era pi carina; forse pi
intelligente, per questo non potevo saperlo, perch considerate
le circostanze, vantava un certo vantaggio morale.
Le mie simpatie erano influenzate anche dal modo in cui
la sua camicetta continuava a palpitare, cosicch compassione
e sadismo si masturbavano a vicenda, rendendomi
come lei e, anche senza altre prove a disposizione, spingendomi
a domandarmi se Kramer la meritasse, una donna
simile. Nancy disse: - Stai dicendo che potremmo aspettare
lo spuntar del sole.  questo, diciamo, che intendi?
Sentii la lieve sottolineatura del diciamo e solo in
quel momento mi resi conto che stava imitando Kramer.
L'imitazione, oltre a essere una forma di ammirazione,
pu anche esprimere odio. Non era stato detto niente di
sostanzialmente privato, eppure anche udire quelle battute
personali ci offriva uno sguardo privilegiato, per quanto
imbarazzato, sulla loro intimit. Ci sono coppie che adorano
litigare in pubblico: questi due avevano stile, eleganza;
erano quasi giapponesi, nella cortese distanza che tenevano.
- S, - rispose Kramer, - intendo questo. Potremmo
aspettare fino allo spuntar del sole. Ma non mi voglio comportare
da fascista prepotente. Intendo che posso capirlo,
se ne vuoi parlare adesso posso capirlo.
- Per tu preferiresti parlarne allo spuntar del sole. Per
me va bene. Mi piace parlare quando spunta il sole.  pi
creativo.
Kramer ci pens su un secondo, poi disse: - Gi, - e
annu. Lei lo imit; annuivano entrambi come a una verit
che andava oltre loro stessi, una verit sommamente
universale e creativa. Poi Nancy si volt, entr in cucina,
scomparve, riapparve, mentre la porta a pezzi si muoveva
al suo passaggio in direzione di Kramer, che, in piedi con
le mani sui fianchi, continuava ad annuire guardandola avvicinarsi
a passo svelto con le braccia alzate sopra la testa.
Non sempre si riesce a vedere in un istante quello che
si sta vedendo. E fu con cecit che la vedemmo arrivare,
le mani strette intorno alla cosa, e abbatterla sulla testa di
Kramer, dove c' l'attaccatura dei capelli. Una padella
di ferro nero che risuon come un gong. Segu il riverbero.
Nessun danno grave alla pettinatura di Kramer, da cui
per spuntarono sottili vermi rossi che scesero lentamente
verso le sopracciglia.
Guardai Cavanaugh, come per verificare quello che
avevo visto, e lo colsi a met strada fra la sorpresa e la negazione:
Oh e No. La faccia di Berliner, alla sua sinistra,
non esprimeva niente. Rallentato dalla marijuana,
aspettava il significato del gesto.
Kramer rimase in piedi come un manichino, vitreo, con
le mani sui fianchi, la fronte luccicante di sangue. Vacill
appena e assorb il colpo, permettendo all'energia di percorrere
la spina dorsale fino al sedere, alle gambe e ai talloni,
mentre dai suoi capelli usciva sangue, rosso genio che
stillava dal cervello. Non pareva sentire dolore, n rendersi
conto che stava sanguinando. Non si port una mano alla
testa. Si limit a battere le palpebre per rimettere a fuoco.
Marito e moglie rimasero faccia a faccia, potentemente
accoppiati, mentre noi spostavamo il peso del corpo da un
piede all'altro, increduli e inetti. Poi Kramer parl:
- Sento che provi rabbia.
- Cinque o sei punti, - borbott Terry. - Probabilmente non 
niente di grave, ma se in seguito dovesse esserci
vomito...
- Gli elementi per il divorzio ci sono, - disse Canterbury,
- sempre che il coniuge ferito sopravviva -. Aveva
un tono sinistramente compiaciuto e sorrideva. Un sorriso
enorme, sconsiderato. Isterico, si sarebbe detto, inebriato
dagli avvenimenti. Magari spaventato e al tempo stesso
compiaciuto dalla paura. Un sorriso gotico.
- Voglio esprimermi, diciamo, come ho fatto adesso, -
disse Nancy.
- Sento che provi rabbia, - ripet Kramer. - Che emozioni
ti suscita questa rabbia?
Ovviamente stava cercando di evocare in lei motivi pi
profondi. Con un urlo, Nancy alz la padella che teneva vicina
all'addome disegnando lo stesso arco della prima volta.
Kramer oscill sui talloni per schivare il colpo, arretr verso
il salotto incespicando, perse l'equilibrio e cadde di sedere
sul bordo del tappeto arancione. Lei lo insegu. Paul si mise
fuori portata con un balzo. Cavanaugh cerc di placcarla e
Berliner si volt per non vedere. La mano di Cavanaugh la
afferr per una spalla premendo la camicetta contro l'osso.
Nancy si ferm, gir la testa verso la mano. Guard la mano,
non l'uomo, come se esaminasse un insetto fastidioso.
La mano si ritrasse. Lei prosegu verso Kramer, si chin su
di lui e disse: - Io non voglio parlare con te.
- Okay, - disse Kramer, fissandole le ginocchia senza
mostrare o fare o concedere nulla, per adeguandosi. Lei
si raddrizz, gli pass accanto dirigendosi verso le scale e,
con passi ritmati, sal al piano superiore. Una porta sbatt. Si
apr. La voce di Nancy disse: - Stanotte. Pulisci stanotte -.
Poi ci fu uno schianto sul soffitto, proprio sopra
le nostre teste. Mi venne in mente che si era portata dietro
la padella. La stava sbattendo contro il pavimento, e il
rumore era diverso se colpiva un tappeto, il nudo assito,
un muro; quindi arriv un frastuono di vetri in frantumi.
Poi pi niente. Sentimmo singhiozzare.
Ancora seduto sul tappeto a guardare nel vuoto, Kramer
disse: - Non so cosa stia succedendo. Mai una protesta,
mai un lamento, mai un muso, mai nemmeno un malanno,
e adesso d di matto. Che cosa diavolo succede? Gente,
credevo che avessimo un accordo -. Scroll forte la testa,
come si scrollerebbe una bottiglia per controllare se contiene
ancora del liquido. Del sangue schizz sul tappeto.
Berliner, guardando le gocce, disse: - Ce ne rendiamo
conto.
- Avanti, puliamo, - disse Paul a bassa voce.
- No, - grid Kramer alzandosi con decisione. - Non
tocca a voi. Siete miei ospiti.
Nessuno accenn alla sua faccia. Riusciva difficile non
fissarla, non pensare a com'era strano che lui non se ne
accorgesse.
- Ma vogliamo dare una mano, - disse Canterbury. - Terry,
prendi il tavolo da quella parte. C' una scopa?
- In cucina, - rispose tetro Kramer, ormai in piedi, di
colpo senza un obiettivo, sparita ogni decisione. Cavanaugh
si avvi verso la cucina. Canterbury e Terry raddrizzarono
il tavolo. Io e Berliner, accovacciati sul limitare del disastro,
raccoglievamo gli oggetti rimasti intatti - insalatiera,
coltelli, forchette - posandoli sul tavolo. Paul venne ad aiutarci.
Kramer gironzolava, guardandoci lavorare, senza fare
nulla. Gli avevamo sottratto l'iniziativa muovendoci con
eccessiva rapidit ed efficienza, mentre lui, preoccupato,
tendeva l'orecchio ai rumori di Nancy. Si sent lo scarico
dello sciacquone del bagno, azionato ripetutamente. Kramer
disse: - Lo fa quando  arrabbiata, ma non sempre.
- Sai che esiste uno scarico silenzioso? - disse subito
Canterbury, ansioso di risultare pertinente, di dare un consiglio
utile. - Scarichi di gabinetto che non fanno rumore.
Un sussurro, al massimo. Ti do il nome del mio idraulico.
-  un'idea che non mi piace, - disse Berliner.
Canterbury lo guard. - Perch?
- Non mi pare giusto. Se non c' il rumore dello scarico,
potrei dimenticare di usarlo. Lascerei gli stronzi a galleggiare
nel water.
Da sopra continuava ad arrivare il rumore dello sciacquone:
annientamenti violenti.
- Parliamone, - dissi io.
Canterbury e Berliner si scambiarono un sorriso. Kramer,
anche lui con un mezzo sorriso, cerc di unirsi spiritualmente
a loro. Cavanaugh spazzava a colpi regolari,
spingendo in un mucchietto scintillante vetri, avanzi appiccicosi
e vino. Paul era accovacciato vicino a lui con una
paletta. Il rumore dello scarico cess. Accolsi il silenzio con
gratitudine. Kramer alz gli occhi al soffitto come se osservasse
le nuvole che preannunciavano il tempo. Berliner stava
per dire qualcosa. Kramer lo ferm: - Un attimo -. Berliner
tacque. Il silenzio venne rotto da uno schianto che sembr
un lungo tuono. La casa rabbrivid. Dal soffitto plan della
polvere. - Il com vittoriano, - sussurr Kramer. - Madre
santa. Non so come abbia fatto. Dev'essere veramente
incazzata, veramente -. Ci guard. - Voi che ne pensate?
La sua faccia, avvinta da quell'interrogativo, era cos
grottescamente sensazionale che nessuno riusciva a parlargli
guardandola. Un reticolo di strisce rosse dai capelli
alle mascelle, alcune secche e altre fresche, e in mezzo gli
occhi neri che pulsavano come se cercassero di uscire dalla
testa. Kramer disse: - Basta. Basta. Al resto penser io.
Voi andate a casa. Sono veramente felice che siate venuti.
 stata una serata molto importante. Voglio rifarlo. Con
Nancy mi organizzo. E questo, diciamo, il nostro problema.
Lo capisco adesso. Ci dobbiamo organizzare meglio.
Adesso andatevene tutti. Vi giuro che quel com pesa mezza
tonnellata. E di marmo e quercia. L'ha rovesciato, capite?
E arrivato il momento di tornare a casa, diciamo. Non
direbbe mai niente di cos spiacevole, ma la conosco. Capisco
quello che sta cercando di comunicare, diciamo. Se
restate qui, potreste mandare a puttane il mio matrimonio.
Non pensare che la sua faccia fosse lo specchio del suo
matrimonio era difficile. Soppressi la metafora. Non era
il momento per le reazioni estetiche. Cavanaugh appoggi
la scopa al muro.
Kramer mi tese la mano. Io mi feci avanti e gliela strinsi
con affetto. Terry fece lo stesso con aria assai dubbiosa
e accigliata. Anche Canterbury gli strinse la mano, dicendo:
- Ti telefono per darti il nome del mio idraulico -.
Kramer annu: - S, s Paul e Berliner lo abbracciarono.
Cavanaugh, mettendogli un braccio sulle spalle, gli disse:
- Chiamami se hai bisogno di qualcosa. In qualsiasi momento,
vecchio mio.
- Vedi di medicare quel taglio, - disse Terry. Indic
con un gesto vago l'attaccatura dei capelli di Kramer. Stava
ancora sanguinando.
Kramer ci sollecitava con gli occhi: addio. - Magnifico
club, - disse, guardandoci a turno mentre andavamo verso
la porta. Rimase in piedi a scrutarci attraverso il reticolo
di sangue, spronandoci, ansioso che ce ne andassimo. Poi
ci salut con la mano.
La porta si chiuse. Eravamo fuori.
Ci radunammo sotto un lampione formando un cerchio
con i nostri corpi, una specie di stanza. La strada era fiancheggiata
da pini. Sentivo profumo di glicini e rose. Dalla
casa di Kramer non arrivavano rumori di nessun tipo. Paul
tir fuori dalla giacca la sua bustina d'erba raggrumata dal
vino. Lentamente separ le parti asciutte. Rimanemmo a
osservarlo mentre rollava un grosso spinello irregolare, gonfio
nella parte centrale, e, per compensare, attorcigliato e
stretto in fondo. Canterbury disse:
- Nancy  carina, vero?
- Uhm, - fece Paul. Accese lo spinello con un lungo tiro,
poi lo pass a Berliner. Canterbury ci riprov: - Non
possiamo lasciarlo l in quello stato, non vi pare?
Berliner fece un tiro e toss. - E casa sua.
Mi pass lo spinello. Feci un breve tiro e quindi lo passai
a Cavanaugh. Un breve tiro anche lui, e poi lo spinello
arriv a Terry, che lo osserv un momento, fece per passarlo,
ma poi se lo avvicin alle labbra. Inspir un po' di
fumo, espir in fretta, e lo diede a Canterbury, che fece
sfavillare la punta, trattenne il fumo nei polmoni come un
fumatore abituale e si sforz di sorridere. I risvolti dei suoi
pantaloni color crema garrivano. Aveva un'aria asettica,
allegra e contenta, spaventata: era un uomo che non aveva
un solo modo di essere.
Paul, rientrato in possesso dello spinello, se lo port
alle labbra con aria scaltra, ma quando parl lo fece in tono
perfettamente innocente. - Sapete cosa penso? Penso
che sia stato fantastico. Una specie di esperienza di vita.
- Per Kramer senz'altro, - disse Cavanaugh.
- Per tutti. Sono contento di esserne stato testimone.
Proprio contento.
Era estremamente sincero. Nessuno prov a commentare
la sua osservazione.
Terry disse: - Domani lavoro.
- Anch'io, - dissi.
A quel punto Berliner cominci a canticchiare piano. Lo
guardai e vidi che aveva chiuso gli occhi. Dal canto sommesso
emersero delle parole: Perch  un bravo ragazzo...
So che mi sarei messo a ridere, ma Cavanaugh mi blocc
unendosi al canto in una tonalit lenta e sommessa: Perch
 un bravo ragazzo. Quei due insieme erano irresistibili,
cos ci mettemmo anche noi a cantare nella pineta buia e
fiorita davanti alla casa di Kramer. L'ultima strofa, cantata
per la quarta o quinta volta, Nessuno lo pu negar, ci
sembr, forse per via degli alberi, delle auto parcheggiate,
delle siepi e delle case, grandiosamente vera. Quegli ottusi
ministri della via non negarono niente e non arrivarono
negazioni nemmeno dalla casa di Kramer, bench me le
aspettassi: un urlo, uno strillo o qualcosa di peggio. Smettemmo
di cantare. Un'improvvisa lunga caduta nel silenzio.
La terra premeva contro i miei piedi.
Cavanaugh guard la casa di Kramer per verificare l'effetto
delle nostre voci, ma era subentrata la quiete, era subentrata
l'aria fresca e buia. - Devo andare, - mormor
senza muoversi, e poi a voce pi alta: - Per non ho sonno.
Ragazzi, non ho nemmeno voglia di dormire. Vado a
farmi un giro.
- Non ho sonno neanch'io, - disse Terry.
In tono incerto, quasi timido, Berliner disse: - Neanch'io.
Possiamo andare a fare colazione a San Francisco, conosco
un posto.
Canterbury disse: - La colazione ve la offro io -. Cercava
di contenersi, di non dare a vedere quanto desiderasse
pagarci la colazione, ma nella sua voce vibravano entusiasmo
e speranza, il che rovinava un po' l'idea.
- Be', non saprei, - dissi io.
Paul, preparandosi ad agire, fece l'ultimo tiro e poi disse:
- Andiamoci con il pickup di Cavanaugh, - come se la
decisione di partire fosse gi stata presa.
Nessuno si mosse. Berliner ci guard per vedere se c'erano
obiezioni. Nessuno disse no. - Domani lavoro, - gemette
Terry. Ma nemmeno quello era un no. In effetti era
una specie di s. Berliner diede di gomito a Cavanaugh e
si avviarono insieme come se avessero la stessa meta, un
uomo grande e grosso e uno con i capelli bianchi che camminavano
fianco a fianco lungo la strada. Io indugiai, ma
solo fino a quando Paul mi prese per un braccio trascinandomi
con s. Non opposi resistenza. Terry e Canterbury
ci seguirono, entrambi a passo veloce.
Il pianale del pickup era duro sotto il sedere. E freddo.
Il veicolo sobbalzava fragorosamente. Terry e Paul, rannicchiati
accanto al retro dell'abitacolo, parlavano e ridevano.
Sentii Terry che sovrastando il fracasso del pickup
gridava: - Le ho detto Ti amo, - al che Paul rise e mi
guard. Bench mi fossi perso la storia, risi anch'io e poi,
quando il pickup acceler lungo il viale che portava alla
freeway, non riuscii pi a sentire nemmeno una parola di
quello che dicevano. Comunque ridevo lo stesso e il vento
mi strappava la faccia: stordente, assordante. La prima luce
lambiva la riva e pi in l, lungo i banchi fangosi della
baia, un lucore cotonoso si addensava contro la resistenza
nera del cielo all'alba. Cavanaugh correva a novanta miglia
o pi, attraversando Emeryville. Sentivo la sua gioia nella
velocit. Come il nuovo giorno che, malgrado la resistenza,
nasceva. - Dove stiamo andando? - urlai. Non perch
volessi una risposta; solo per il piacere di gridare. Il vento
si divor la mia domanda. La testa calva di Terry si chin
verso di me. Pallido bulbo di ceramica: doveva essersi
congelato nel vento. Mi strizz l'occhio. All'improvviso la
faccia di Canterbury apparve alla finestrella dell'abitacolo
e dal movimento esagerato delle sue labbra capii che stava
cantando, muovendo la testa a tempo. Nell'avvicinarsi al
casello del Bay Bridge, Cavanaugh dovette rallentare. Ora
sentivo anche le parole. Paul e Terry si unirono al canto
e io feci altrettanto. Ci allontanammo dal casello lanciandoci
verso gli alti piloni di acciaio e le lunghe spirali di cavi,
cantando tutti insieme di Kramer, il bravo ragazzo che
avevamo lasciato nella sua sala da pranzo, mentre ci guardava
socchiudendo gli occhi e ci salutava con la mano. Un
bravo ragazzo. Nessuno doveva negarlo.
...
.
...
FINE.